Accadde Oggi: Srebrenica, il giorno più buio 11 luglio 1995: Ratko Mladic entra a Srebrenica

Chi ha il piacere (e la pazienza) di seguire questa rubrica con costanza sa che già in altre occasioni si è affrontato l’argomento del genocidio. Nel corso degli anni, questo termine è stato talvolta utilizzato a sproposito, avendo come conseguenza quello di annacquarne la portata e la gravita concettuale, o, in altre occasioni, ci si è limitati a utilizzare questo termine solamente per descrivere la Shoah, tralasciando, di fatto, gli altri casi.

Poco più di venti anni fa sarebbe bastato attraversare il mare Adriatico per assistere a uno degli abomini più raccapriccianti cui l’uomo si è reso protagonista. La ex Jugoslavia era attraversata da uno dei conflitti più violenti e sanguinosi di sempre. Il teatro di questa guerra era la Bosnia, che dal 1992 al 1995 divenne la rappresentazione sulla Terra dell’Inferno. Alle porte dell’Europa e del XXI secolo, in un paesino di poco più di 15 mila anime, si compiva una delle più grandi atrocità della Storia. Quel luogo aveva un nome che divenne, da allora, sinistramente famoso: basta solo sentire la parola Srebrenica per rievocare il massacro che lì avvenne.

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Il paese si trova, per essere precisi, nella Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, uno dei due Stati in cui è suddivisa la Federazione. Le tensioni etniche erano esplose: l’esercito della Repubblica Serba di Bosnia, guidato da Ratko Mladić, attaccò la città, indicata dall’ONU come luogo protetto e, dopo qualche giorni di assedio, vi entrò definitivamente: era l’11 luglio del 1995. L’esercito, aiutato da gruppi paramilitari, andò a recuperare, casa per casa, tutti gli uomini della cittadina, dai 12 ai 77 anni. Separati delle donne, vennero brutalmente uccisi e seppelliti in fosse comuni. Le donne, invece, subirono indicibili vessazioni, dalla tortura allo stupro. La loro colpa? Appartenere all’etnia bosgnacca e musulmana e non serba e ortodossa. Pulizia etnica: Mladić intendeva ‘liberare’ la Repubblica Serba dalla presenza di non-serbi.

8372 persone persero la vita. Generazioni intere di abitanti di Srebrenica non esistevano più, da un giorno all’altro.