lunedì, Aprile 12

Accadde Oggi: il Pakistan ha la sua nuova leader 16 novembre 1988: Benazir Bhutto diventa Primo Ministro dopo 10 anni di dittatura

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Nella breve vita di questa rubrica, ci siamo già occupati di India e di Bangladesh. Per completare quell’area, oggi è il turno del Pakistan. Vicino conflittuale dell’India, il Pakistan è il suo nemico per eccellenza, per motivi militari, politici, geografici e religiosi e condivide con il subcontinente il passato di colonia inglese.

La fase post coloniale pakistana è stata tuttavia segnata da qualche turbolenza in più rispetto agli odiati dirimpettai indiani e si ricordano anche lunghe fasi di mancanza di elezioni politiche, come quella fase che si concluse il 16 novembre 1988, quando Benazir Bhutto, leader del Partito Popolare Pakistano, venne eletta Primo Ministro del Pakistan, carica che ricoprirà in due occasioni: fra il 1988 e il 1990 e fra il 1993 e il 1996. A 35 anni fu la più giovane donna, nonché la prima, ad essere eletta in un paese musulmano contemporaneo.

Con lei si era chiuso un cerchio: suo padre, l’ex Primo Ministro Zulkifar Ali Bhutto, era stato ingiustamente condannato a morte per impiccagione da Muhammad Zia ul-Haq, generale che aveva preso il potere in Pakistan e aveva instaurato una dittatura di stampo islamista radicale. Con la sua morte, avvenuta in un incidente aereo su cui aleggiano sospetti di attentato, si restaurò un regime democratico, con le elezioni vinte proprio da Benazir, la figlia dell’ex primo ministro condannato da Zia ul-Haq, a sottolineare come la famiglia Bhutto non fosse stata dimenticata dal popolo pakistano dopo oltre dieci anni di dittatura.

Ricoprì poi il ruolo di leader dell’opposizione negli anni successivi, prima di morire in un attentato nel 2007: Parvez Musharraf, allora Primo Ministro, condannò l’attentato, rivendicato da al-Qaeda, che aveva sede operativa in Afghanistan, Paese che l’ex dittatore Zia u-Haq aveva sostenuto durante l’invasione sovietica, finanziando i mujaheddin talebani, ma il marito della Bhutto considerò responsabile lo stesso Musharraf, troppo vicino a certi ambienti. Finiva così, tra le polemiche, la storia di una delle più grandi donne del Novecento.

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