sabato, Aprile 10

Accadde Oggi: Canale di Suez, dividere due Continenti per unire il Mondo 17 novembre 1869: l'inaugurazione. Lungo 193 chilometri, profondo 24 metri e largo poco più di 200 metri, oggi è percorribile da 78 navi al giorno

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Quello della seconda metà del XIX secolo si apprestava a essere un mondo globalizzato, molto più di quanto oggi saremmo inclini a pensare. Il fenomeno della globalizzazione, infatti, essa non è un’esclusiva della seconda metà del secolo scorso, benché mai nella storia il mondo è stato così interconnesso come dalla seconda metà del Novecento ai giorni nostri.

A fine Ottocento, tuttavia, possiamo già rilevare i caratteri di quello che poi verrà chiamato, con una fortunata locuzione, ‘villaggio globale’: gli Stati europei avevano ormai vasti imperi dislocati in tutti i continenti, le ferrovie avevano velocizzato i trasporti in tutta Europa e nel Nord America, le notizie correvano veloci con i primi sistemi di trasmissione, i commerci fiorivano anche grazie alla dottrina del libero scambio. C’era bisogno quindi di velocità, i ritardi di pochi giorni iniziavano a essere considerati intollerabili. In particolare, c’era un ostacolo geografico che, se abbattuto, avrebbe ridotto notevolmente i tempi di trasporto della merce e, con essi, i costi: l’istmo di Suez.

Questa piccola striscia di terra egiziana lunga soli 161 chilometri, che unisce l’Africa all’Asia, ha costretto, per molti secoli, le navi mercantili e militari a compiere la lunghissima e pericolosa circumnavigazione del continente africano, con grande impiego di tempo e risorse. Dopo anni di lavoro, il 17 novembre 1869 veniva finalmente inaugurato con grandi fasti il canale artificiale di Suez: lungo 193 chilometri, profondo 24 metri e largo poco più di 200 metri (grazie ai lavori che ne hanno raddoppiato la larghezza nel 2015), oggi è percorribile da 78 navi al giorno, in 15 ore (un’inezia se pensiamo a quanti giorni o settimane occorrevano per navigare attorno all’Africa) e convoglia il 7,5% del traffico navale mondiale. Merito di questa opera colossale è della Francia, che ha investito molti capitali in questa impresa (con notevole guadagno, tuttavia), ma non va dimenticato il contributo di un italiano, l’ingegnere trentino Luigi Negrelli, che ha supervisionato l’opera.

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