mercoledì, novembre 14

Accordo UE-Giappone: correre al riparo contro i dazi Gli USA vanno verso l'isolamento, gli altri cercano nuove vie

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Lo scorso 17 luglio è stato firmato l’Accordo di Partenariato Economico Unione Europea-Giappone (EUJEPA, European Union-Japan Economic Partnership Agreement). Si tratta del più imponente accordo commerciale mai realizzato dalla UE: l’area di libero scambio che si viene a creare comprende seicento milioni di persone e circa il 30% del Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale; inoltre, l’accordo prevede esplicitamente una stretta collaborazione per quanto riguarda la difesa dei dati personali e della proprietà intellettuale e il rispetto dei margini stabiliti dall’Accordo di Parigi sul clima.

Dal punto di vista strettamente economico, le stime europee segnalano come a guadagnare di più dovrebbero esse i settori dell’agroalimentare e del tessile: si parla di esportazioni per tredici miliardi di euro entro il 2035; nessun settore, invece, dovrebbe subire perdite.

L’accordo tra UE e Giappone arriva in un momento particolare: dal punto di vista bilaterale, lo EUJEPA rappresenta un’inversione di tendenza rispetto al passato. Il volume degli scambi tra europei e giapponesi, infatti, si è dimezzato e, in alcuni casi, ridotto ad un terzo rispetto agli anni ’90. Con il nuovo accordo, è prevedibile un ritorno ai vecchi livelli in tempi relativamente brevi.

L’aspetto più interessante, però, riguarda il peso internazionale dell’accordo. Per tutti gli anni ’90 e nel primo quindicennio del XXI secolo, gli Stati Uniti sono stati i più tenaci alfieri del liberismo, trovando nel Giappone una sponda assolutamente sicura. Da alcuni anni a questa parte, però, la forte crescita economica della Repubblica Popolare Cinese ha reso il liberismo meno conveniente per gli USA che, sotto l’amministrazione del Presidente Donald Trump, hanno intrapreso un’inversione a U nella propria politica economica, puntando sempre più verso l’isolazionismo e l’autarchia. Nel 2017 gli USA sono usciti dal Trattato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti (TTIP: Transatlantic Trade and Investment Partnership); nel 2018 sono arrivati i dazi annunciati da Trump contro la UE (tariffe del 10% sull’alluminio, del 25% sull’acciaio).

Il Giappone, che non ha mai sostenuto la nuova linea degli USA, fa già parte dell’Accordo Globale e Progressivo per il Partenariato Trans-Pacifico (CPTPP: Comprehensive and Progressive agreement for Trans-Pacific Partnership), di cui fanno parte undici Paesi, tra cui Canada, Australia, Messico, Cile, Singapore e Vietnam. Con l’entrata in vigore del EUJEPA, Tokyo punta ad intessere una rete di accordi che salvaguardi gli interessi giapponesi dai danni che la nuova linea statunitense potrebbe infliggergli.

Un altro fattore importante, per il Giappone, è contrastare gli effetti negativi dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Londra, infatti, era stata scelta da molte aziende giapponesi come sede delle loro filiali nella UE: con la Brexit, dal marzo 2019, non sarà più conveniente, per le merci giapponesi, transitare dall’Inghilterra per poi passare in Europa; è probabile, quindi, che queste aziende dovranno aprire nuove sedi sul Continente. L’ipotesi, oramai  non improbabile, di un mancato accordo tra GB ed UE comporterebbe, per le aziende giapponesi, gravi perdite che sarà possibile evitate grazie al nuovo trattato EUJEPA. Nonostante ciò, il Primo Ministro giapponese, Shinzo Abe, non ha del tutto rinunciato a fare affari con gli inglesi, auspicando, oltre al raggiungimento di un compromesso tra Londra e Bruxelles, che la GB possa entrare a far parte dell’accordo CPTPP.

Con la sua attenzione a temi quali la tutela dell’occupazione e della proprietà intellettuale, il rispetto della parità di genere e dell’ambiente, il EUJEPA rappresenta un ennesimo passo verso quegli accordi commerciali di nuova generazione che la UE sta sviluppando da alcuni anni a questa parte. Prima dell’accordo con Tokyo, infatti, erano stati portati a temine l’Accordo Economico e Commerciale Globale (CETA: Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada, l’Accordo di Libero Scambio UE-Singapore (EUSFTA: EU-Singapore Free Trade Agreement) e l’Accordo di Libero Scambio UE-Corea del Sud (EUKFTA: EU-Korea Free Trade Agreement).

Secondo gli analisti, i principali vantaggi apportati dal nuovo accordo agiranno su tre livelli. In primo luogo il vantaggio economico: le stime mostrano un netto aumento delle esportazione dell’industria dell’abbigliamento e dell’agroalimentare italiana in Giappone. A trarne i vantaggi maggiori, secondo le stime, saranno Paesi come Francia e Italia. (soprattutto per quanto riguarda i prodotti alimentari).

Un altro livello che dovrebbe trarre vantaggio dall’accordo è quello sociale. Il Giappone, all’avanguardia sotto molti aspetti, risulta uno dei Paesi dove il percorso verso la parità di genere nel mondo del lavoro risulta meno sviluppata: in una classifica che comprende centoquarantaquattro Paesi, il Giappone si è piazzato solo al centoquattordicesimo posto; i Paesi UE, al contrario, risultano occupare la parte più alta della classifica con Francia e Germania rispettivamente a undicesimo e dodicesimo posto. A giudicare da alcune clausole inserite nel trattato, sembra che il Governo di Tokyo voglia cogliere l’occasione del EUJEPA per compiere un’accelerazione verso una maggiore parità di genere sul lavoro.

L’ultimo livello di vantaggio dell’accordo EUJEPA è di natura politica. Uniti da comuni interessi economici, i Paesi UE e il Giappone saranno spinti ad intensificare la propria collaborazione e ad adottare posizioni comuni nel campo della politica internazionale. Soprattutto in sedi come il G7 e il G20, una maggiore collaborazione tra il Giappone e i Paesi UE (Francia, Germania ed Italia, a cui si aggiungono spesso Spagna e Paesi Bassi in sede G20) per contrastare la nuova linea sempre meno incline al dialogo degli USA.

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