Accordo Vaticano-Cina: svolta significativa prossima a nuova fase Il clima di tensione di questi giorni a Roma come a Pechino fino a Taipei potrebbe indicare che le posizioni delle due diplomazie di stanno avvicinando: ne parliamo con l’analista politico Ross Feingold

Si sostiene che il Vaticano stia concedendo troppo alla Cina, a partire dalla sostituzione dei vescovi della Chiesa sotterranea con quelli nominati dal Governo cinese. E’ così?

È comprensibile che la forzatura dei vescovi alla pensione sia stata criticata. I due vescovi hanno servito fedelmente la Santa Sede attraverso la Chiesa sotterranea per decenni e con  grandi costi personali. Tuttavia, dal punto di vista della Santa Sede, la sostituzione di due vescovi sotterranei più anziani con vescovi dell’Associazione cattolica patriottica cinese è un passo positivo verso un maggiore impegno e maggiori accordi con la Cina. L’alternativa sarebbe insistere sulle precedenti posizioni della Santa Sede e non raggiungere alcun accordo con la Cina.

Quanto siamo ancora distanti da un accordo?

Gli unici che sanno quanto siamo lontani da un accordo sono i negoziatori della Santa Sede e il Governo cinese. Se la proposta di sostituzione dei due vescovi diventa realtà, allora la probabilità di un accordo più ampio è più alta oggi che nel passato, che è stato caratterizzato da negoziati falliti.

Quali sono i veri interessi della Cina in questa trattativa con il Vaticano? Perché la Cina dovrebbe essere interessata a chiudere positivamente questa trattativa?

La Cina ha interessi di politica estera e di controllo interno nel raggiungere un accordo con la Santa Sede. Rappresenta una perdita di reputazione per la Cina il fatto che uno Stato così importante nella comunità internazionale come la Santa Sede ancora non la riconosca. Il motivo per cui altri Paesi non riconoscono la Repubblica popolare cinese sono i lasciti della guerra fredda o perché Taiwan fornisce loro assistenza allo sviluppo. Per la Santa Sede la ragione è legata alla gestione delle attività della Chiesa cattolica in Cina. Ad esempio, nelle organizzazioni internazionali in cui partecipa anche la Santa Sede, la crescente influenza globale della Cina rende insostenibile il fatto che i funzionari della Santa Sede e della Repubblica Popolare Cinese non siano in grado di lavorare insieme. A livello nazionale, un accordo sulla gestione delle attività della Chiesa cattolica e le decisioni sulla nomina dei vescovi consentiranno alle Autorità di esercitare il controllo su ciò che è attualmente ‘sotterraneo’ e fuori dal loro controllo, e di facilitare la gestione dell’aumento del numero di attività della Chiesa cattolica in futuro.

Quali sono o potrebbero essere le ricadute di un accordo Cina-Vaticano sugli altri Paesi dell’area?

Nell’Asia orientale, solo Taiwan non ha rapporti con la Repubblica popolare cinese. La mancanza di relazioni diplomatiche della Santa Sede con la Repubblica popolare cinese è quindi insolita per i Paesi asiatici, e se la Santa Sede stabilisse relazioni diplomatiche con la RPC, sarebbe semplicemente coerente con la politica estera degli altri Paesi asiatici.

A parte l’impatto su Taiwan, le ripercussioni più significative in Asia saranno sul Vietnam, un Paese con una grande fetta di popolazione di religione cattolica, un Governo comunista e una recente storia di repressione nei confronti delle attività e del clero della Chiesa cattolica. Sebbene la Santa Sede e il Vietnam non abbiano reciprocamente ambasciate, i regolari contatti ufficiali sono ormai la norma. Il Governo vietnamita potrebbe richiedere l’apertura delle reciproche ambasciate, la Santa Sede dovrebbe assicurare al Vietnam lo stesso controllo sulle attività e sulla nomina del clero cattolico che sta assicurando alla Cina.