domenica, Settembre 19

Accordo franco-iraniano sul gas: sfida agli Stati Uniti

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Alla luce di ciò, si comprende il potenziale dirompente insito all’accordo raggiunto tra la Total e il governo Teheran, il quale segna una clamorosa una rottura rispetto agli anni passati, durante i quali la paura delle sanzioni Usa ha inibito qualsiasi intesa tra le imprese europee e l’Iran. La mossa francese appare peraltro coerente con i segnali inviati dal presidente Emmanuel Macron subito dopo l’insediamento all’Eliseo. Verso la metà del giugno scorso, Macron ha infatti sostenuto, in un’intervista rilasciata a diversi giornali europei, la necessità di instaurare un rapporto di collaborazione con la Russia di Putin, e dichiarato che la rimozione di Bashar al-Assad non è assolutamente una priorità francese. In seguito agli attentati di matrice fondamentalista (Isis) che hanno colpito l’Iran proprio in quei giorni, lo stesso presidente ha prontamente telefonato al suo omologo iraniano Hassan Rouhani per esprimergli solidarietà e la piena disponibilità francese a organizzare un vertice internazionale contro il terrorismo. Ed appare altrettanto significativo il fatto che l’intesa energetica franco-iraniana sia stata raggiunta in seguito alla visita a Roma del ministro degli Esteri qatariota Mohammed al-Thani, nel corso della quale è stato ufficializzato il rifiuto di Doha di adempiere alle tredici richieste presentate da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Baharain ed Egitto in cambio della fine dell’embargo decretato sulla base di accuse al piccolo emirato di supportare il terrorismo e di intrallazzare con Teheran.

Il Qatar che, oltre ad essere da tempo è impegnato ad effettuare transazioni in yuan cinesi in un’ottica di progressivo avvicinamento a Pechino e di distacco dal dollaro, ha infatti «avviato un dialogo con l’Iran rivolto a trovare una soluzione di compromesso che permetta lo sfruttamento condiviso del gigantesco giacimento gasifero South Pars-North Dome […]. Sembra che i due Paesi abbiano concordato la realizzazione di un gasdotto irano-qatariota dalla Persia al Mediterraneo – forse attraverso la Turchia – che permetta all’emirato di esportate il proprio gas in Europa. Come contropartita, Doha avrebbe accettato di revocare il proprio supporto alle frange terroristiche operanti in Siria; un colpo enorme per il piano saudita-statunitense di balcanizzare la Siria e assumere il controllo dei flussi di gas della regione».

Circostanze che, come si vede, rendono particolarmente azzardata la mossa francese. Il fatto che l’accordo con Teheran ottemperi a tutte le regole internazionali, come puntualmente messo in chiaro dai vertici di Total, non è infatti assolutamente sufficiente a mettere la grande azienda francese al riparo da ipotetiche ritorsioni statunitensi; proprio lo scorso dicembre, la ‘Frankfurter Allgemeine Zeitung’ ha documentato, in una sua dettagliata inchiesta, come alcuni dipendenti di una società creditizia tedesca intenta a condurre affari del tutto legali in Iran si siano improvvisamente ritrovati i propri nomi in una lista nera di terroristi stilata dagli Stati Uniti. Come conseguenza, l’azienda è stata colpita da sanzioni che hanno fortemente limitato il suo accesso ai sistemi che gestiscono le transazioni finanziarie, e non è riuscita nemmeno a rimediare una società di traslochi disposta a trasferire i suoi mobili.

La questione delle sanzioni finanziarie e del loro uso (o abuso) politico appare complessa e spinosa, e rimanda a un concetto espresso già nel 1990 da Edward Luttwak, il quale riteneva che: «nelle relazioni internazionali gli strumenti del commercio stanno sostituendo quelli militari: con il capitale disponibile al posto della potenza di fuoco, linnovazione civile al posto dello sviluppo tecnico-militare e la penetrazione dei mercati al posto di basi e fortini». In ciò, il noto politologo statunitense andava a sdoganare un tema che sarebbe stato approfondito sul finire degli anni ’90 da due ufficiali dell’esercito cinese in un libro in cui si preannunciava che, di lì a poco, i conflitti non sarebbero più stati caratterizzato dall’impiego degli strumenti convenzionali (carri armati, navi da guerra, caccia, cannoni, ecc.), ma dal crescente ricorso alle tecniche asimmetriche del terrorismo e, soprattutto, della destabilizzazione finanziaria. Cosa che, di fatto, sanciva l’inscrizione della «logica della guerra nella grammatica del commercio», come avrebbe affermato Clausewitz.

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