sabato, Aprile 17

Addio a Casaleggio, occhi puntati sulle trivelle Forte presa di posizione dell'ex Presidente Napolitano pro astensionismo

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E’ il giorno del dolore per Movimento cinque Stelle e dell’ultimo saluto al cofondatore Gianroberto Casaleggio, da tempo malato, aveva mantenuto il riservo sulla sua degenza ospedaliera all’Istituto Auxologico di Milano. c’erano tutti dal delfino Luigi Di Maio, ad Alessandro Di Battista, da Roberto Ficco a Carla Ruocco. Uniti di fronte al feretro che lascia la Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano i pentastellati salutano per l’ultima volta la loro guida al suono di ‘Onesta!‘ e uno striscione con su scritto ‘Realizzeremo noi il tuo sogno’ segna gli ultimi istanti di questo lungo addio. «Aveva l’audacia di vedere il futuro prima degli altri» lo ricorda il figlio Daniele verso la fine della cerimonia: «anche quando nessuno ci credeva (…) Fino all’ultimo é andato in ufficio a piedi, fino a quando ce l’ha fatta. La sua mania erano i dettagli, era un grande lavoratore». L’amico Beppe Grillo lo ricorda dal suo blog scrivendo: «Gianroberto per il suo impegno contro un sistema marcio fino al midollo è stato diffamato, offeso e insultato pubblicamente, in tv, in radio, sui giornali. Sul livore contro di lui ci ha addirittura scritto un libro. Non lo hanno mai capito e per questo non lo sopportavano. Era di un altro livello. In pochi lo hanno ringraziato per il suo impegno e per il suo essersi donato, oggi è il momento di farlo». Erano presenti anche Lorenzo Guerini, vice segretario del Partito Democratico (Pd), accompagnato da Pietro Bussolati e con Emanuele Fiano fischiati dalla folla subito dopo il loro arrivo e  l’ex segretario del carroccio Umberto Bossi che ai microfoni dei giornalisti presenti ha dichiarato: «Ho sempre sentito affinità tra Movimento 5 stelle e la Lega perché Casaleggio vedeva in internet lo strumento per collegare la politica alla gente e noi abbiamo inventato i gazebo, per lo stesso motivo. C’era qualcosa di simile tra noi».

Si avvicina Domenica e le compagini politiche dettano le ultime direttive sul voto per il Referendum abrogativo sulle trivellazioni in mare, ma un’inaspettata voce esce fuori dal coro e si schiera con il Premier Matteo Renzi, è quella dell’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che si dice concorde con la linea dell’astensionismo. E’ bufera nel mondo politico dopo tale presa di posizione: «Sorprende e amareggia la legittimazione dell’astensionismo nel referendum di domenica da parte dell’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano» commenta Alfredo D’Attorre di Sinistra Italiana: «specie dopo che autorevoli personalita’ istituzionali nei giorni scorsi hanno sottolineato l’importanza della partecipazione al voto e il valore dell’articolo 48 della Costituzione». A cui si unisce Roberto Calderoli che afferma: «Io sono lombardo, e quindi nella mia Regione non avverto direttamente il problema delle trivelle, tuttavia domenica andrò a votare e voterò convintamente per il sì, perché in un Paese come il nostro, che grazie allo sviluppo delle sue coste vive sempre di più di turismo, mi sembra allucinante mantenere questi impianti estrattivi, anche dopo la scadenza delle concessioni, che rovinano le nostre spiagge e sono il simbolo di chi ha lucrato alle nostre spalle traendo enormi profitti». Dello stesso avviso anche Roberto Speranza, membro della fazione dem, che rivolgendosi al Presidente del Consiglio scrive sul suo profilo di Twitter: «È inaccettabile che sul referendum del 17 aprile il premier faccia il capo del partito dell’astensione. Pd non significa partecipazione dal basso?». I cinque stelle ancora scossi dalla perdita di Casaleggio non si tirano indietro ed intervengono compatti, con Alessandro Di Battista che attraverso Facebook fa sapere: «Napolitano che invita all’astensione è una ragione in più per andare a votare il 17 aprile.
Napolitano è entrato in Parlamento nel 1953, l’anno della morte di Stalin. Sono 63 anni che lo paghiamo eppure non ha ancora imparato a rispettare i cittadini e il loro diritto di decidere. Io domenica vado a votare e ci vado anche presto e voterò sì perché le trivelle non portano lavoro e vanno smantellate e le dovranno smantellare a spese loro. Non molleremo mai!». Diversamente il Pd fa quadrato attorno a Napolitano esprimendo tutto il suo pieno appoggio all’ex inquilino del Colle, con i vice segretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani che incalzano: «Sosteniamo la posizione del presidente Napolitano. Per la nostra Costituzione, al referendum esiste il legittimo diritto di astenersi. Chi giudica sbagliato questo referendum infatti può votare No o più agevolmente astenersi, impedendo il raggiungimento del quorum. Lo prevede la Costituzione italiana». Neppure l’intervento di Matteo Renzi tarda ad arrivare e subito attraverso la sua news difende il Presidente emerito: «Ogni scelta è legittima. Come ha magistralmente spiegato Giorgio Napolitano oggi in una intervista a Repubblica, se un referendum prevede il quorum la posizione di chi si astiene è costituzionalmente legittima al pari delle altre. Nel caso di un referendum con quorum sostenere le ragioni di chi non vuole andare a votare ha la stessa identica dignità di chi dice sì o no». 

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