sabato, Aprile 10

Accadde Oggi: Arabia, le donne possono votare 12 dicembre 2015: l’Arabia Saudita concede il voto alle donne

0

Il voto alle donne è un diritto recente, in alcuni Paesi, molto recente, in altri, recentissimo in altri ancora. La primissima concessione del voto alle donne va fatta risalire alla cosiddetta ‘Epoca delle libertà svedese’, quando, fra il 1718 e il 1772, in Svezia, il potere passò dalla monarchia alla Dieta, il Parlamento, a seguito di una disastrosa guerra. Un suffragio di tipo censitario garantiva a poche donne di poter esprimere il proprio voto.

Con una brevissima parentesi nella Francia rivoluzionaria del 1792, e con un passaggio in Nuova Zelanda nel 1893 (primo Stato al mondo garantire il suffragio universale maschile e femminile), ci avviciniamo ai nostri giorni (ma non troppo): abbiamo la Gran Bretagna, che, nel 1918, a seguito di anni di lotte delle suffragette, concesse questo agognato diritto; Emmeline Pankhurst fu una delle leader di questo movimento, che qualche volta portò a scontri anche violenti.

Per arrivare all’Italia, il voto alle donne ha dovuto aspettare ancora qualche decennio: il 2 giugno 1946 le donne poterono votare per la prima volta nel nostro Paese (se escludiamo le amministrative di pochi mesi prima), per deciderne la forma di Stato (prevalse, come si sa, la Repubblica) e per eleggere i membri dell’Assemblea Costituente. In Svizzera le donne possono votare solo dal 1971 a livello federale, mentre a livello cantonale vennero seguite altre tempistiche: l’ultimo, l’Appenzello Interno, aspettò fino al 1991! Ma c’è un caso ancora più recente: è solo dal 12 dicembre 2015 che le donne dell’Arabia Saudita possono votare e farsi eleggere.

L’Arabia Saudita, come si sa, non è propriamente ciò che definiremmo un campione dei diritti delle donne, considerando che, solo da quest’anno, alle donne è concesso di prendere la patente di guida, ma la possibilità del voto è sicuramente è un grande passo avanti. Ultima a concedere il voto alle donne, l’Arabia Saudita ha concesso quest’anno la cittadinanza a una donna robot di nome Sophia: che voglia bruciare le tappe almeno con le androidi?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->