domenica, Settembre 26

Acqua su Marte: italiana la scoperta, italiano l’inventore della sonda Secondo una ricerca della rivista americana 'Science', realizzata grazie ai dati forniti dal radar MARSIS, sul pianeta rosso c’è presenza di acqua allo stato liquido sia pur a temperature molto basse

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La rivista americana ‘Science’ ha pubblicato ieri i dati di una ricerca realizzata grazie ai dati forniti dal radar italiano MARSIS montato a bordo della sonda europea Mars Express in orbita su Marte, secondo cui sul pianeta rosso c’è presenza di acqua allo stato liquido sia pur a temperature molto basse e per questo si presuppone un forte contenuto salino, alla profondità di 1.5 km, dove l’acqua è stata identificata. Il testo, realizzato in massima parte da ricercatori italiani, ipotizza che la composizione chimica dei Sali potrebbe non essere diversa da quella della sonda Phoenix della Nasa che ha trovato nel ghiaccio della zona circumpolare nord. I ricercatori sono convinti che potrebbero esserci altre zone con condizioni favorevoli alla presenza di acqua in profondità su Marte ed ora, messo a punto il metodo di analisi, gli scienziati potranno continuare ad investigare in una direzione che potrà chiarire in modo deterministico alcuni aspetti della nostra esistenza nel sistema solare.

Nei prossimi giorni ‘L’Indro’ cercherà di analizzare quali possono essere le conclusioni degli autori della pubblicazione, perché la presenza di queste sostanze rafforza le ipotesi formulate dai dati della sonda Viking del 1976, secondo cui in un lontano passato la superficie di Marte era coperta da mari, laghi e fiumi: secondo Roberto Orosei dell’INAF, primo autore dell’articolo, buona parte dell’acqua è stata portata via dal vento solare, che spazzò quella che mano a mano si vaporizzava dalla superficie degli specchi d’acqua. Un’altra significativa porzione della sostanza liquida è con ragionevole certezza depositata sotto forma di ghiaccio nelle calotte, soprattutto quella nord di Marte e negli strati prossimi alla superficie o è legata al terreno nel permafrost. Ma una parte doveva essere rimasta intrappolata nelle profondità e potrebbe ancora trovarsi allo stato liquido. Il radar fu ideato e proposto dal professor Giovanni Picardi dell’Università Sapienza di Roma, recentemente scomparso e fu lanciato il 2 giugno 2003 a bordo di Mars Express dal cosmodromo di Baikonur in Kazakistan.

MARSIS è un radar che penetrare nel terreno marziano fino a 4 o 5 km di profondità, a seconda delle caratteristiche geofisiche degli strati profondi, ma anche di misurare con accuratezza lo stato e le variazioni della ionosfera marziana. «Era uno strumento di concezione innovativa, completamente diverso dall’unico lontano precursore volato un quarto di secolo prima sull’ultima missione Apollo, estremamente promettente di cui si doveva non solo sviluppare l’elettronica, ma anche il modo di elaborarne i dati. Un contributo importante venne dai colleghi del JPL della NASA e dell’Università dell’Iowa» commenta Enrico Flamini, dal sito dell’ASI, di cui è stato Chief Scientist. L’antenna è costituita da due leggerissimi tubi di kevlar lunghi 20 m ognuno che, per poter essere montati a bordo ed essere lanciati con il satellite, dovevano essere ripiegati in una scatola di poco più di un metro di lunghezza.

MARSIS, grazie alla sua capacità di penetrare all’interno della crosta marziana, è l’unico strumento in grado di trovare l’acqua liquida in profondità. Per più di 12 anni il radar ha sondato le calotte polari del pianeta rosso in cerca di indizi di acqua liquida. Qualche eco radar insolitamente forte era già stata osservata dai ricercatori del team di MARSIS nel corso degli anni, ma senza ottenere mai una evidenza sperimentale certa della presenza di acqua allo stato liquido. Il gruppo di scienziati che firma l’articolo pubblicato su Science ha studiato per alcuni anni la regione del Planum Australe con MARSIS, analizzando i dati acquisiti su questa regione tra il maggio 2012 ed il dicembre 2015. I profili radar, ottenuti da orbite diverse, che talvolta si incrociavano tra di loro, ed acquisite in diversi periodi dell’anno marziano quando nelle regioni polari sud si depositano sottili strati di ghiaccio di anidride carbonica, hanno mostrato caratteristiche peculiari ed hanno permesso di identificare una area di circa 20 km quadrati (centrata a 193° est e 81° sud) in cui la sottosuperficie è molto riflettente, al contrario delle aree circostanti.

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