giovedì, Ottobre 28

Accadde Oggi: Barbie, un nazista in Bolivia 19 gennaio 1983: Klaus Barbie viene arrestato in Bolivia

0

Che il Sudamerica fosse diventato, negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, la meta privilegiata dei gerarchi nazisti in fuga dai grandi processi contro i crimini di guerra, è cosa nota. È diventata pressoché leggendaria la capacità di molti criminali di guerra di scappare in maniera rocambolesca dal continente europeo, di mantenere segreta la propria identità e di riuscire a rimanere nascosti per decenni.

Ne sono nati filoni per romanzi, format televisivi e teorie del complotto con un discreto seguito che coinvolgono lo stesso Hitler: c’è chi crede che il Führer non fosse morto suicida nei bunker sotterranei di Berlino insieme a Eva Braun, ma che fosse scappato e avesse raggiunto l’Argentina o il Brasile; c’è chi pensa di averne le prove e che si può credibilmente sostenere che Hitler sia ancora in vita (per la cronaca, quest’anno dovrebbe compiere 129 anni, un’età decisamente considerevole, per un uomo che, nelle ultime immagini disponibili mostra uno stato di salute tutt’altro che buona).

Fra i vari gerarchi nazisti riparati in America Latina, uno è stato arrestato il 19 gennaio 1983 in Bolivia: si tratta di Nikolaus ‘Klaus’ Barbie, conosciuto anche con il poco rassicurante appellativo di ‘Boia di Lione’. Raggiunse la Bolivia nel 1957, ma non lo fece con il proprio nome: sul suo documento era Klaus Altmann, meccanico. E, soprattutto, la sua fuga fu patrocinata dai servizi segreti americani, che avevano arruolato Barbie come prezioso informatore per la lotta al comunismo. In Bolivia, per non smentirsi, collaborò con i regimi dittatoriali che ressero lo Stato andino negli anni ’60 e ’70.

Rimase in Bolivia fino al 1983, quando, dopo essere stato riconosciuto, un nuovo regime concesse l’estradizione in Francia, dove fu giudicato responsabile di numerosi crimini di guerra (fra i quali, la deportazione di 52 bambini ebrei) e condannato all’ergastolo nel 1987. Morì quattro anni dopo, nel 1991.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->