domenica, Giugno 20

Accordo di governo regionale tra AAP e Congress field_506ffb1d3dbe2

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In molti lo definiscono già un tradimento, ma i politologi la giudicherebbero una scelta obbligata dai numeri. L’Aam Aadmi Party dell’ex agente del fisco Arvind Kejriwal è stato la vera sorpresa della ultime elezioni legislative nella municipalità della capitale New Delhi. Una campagna elettorale roboante all’insegna della lotta al malcostume politico e della pulizia contro i corrotti nelle sedi pubbliche. Il Congress, partito di governo, era la formazione finita maggiormente nel mirino degli anatemi della nuova formazione politica, complice una lunga serie di scandali ai quali la leadership aveva risposto con omertà e immunità parlamentari. Di tutte le forze politiche con cui trattare, il vecchio Congress sembrava il meno adatto, complice la sua performance elettorale ai minimi storici proprio nella capitale.

Invece, dopo l’inaspettato boom, lo scorso 21 dicembre l’AAP ha annunciato di aver raggiunto un accordo di governo proprio con il partito di Singh e dei Gandhi. L’accordo è stato ufficializzato il 23 dicembre, ed il 28 successivo Arvind Kejriwal ha giurato come governatore della municipalità capitale. Per sopire le critiche giù suscitate nella settimana precedente, il Congress Party si è infine limitato a fornire un appoggio esterno al governo dell’ex Agente delle Entrate.

La concertazione di un esecutivo di coalizione è stata obbligata dai numeri usciti dalle elezioni stesse, e tutt’altro che poco sofferta dopo il risultato elettorale dell’8 dicembre scorso. Nonostante il suo risultato sorprendente, l’AAP non ha conquistato più di 28 seggi nel Parlamento del governo cittadino, su un totale di 70 disponibili. Il collasso – letteralmente parlando – del Congress, sceso da 43  a soli otto seggi, ha lasciato ben pochi guadagni anche al partito vincitore, cioè il Janata Party (BJP), divenuti maggioranza relativa ma con soli 31 seggi, cioè otto in più della passata legislatura. Ad appena 48 ore dall’exploit, Kejriwal ha però rigettato categoricamente ogni ipotesi di governo con i conservatori, i quali hanno dovuto rinunciare alla possibilità di formare un governo e lasciare la palma decisionale al nuovo partito. Kejriwal non aveva dunque altra scelta che includere il partito dei Gandhi per formare una maggioranza, che sarà peraltro appesa ad un solo seggio in più del necessario.

Lo scetticismo e la delusione intorno a questa scelta sono così diffuse da permeare perfino nelle dichiarazioni del vincitore. Kejriwal medesimo ammette che l’intesa di governo potrebbe non durare più di sei mesi” durante i quali però il neo-leader politico spera di lasciare una traccia di riforme politiche, economiche e sociali sufficienti a consegnargli la vittoria in consultazioni future.

Il netto rifiuto di accordi con il BJP era stato parte di una strategia che vedeva ancora l’APP rifiutare ostinatamente l’ipotesi di compromessi con gli avversari, e con il partito di governo a maggior ragione, visti i toni utilizzati in campagna elettorale. La dinamica di cosa abbia portato l’AAP a prediligere il Congress al posto di una supermaggioranza con il BJP è a questo punto foriera di dibattiti su quale sia la reale natura squisitamente politica del suo successo.

Con il Congress, e soprattutto con le sue frange cittadine meno legate a logiche di casta delle aree di campagna e più povere, l’APP sembra infatti condividere maggiormente le tematiche di politiche sociali ed economiche. Nel programma di Kejriwal non vi è solo uno sforzo capillare – ma a dire il vero fattibile – in favore di legislazioni più attive contro malversazioni e corruzione. Ma anche acqua potabile gratis e abbassamento del costo dei servizi per i cittadini. Un programma politico spostato marcatamente a sinistra, soprattutto dopo che la nomina di Narendra Modi a capo del BJP ha riportato i conservatori su posizioni accesamente neo-liberiste. L’AAP sembra aver mutuato parte dello spirito social-democratico solitamente monopolizzato dal Congress, depurando le sue istanze redistributive della retorica legata a circoli clientelari o peggio ancora di casta che spesso lo ha caratterizzato nelle sue amministrazioni locali. Questo spiega in parte il successo dell’AAP a Delhi nel captare buona parte dei voti perduti al posto del BJP, ma probabilmente non è una spiegazione sufficiente.

A favorire prima la vittoria e poi il riposizionamento dell’AAP nello spettro politico c’è la natura sociale profonda del supporto elettorale ricevuto. Il successo dell’AAP è una vittoria politicamente “cittadina” fino al midollo. A contribuire al successo del movimento non sono stati tanto i miserabili delle periferie ingrossati dalla continua emigrazione dalle campagne, suscettibili al voto di scambio o che non votano perché preda di analfabetismo e disillusione o non possono proprio farlo in virtù di uno status di cittadinanza non registrato.  Il successo di Kejriwal è un voto di classe media, o anche medio-alta, urbana.

È la stessa fascia sociale che non si limita a chiedere meno burocrazia, più libero mercato e al tempo stesso servizi pubblici migliori; si tratta delle stessa India che da un anno scende in piazza contro le violenze contro le donne che hanno sconvolto l’opinione pubblica. Sono quegli indiani che rigettano barriere culturali e discriminazioni non scritte che pervadono buona parte del resto del Paese sull’onda dei privilegi di casta, dell’oscurantismo para-religioso e del settarismo etnico e confessionale. Di fronte ad una constituency simile, il conservatorismo politico indiano non è riuscito a fare breccia per le sue infinite contraddizioni sulle medesime istanze. Il permanere di nazionalismo ed integralismo religioso nelle fila del BJP, ed il burocratismo familista del Congress hanno allontanato questo nuovo prorompente segmento di società da entrambe i principali fronti politici nazionali. Dalla capacità di questi ultimi di adattarsi alla nuova sfida dipende quindi il carattere effimero o duraturo dell’AAP e del suo successo.

 

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