giovedì, Agosto 5

Accadde Oggi: Australia, il continente scoperto due volte 19 aprile 1770: James Cook avvista le terre australiane

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La storia della letteratura è costellata di opere che, una volta pubblicate, non hanno avuto alcun riscontro positivo, o hanno ricevuto pesanti critiche, per poi essere riscoperte e apprezzate solamente anni o decenni dopo. Lo stesso capita con i film, le composizioni musicali, i quadri e, in generale, con tutte le opere d’ingegno che sono avanti rispetto al proprio tempo. In un certo senso, questo è capitato anche all’Australia.

Si può infatti dire che il nuovissimo continente sia stato scoperto due volte: la prima volta era il 1606, quando un olandese, Willem Janszoon, avvistò per la prima volta le coste di questa immensa isola, che dà il nome all’intero continente. Qualche anno dopo, un altro olandese, Dirk Hartog, sbarcò sull’isola, seguito da Abel Tasman, scopritore della Tasmania. Le varie spedizioni olandesi, tuttavia, non compresero le dimensioni dell’isola che scoprirono, ritenendola pressoché desertica e inospitale alla vita. La nuova scoperta, a differenza di quella del continente americano, che aveva letteralmente sconvolto il mondo, finì presto per non suscitare grande interesse e venne lasciata in disparte.

Furono gli inglesi, un secolo dopo, a intuirne le potenzialità: probabilmente ispirati dal baconiano motto ‘Sapere è potere’, furono organizzate spedizioni di carattere scientifico per comprendere le caratteristiche del nuovo territorio scoperto, che venne così inglobato all’interno dei possedimenti della Corona britannica. Era il 19 aprile 1770 quando il leggendario navigatore britannico James Cook avvistò il continente australiano e, in un certo senso, lo scoprì di nuovo, 164 anni dopo il suo collega olandese. Pochi giorni dopo, sbarcò sul nuovissimo continente e ne rinominò i territori, rivendicandone la proprietà per conto del Regno. E così iniziò la storia di quello che sarebbe poi diventato lo Stato australiano: inizialmente colonia penale, poi ennesimo segno della potenza britannica nel mondo. Ma si aprì un altro capitolo, molto meno epico: quello della lenta disintegrazione del tessuto sociale e culturale delle popolazioni aborigene.

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