giovedì, Aprile 22

Addio a John Young, il nono uomo ad aver calpestato la Luna E' stato uno dei personaggi più significativi delle attività astronautiche mondiali

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Si è spento in questi giorni l’astronauta americano John W. Young, nella sua casa di Houston per complicazioni di una polmonite.
Californiano di San Francisco, marinaio di razza, la NASA lo scelse con il secondo gruppo di astronauti nel lontano 1962 e dopo quattro anni di esercizio fu nominato pilota del primo volo con persone a bordo di una capsula Gemini per cui volò con il comandante Virgil Grissom a bordo della Gemini 3 e come comandante di Gemini 10 con Michael Collins.
Per il programma lunare Apollo, Young prese parte alla missione 10 come pilota nel modulo di comando, per testare tutte le manovre che avrebbe poi attuato Apollo 11 e nel marzo 1971 ebbe il comando della penultima missione lunare Apollo 16 con Thomas K. Mattingly e il pilota del modulo Charles M. Duke. Il 20 aprile così Young divenne il nono astronauta che pose il piede sulla Luna.
Nel gennaio 1973 John Young divenne direttore del reparto Space Shuttle e poi responsabile per il coordinamento di tutte le attività del personale di bordo e fu il comandante della prima missione, dal 12 aprile al 14 aprile 1981 con Robert Crippen, a bordo del Columbia, la navetta così chiamata in ricordo della nave capitanata da Robert Gray che esplorò il Pacifico nord occidentale e divenne il primo vascello statunitense a circumnavigare il globo. La prima missione della NASA in cui si atterrava in volo planare e non con l’utilizzo di paracadute in mezzo all’oceano. Il suo sesto e ultimo viaggio nello spazio fu con Brewster Shaw, Bob Parker, Owen K. Garriott, Byron Lichtenberg e Ulf Merbold per la costruzione in orbita del laboratorio Spacelab. In totale, 835 sono ore di volo passate nello spazio, rappresentando uno dei personaggi più significativi delle attività astronautiche mondiali. Con la scomparsa di Young, dei 12 astronauti ad aver calpestato la Luna restano Buzz Aldrin, Alan Bean, David Scott, Charles Duke e Harrison Schmitt.

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