domenica, Novembre 28

Addio Ceta? L’Italia non ci sta: parola di Centinaio Centinaio: l'Italia non ratificherà il Ceta. L’intervista ad Elena Mazzoni di Stop TTIP-Italia

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«Non ratificheremo il trattato di libero scambio con il Canada perché protegge solo una piccola parte dei nostri prodotti DOP e IGP». Parole di Gian Marco Centinaio, nuovo ministro dell’Agricoltura. L’Italia pare non ratificherà il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), l’accordo commerciale che vede, da un lato, l’Unione Europea e, dall’altro, il Canada. Il trattato imputato è entrato in vigore lo scorso 21 Settembre, pur in via provvisoria, ovvero, in attesa dell’approvazione di tutti i parlamenti nazionali coinvolti. 

Rinfreschiamoci la memoria. Il Comprehensive Economic and Trade Agreement, dopo lunghe negoziazioni, è stato firmato a Bruxelles il 30 ottobre del 2016 ed approvato dal Parlamento europeo il 15 Febbraio del 2017 con ben 408 voti favorevoli su 695, proponendosi di eliminare il 98% delle tariffe doganali tra UE e Canada. «Il CETA è innovativo. Non si limita ad eliminare i dazi doganali, ma tiene pienamente conto delle persone e dell’ambiente. Così facendo crea un nuovo modello di riferimento globale per i futuri accordi commerciali», si legge nella dichiarazione originale della Commissione europea. 

La stessa, dal suo canto, non ha mai mancato di sottolineare che obiettivi del trattato sarebbero la facilitazione degli investimenti e la creazione di un contesto imprenditoriale più prevedibile. «Stimolando gli scambi, il CETA creerà posti di lavoro e favorirà la crescita e nuove opportunità per la vostra impresa. Il Canada è un grande mercato per le esportazioni europee e un paese ricco di risorse naturali di cui l’Europa ha bisogno.

Si tratta di un accordo misto, come anche l’accordo dell’Organizzazione mondiale per il commercio -il WTO-, ovvero, un testo che necessita, per sua natura, della ratifica di tutti gli stati membri e di tutte le istituzioni europee. Basterebbe, quindi, il no di uno degli stati per dire addio al trattato definitivamente? 

Non è così semplice. Il 17 gennaio di quest’anno, infatti, il commissario europeo Pierre Moscovici ha affermato, che, anche se un parlamento dovesse votare contro la ratifica, il CETA resterebbe in vigore nella sua forma attuale.

Sta di fatto che Centinaio ha detto no, ribadendo la linea politica della Lega che aveva già più volte accusato il CECA di avere tremende conseguenze sull’agricoltura italiana. «Chiederemo al parlamento di non ratificare quel trattato e gli altri simili al Ceta – ha aggiunto Centinaio – del resto è tutto previsto nel contratto di Governo». Arriva anche il commento di Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti, che definisce la mossa di Centinaio «una scelta giusta di fronte ad un accordo sbagliato e pericoloso per l’Italia». Un’opposizione forte e risoluta giustificata «dal fatto che con il Ceta, per la prima volta nella storia, l’Unione europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali». E l’opposizione non vuole fermarsi. Ora più che mai. Ne abbiamo parlato con Elena Mazzoni, di Stop TTIP-Italia, la campagna che coordina organizzazioni, reti, realtà e territori in opposizione all’approvazione del (TTIP) e simili.

Perché è così importante dire stop al Ceta?

Sicuramente i motivi di perplessità sul trattato sono molti. Bisogna dire, però, che un primo successo lo abbiamo già ottenuto per quanto riguarda la questione del grano, perché, è proprio grazie alla mobilitazione che c’è stata intorno al Ceta che sono venute fuori tutte le criticità sul grano canadese, le stesse che hanno portato anche la Barilla a dire che non prenderanno più il grano canadese per la pasta italiana. Questo è stato già un primo traguardo conseguito, però, da un discorso limitato alla fetta dell’agroalimentare. La sostanza è che, comunque, all’interno dell’area di libero scambia tra UE e Canada, ci sarebbero molti pacchetti di liberalizzazione commerciale con blocchi importanti per i paesi esportatori come il Giappone, i paesi del Mediterraneo, il Vietnam; alcuni di questi blocchi , inoltre, non richiedono il passaggio attraverso i parlamenti nazionali. Quindi, non c’è solo una questione Ceca, ma tutta una questione sull’agroalimentare piuttosto ampia, iniziando dal Ceta. Stiamo lavorando per ottenere una tutela per i nostri agricoltori. Lo scorso Luglio siamo scesi in piazza insieme alla Coldiretti proprio per l’agroalimentare, la falsificazione dei prodotti ed il grano trattato con il glifosado che è questo erbicida che ne favorisce la maturazione ma che ha dei rischi per la nostra salute. È anche un un grano vecchio fin tanto che arriva in Italia, quindi, è nocivo per il consumatore che va a mangiarlo ma è anche nocivo da un punto di vista economico per i nostri agricoltori, perché, è un grano che costa molto meno per via della qualità inferiore, cosa che pesa fortissimamente sul mercato del grano stesso.

Per quando riguarda i marchi Igp e Dop?

Nell’accordo c’è una lista di prodotti tutelati che, però, contiene all’incirca 242 prodotti tutelati europei, mentre noi, in Italia, abbiamo riconosciuti 260 prodotti Igp. Quindi, è vero che nel Ceta, come ci dice la propaganda, c’è una lista di prodotti tutelati, ma questa lista rispetto alla nostra tipicità e possibilità è minuscola perché 40 prodotti su 270 riconosciuti è un numero infinitesimali, ma il problema, soprattutto, è cosa viene tutelato in quella lista perché va a tutelare i grandi produttori esportatori di grandi produttori del più grande formaggio italiano, prosciutto italiano ecc., strutturati per poter esportare, e concede una serie di piccoli prodotti che stanno li per fare numero che sono prodotti che non arrivano tante volte nemmeno nella zona di produzione a 40 km da loro, es la lenticchia di Castelluccio non riesce ad esportare. Sono riconosciuti degli Igp che sono veramente uno specchietto, che sono li per fare numero per dire ne abbiamo 40 ma in realtà quelli riconosciuti sono quei 3 o 4 prodotti ed è vero loro riusciranno a piazzare una forma di formaggio o un pezzo di prosciutti in più nei supermercati canadesi e magari anche statunitensi, però, questo va a discapito dei piccoli produttori. Quindi, ci sono delle tipicità tutelate ma la criticità è guardare gli Igp quali sono ed il modo in cui sono tutelate. Anche riguardo la falsificazione, c’ è da specificare che i prodotti che già subivano quello che si chiama ‘Italian Sounding’ possano congiura a subirlo perché l impose di utilizzare i termini riguarda solamente i prodotti che vengono commercializzati dopo l’entrata in vigore dell’accordo, quindi, tutti i prodotti che già venivano commercializzati con nomi stile marchio, tipo Mortadella Bologna, Parmesan ecc. possano continuare tranquillamente ad essere utilizzati, perché, c’è proprio un punto dell’accordo che dice che per i prodotti che già avevano godevano di questo regime particolare, il regime rimane in vigore.

Quali saranno, ora, le immediate conseguenze, secondo lei?

Noi continueremo la campagna perché siamo contenti del risultato ottenuto visto che è la prima volta, da quando si parla di accordi commerciali di questo tipo, che un ministro si pronuncia in questo modo. Così, il pronunciamento diventerà effettivo e l Italia potrebbe diventare in Paese che bloccherà l’accordo commerciale e l’accordo cesserà di esistere se il Parlamento non ratificherà. Noi continueremo con la pressione come abbiamo già fatto prima delle elezioni, abbiamo fatto un decalogo per tutti i candidati in cui spiegavamo le criticità dell’accordo e questo ha avuto un numero enorme di sottoscrizioni. Praticamente tutti i candidati alle elezioni tranne 1/3 dei candidati del PD e 1/3 di quelli di Forza Italia hanno sottoscritto questo impegno. A fronte della dichiarazione di Centinaio, torneremo a ricordare loro l’impegno che si sono assunti in campagna elettorale per lo stop alla ratifica del Ceta e degli altri trattati di libero scambio. Ritorneremo con una lettera ai parlamentari per ricordare loro l’impegno e speriamo che la ratifica sia bloccata definitivamente. 

Bloccheremo la ratifica definitivamente?

Questo è un accordo che deve passare per i parlamenti nazionali, è un accordo misto, non semplicemente commerciale, poiché se fosse solo una questione di tariffe non servirebbe un bilaterale tra noi ed il Canada, visto il regime di WTO. In altre parole, per le tariffe e per i dazi rimale il WTO, mentre, per questi accordi occorre passare per tutti i parlamenti nazionali anche nel Regno Unito. Basta un singolo Paese per bloccarlo. Ci auguriamo di essere quel Paese. Perché da un punto di vista dell’agroalimentare e dell’ambiente saremmo penalizzati maggiormente.

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