mercoledì, Settembre 29

Acqua: le dispute per l'oro blu in Medio Oriente La competizione per le risorse idriche si intreccia con uno scenario di cronica instabilità politica

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L’altro bacino conteso nella regione è quello del Giordano. Il fiume ha le sue sorgenti alle pendici del Monte Hermonai confini di Israele con Libano e Siria,  da cui si originano tre rami: il Dan, l’Hasbani e il Banias che hanno il loro punto di confluenza a circa 25 km a nord del lago Tiberiade. Il fiume scorre nella parte settentrionale di Israele, attraversa il lago Huleh e, subito dopo, il lago Tiberiade. Anche lo Yarmouk fa parte di questo bacino idrico; esso segna il confine tra la Siria e la Giordania per circa 40 km e in seguito quello tra Israele e la Giordania. L’area complessiva del bacino interessa Israele, Siria, Giordania, Libano e Cisgiordania.

Le controversie relative alla condivisione del fiume hanno una lunga e ricca letteratura. Nel 1944, ancora prima della nascita dello Stato d’Israele, il piano Lowdermilk, appoggiato dall’Organizzazione Sionista Mondiale, prevedeva la gestione delle acque del Giordano e del Litani per irrigare i terreni dei primi coloni ebrei in Palestina. In seguito, nel 1952 la United Nations Relief and Work Agency, che aveva come referenti la Siria e la Giordania, formulò un progetto per la costruzione di due dighe sullo Yarmouk per irrigare le valli giordane attraverso il canale East Ghor. L’anno seguente, i due Paesi definirono un accordo, avversato da Israele, per la spartizione delle acque dello Yarmouk. Negli stessi anni Israele mise in atto il primo tentativo deviazione delle acque del Giordano, all’interno delle zone smilitarizzate a Ghesher Bnot Yaacov, con la costruzione di in un canale per convogliare le acqua del Giordano verso il deserto del Negev.

Lo sforzo più concreto per trovare una posizione comune venne compiuto tra il 1953 e il 1955 dall’ambasciatore americano Eric Johnston, braccio destro del Segretario di Stato Foster Dulles e uomo di fiducia del Presidente Eisenhower, che elaborò un piano di ripartizione per i Paesi che avevano accesso al lago Tiberiade attraverso la realizzazione di una serie di dighe. Il piano, in un primo momento accettato dalle delegazioni tecniche delle varie parti, non venne poi ratificato né dal governo israeliano né dal Consiglio della Lega Araba, e fallì.

Negli anni Sessanta videro la luce alcuni grandi progetti: la Giordania completò il cosiddetto King Abdallah Canal, un acquedotto che oggi possiede una capacità di 90 milioni di metri cubi l’anno, che dal lago Tiberiade porta l’acqua ad Amman, mentre Israele portò a termine il National Water Carrier. Entrambi i Paesi ricevettero forti aiuti finanziari da Washington.
Nel 1967 la situazione divenne particolarmente complessa: la Siria, sostenuta da Nasser, adottò un Piano di Diversione delle Acque, il cui obiettivo era quello di dirottare le acque dell’Hasbani e del Banias fino al corso principale dello Yarmouk, riducendo di conseguenza la portata del Giordano del 35%. Le prime installazioni nell’area della deviazione vennero fatte saltare dai servizi segreti israeliani nell’aprile 1967, appena due mesi prima dello scoppio della Guerra dei Sei Giorni.

Negli anni Novanta le parti aprirono finalmente la strada al compromesso. L’accordo di Pace tra Israele e Giordania del 26 ottobre 1994 sancisce all’art.6 la volontà dei due Paesi di cooperare in materia di gestione idrica, con progetti comuni e interventi per migliorare l’utilizzo delle acque. In concreto la Giordania ha ottenuto un sostanziale miglioramento dello status quo, mentre per Israele il trattato significava soprattutto trasformare uno stato di pace de facto in uno de jure. In realtà – ed è questo l’aspetto più interessante – i due Paesi collaborano nella gestione del bacino del Giordano fin dagli anni Ottanta, nonostante lo stato di guerra. Da trent’anni esperti idrici israeliani si confrontano con i loro corrispettivi giordani sul livello delle acque in base a una ‘agreed consumption quota’, anche se mai registrata da atti ufficiali, che serviva da misura per i reciproci aggiustamenti nel caso in cui una delle due parti avesse superato il limite. Inoltre, la tecnologia israeliana è stata di ausilio ai giordani nell’operazione di drenaggio dell’East Ghor Canal, colmo di sedimenti accumulati di anno in anno, e le due parti collaborano attivamente nello studio dello sviluppo del Mar Morto. Di fatto la condivisione dei dati e lo studio delle strategie comuni sono iniziati ben prima dell’avvio dei negoziati che hanno portato alla firma del trattato nel ‘94.  

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