giovedì, Luglio 29

Accordi: da Cuba a nucleare, fino al COP21 Il nucleare iraniano, la pace tra Usa e Cuba, Cop21 sul clima, l'accordo di unità nazionale in Libia

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Il 2015 è stato un anno che ha visto alcuni passaggi di fondamentale importanza. Eventi e accordi che hanno cambiato il corso della storia, mutando di conseguenza anche relazioni internazionali e assetti geopolitici.

Il 2 aprile gli Stati Uniti e le maggiori potenze mondiali raggiungono l’accordo preliminare con l’Iran sul nucleare. Si tratta di un’intesa storica, che di fatto impedisce a Teheran di dotarsi di una bomba atomica. Il Presidente americano Barack Obama esulta anche se è consapevole che c’è ancora molto lavoro da fare prima di concludere l’accordo definitivo. Le parti in gioco continuano le trattative e restano da sciogliere diversi nodi. Ad opporsi strenuamente è Benjamin Natanyahu, secondo cui è un errore storico che rischia di rendere il mondo più pericoloso. Eppure ormai il dato è tratto e infatti, il 20 luglio a Vienna il Consiglio di sicurezza dell’Onu da il via libera  al negoziato sul nucleare iraniano. L’accordo viene subito conosciuto come l’intesa dei 5+1 e il Presidente Rohani ne sollecita la piena attuazione. Il piano prevede la graduale sospensione di tutte le sensazioni che l’Onu dal 2006 ha imposto al Paese, mano mano che l’Aiea presenta le prove sul rispetto dei termini dell’accordo. Inoltre, nel documento è stilato un elenco di elencate 36 persone o enti riconducibili all’Iran che non sono più soggette a restrizioni, mentre per cinque anni viene mantenuto l’embargo sulle armi e per otto anni quello sulla tecnologia necessaria per i missili balistici. A inizio settembre, Obama ottiene il voto decisivo per far superare l’ostacolo dell’approvazione da parte del Congresso all’accordo sul nucleare iraniano. A dare il voto decisivo al presidente è la senatrice Barbara Mikulski del Maryland che annuncia il suo voto favorevole. Il successo è assicurato e mentre Israele continua ad opporsi anche il segretario di Stato John Kerry difende l’intesa.

Il 9 aprile gli Stati Uniti compiono un altro storico passo. Dopo quasi mezzo secolo, infatti, i Ministri degli Esteri americano e quello cubano si incontrano a Panama in occasione del Summit delle Americhe. È il primo segnale di un riavvicinamento che ha quasi dell’incredibile e che inizia a far intravedere la fine di un lungo conflitto. Barack Obama ha in mente questa cosa dal primo mandato, ma aspetta il momento giusto e lavora per trovare l’accordo. Alla fine ci riesce e il 1 luglio Cuba e America siglano un patto che prevede la riapertura, dopo cinquant’anni, delle rispettive ambasciate a Washington e a L’Havana. I due Paesi cominciano un lento ma cordiale dialogo e programmano una visita del segretario di Stato  John Kerry per il 20 luglio. In quella data le relazioni diplomatiche sono ormai ristabilite e il gelo di anni e anni di diffidenza sembra sciolto per sempre. Tensioni e eventi storici sono ormai un capitolo dei libri tant’è che, proprio come previsto, il 14 agosto riapre l’ambasciata a l’Havana. Sull’isola caraibica la vita pare cambiare, seppur impercettibilmente, ma non tutti sono davvero convinti. Il leader maximo Fidel Castro, infatti, ha difficoltà a dimenticare l’acredine di anni e scrive in un editoriale che gli americani sono debitori di milioni di dollari persi per via dell’embargo. Inoltre, nel giorno del suo ottantanovesimo compleanno, passeggia per le strade con il Presidente venezuelano Nicolas Maduro e con quello boliviano Evo Morales per mostrare agli Stati Uniti il legame con quelle nazioni che da sempre mostrano modelli diversi di sviluppo. A consolidare le nuove relazioni tra Cuba e Usa ci pensa Papa Francesco, che il 21 settembre atterra a l’Havana e celebra una messa nella piazza della capitale.

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