giovedì, Aprile 22

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Turchia Ue frontiera accordo

Ancora un accordo tra Unione Europea e Turchia. Giovedì, 27 febbraio, il Parlamento in sessione plenaria ha votato a favore una risoluzione circa l’accordo tra le altre due istituzioni e il Paese ‘eterno candidato’ sulla riammissione (termine tecnico per indicare l’espulsione) delle persone in soggiorno irregolare tra Unione Europea e Repubblica di Turchia. La relatrice della risoluzione, Renate Sommer PPE (Partito Popolare europeo) ha presentato il testo il giorno prima e questo è stato approvato in aula al fine di integrare il lavoro di Commissione e Consiglio sulla faccenda. Con il sì del Parlamento Europeo, l’accordo ha avuto una spinta decisiva per entrare in vigore tra le due parti.

L’accordo è stato firmato il 16 dicembre 2013 dal Commissario agli affari interni Cecilia Malmström, e il Ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu. Il tema principale è la lotta all’immigrazione clandestina che è diventato uno dei pilastri della nuova visione della politica comunitaria in materia e delle prossime elezioni per il rinnovo dell’europarlamento.  L’Unione Europea e la Repubblica di Turchia si sono accordate circa il rimpatrio di coloro che entrano attraverso il territorio turco sul suolo comunitario in modo illegale. L’accordo ha visto la consultazione del Parlamento (Commissione LIBE- Libertà civili, giustizia e affari interni) in base agli articoli 79 e 218 del TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea) incaricando il presidente, Martin Schulz di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica di Turchia. Questo accordo non si applica al Regno Unito, né all’Irlanda né alla Danimarca per effetto della politica dell’opt-out sul tema dell’immigrazione.  La normativa sulla riammissione degli immigrati irregolari sarebbe applicata non solo ai cittadini comunitari e a quelli turchi, ma anche ai cittadini di Paesi terzi che hanno raggiunto l’Unione europea o la Turchia con lo scopo di raggiungere una delle contraenti .

Le due parti hanno degli obblighi ben precisi circa l’espulsione degli immigrati irregolari. Per parte turca, l’espulsione  avviene nel caso che uno stato membro lo richieda senza dover attuare adempimenti affinché ciò accada. L’articolo parla di una sorta di automaticità circa la riammissione. La Turchia può espellerla qualora la persona non soddisfi le condizioni di ingresso, la presenza o il soggiorno nel territorio di tale stato membro, rispetto alle leggi dell’Unione Europea in materia. Come afferma il trattato: la Turchia può riammettere anche i «figli minorenni, indipendentemente dal loro luogo di nascita o dalla loro nazionalità , a meno che non abbiano un diritto di soggiorno autonomo nello Stato membro richiedente, o qualora il diritto di soggiorno autonomo è detenuto dal genitore e che sono sotto la custodia legale. I coniugi delle persone con un’altra nazionalità, o se hanno ottenuto il diritto di entrare e soggiornare nel territorio della Turchia , a meno che non godano di un diritto di soggiorno autonomo nello Stato richiedente o membro» laddove  la Turchia dimostri che , secondo la sua normativa nazionale, il matrimonio in questione non è legalmente riconosciuto .

L’Articolo 4 afferma che «su richiesta di uno Stato membro senza che quest’ultimo debba intraprendere adempimenti rispetto a quelli previsti dal presente accordo , la Turchia riammettere sul suo territorio un Paese terzo o apolidi che non lo fanno, o non soddisfano più, le condizioni per l’ingresso, la presenza o il soggiorno sul territorio dello Stato membro richiedente in cui è stabilito» e che  ci siano tre casi: il primo che la persona  ha, al momento della presentazione della domanda di riammissione , un visto rilasciato dalla Turchia, quando entrano nel territorio di un membro direttamente dal territorio della Turchia , o, nel secondo che siano in possesso di un permesso di soggiorno rilasciato dalla Turchia o che il soggetto sia entrato irregolarmente e direttamente nel territorio degli Stati membri dopo aver soggiornato o transitato attraverso il territorio della Turchia. L’obbligo di riammissione non si applica nei casi riguardanti gli apolidi.

 All’articolo 5 invece sono elencati gli obblighi relativi ai paesi membri dell’UE che rispecchiano sostanzialmente gli stessi della Repubblica turca. La riammissione avviene con il medesimo meccanismo. Il paragrafo 1  afferma che «su richiesta della Turchia , senza che quest’ultimo debba intraprendere adempimenti rispetto a quelli previsti dal presente accordo , uno Stato membro riammette qualsiasi persona che non soddisfi o non soddisfi più , le condizioni per l’ingresso , la presenza o il soggiorno nel territorio di Turchia, qualora si accerti, a norma dell’articolo 9, si tratta di un nazionale di tale Stato membro». Inoltre si aggiunge che «uno Stato membro riammette anche le persone che, in conformità con la sua legislazione, sono stati private della cittadinanza di uno Stato membro o vi hanno rinunciato dopo l’ingresso nel territorio della Turchia, a meno che la persona non abbia richiesto la naturalizzazione alle autorità turche».

Infine l’ articolo 6 riferisce della riammissione  di cittadini di Paesi terzi e degli apolidi. Su richiesta della Turchia , senza che quest’ultimo debba intraprendere adempimenti rispetto a quelli previsti dall’accordo, «uno Stato membro deve riammettere  l’apolide di un paese terzo che non soddisfa più le condizioni per l’ingresso, la presenza o la residenza nel territorio della Turchia , se è stabilito in conformità con l’articolo 10, in tre casi. Che la persona abbia, al momento della presentazione della domanda di riammissione, un visto o passaporto rilasciato dallo Stato membro quando si entra in territorio turco direttamente dal territorio dello Stato membro richiesto, o sia in possesso di un permesso di soggiorno rilasciato dallo Stato membro, o sia irregolarmente e direttamente nel territorio di Turchia, dopo aver soggiornato o transitato attraverso il territorio dello Stato membro richiesto». Questo obbligo non si applica nel caso degli apolidi.

Con questo nuovo accordo, l’Unione Europea e la Turchia, che negli ultimi incontri hanno fatto passi avanti dopo i problemi derivati dagli scontri di piazza Taksim,  riaprono il problema della sicurezza delle frontiere. Problema che ogni tanto torna alla ribalta e che nell’immaginario collettivo riguarda sempre le frontiere marittime. Ma anche quelle terrestri hanno un valore importante e la Turchia, al confine con l’Asia è una zona di transito, per molti aspetti, interessante. Bisognerà vedere se l’Unione, continuando il dialogo sull’immigrazione e la sicurezza con Ankara, aprirà spiragli positivi alla tanto agognata ammissione che i turchi aspettano da decenni. Su questo l’umore delle istituzioni europee oscilla da un pessimismo riguardante la gestione degli affari politici turchi e un cauto ottimismo vedendo in Ankara un partner essenziale, non solo come ponte per l’Asia, ma come partner strategico dal punto di vista commerciale e della sicurezza. Le sfide che la Turchia dovrà affrontare sono ancora tante, non ultima uno scetticismo di alcune parti dell’opinione pubblica europea che mal digerirebbero l’ingresso di un Paese laico ma a maggioranza islamica. 

 

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