venerdì, ottobre 19

Accadde Oggi: il calendario rivoluzionario 1° ottobre 1929: entra in vigore il calendario sovietico

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Oggi il termine ‘rivoluzione’ è spesso abusato. Qualsiasi cambiamento, più o meno radicale, viene etichettato con questo termine, che un tempo era di esclusiva appartenenza al campo astronomico (stante a indicare il movimento della Terra attorno al Sole). Poi, si sa, le parole hanno sempre una storia particolare e, da termine scientifico, è passato a essere una lemma più spesso utilizzato in campo storiografico, per indicare dei fenomeni, avvenuti in lassi di tempo più o meno lunghi, che hanno sovvertito e modificato completamente l’assetto di una società, con ripercussioni durevoli, profonde e irreversibili.

Per essere tale, una rivoluzione deve investire ogni ambito della vita, dai più grandi ai meno evidenti. In questo, Rivoluzione Francese e Rivoluzione d’Ottobre sono state straordinariamente simili. In entrambi i casi, il potere monarchico è stato sovvertito, il re è stato giustiziato, si è passati per un periodo di furore rivoluzionario prima che si instaurasse un governo stabile e si crearono nuove classi sociali. Ma, come detto, la rivoluzione deve andare a toccare e cambiare ogni aspetto: e così come, nel corso della Rivoluzione Francese si andò a sostituire il calendario tradizionale con uno rivoluzionario (che andava a rinominare i mesi, suddividendo l’anno su base decimale), allo stesso modo, nella Russia postrivoluzionaria si istituì un calendario che andasse a rispettare le esigenze del nuovo regime.

Entrò in vigore il 1° ottobre del 1929: ogni mese era composto da 30 giorni, composti da settimane di cinque giorni (bisognava cancellare la domenica, retaggio del passato cristiano). Ognuno fra questi giorni era considerato di riposo per una categoria di lavoratori. I giorni in eccesso per arrivare ai fatidici 365 erano considerati festivi e non appartenenti a nessun mese: la festa di Lenin, la festa dell’industria (due giorni), la festa del lavoro (due giorni) e, negli anni bisestili, un giorno extra di pausa dal lavoro. La grande difficoltà, tuttavia, fu superare l’assenza della domenica, come giorno aggregante e di pausa dal lavoro: su questo e su altre difficoltà, l’esperimento del calendario rivoluzionario terminò. Era il 1940: il riposo domenicale fu più forte della rivoluzione.

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