martedì, Giugno 15

Abutalebi potrà entrare al Palazzo di Vetro di New York? Visto diplomatico bloccato, cosa farà ora Obama?

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Hamid Abutalebi

Istanbul – A due mesi dalla nomina ad ambasciatore della Repubblica Islamica d’Iran alle Nazioni Unite di Hamid Abutalebi la risposta della politica americana è arrivata forte e chiara. Dopo il passaggio alla Camera dei Rappresentanti, il Senato degli Stati Uniti ha votato all’unanimità il disegno di legge che impedirebbe ad Abutalebi l’ottenimento del visto diplomatico per lo svolgimento dei suoi doveri al Palazzo di Vetro in suolo americano. Il provvedimento ora, seguendo il suo percorso naturale, verrà recapitato sulla scrivania della famosa sala ovale dove, in caso di sigla da parte del presidente Barak Obamadiverrà legge

Il voto unanime, già di per se estremamente raro in nell’aula del Senato Usa, potrebbe avere conseguenze devastanti sul ritrovato dialogo fra le due potenze, da lungo tempo teso. Il portavoce della Casa Bianca Jay Carney, in volo sull’Air Foce One, ha dichiarato che la scelta di Abutalebi per ricoprire il ruolo di ambasciatore sarebbe «inaccettabile» e «non attuabile» , ottenendo come risposta dalla Repubblica Islamica una presa di posizione altrettanto netta: «E’ uno dei migliori diplomatici della Repubblica» .

Le ragioni di una chiusura così diretta alla nomina del diplomatico risiedono della storia stessa di Abutalebi, iscritto nella lista nera per aver commesso reati a sfondo terroristico contro gli Usa in suolo straniero, proprio agli albori delle tensioni fra Stati Uniti ed Iran. Durante le rivoluzioni studentesche a Teheran iniziate nel 1978, a seguito dell’accoglimento in suolo americano dello Scià di Persia per un trattamento oncologico, un gruppo di studenti occupò l’ambasciata americana, sequestrando cinquantadue membri della delegazione per oltre quattrocento giorni. L’estradizione dello Scià venne proposta a riscatto dei diplomatici e, nel gennaio del 1981, a seguito dei patti siglati in Algeria, la crisi si risolse con la liberazione della squadra americana.

Hamid Abutalebi, ha sempre negato di aver svolto un ruolo attivo nel sequestro ed ha sempre asserito di aver collaborato come traduttore nella trattativa per la liberazione degli ostaggi. Questa posizione, però, è evidentemente ritenuta non credibile dalle Camere Usa che, con il voto espresso, hanno tenuto a ribadire che chiunque abbia svolto un ruolo nella crisi, non potrà in nessun modo varcare le frontiere americane.

Abutalebi, diplomatico di lungo corso, che iniziò la sua carriera al Ministero degli Esteri di Teheran nei primi anni Ottanta, e che ha svolto attivamente il ruolo di rappresentante iraniano in Australia, Italia e Belgio, persona molto vicina al Presidente riformista  Hassan Rohani,  risulta quindi prezioso per la potenza ultra conservatrice ad est del Golfo e la delicata trattativa diplomatica che sta ruotando, e ruoterà, intorno al riconoscimento della sua figura, in caso di mancato riconoscimento, potrebbe rappresentare la prima, grossa, incrinatura dopo il disgelo fra Iran e Stati Uniti iniziato nell’ottobre dello scorso anno riguardo il piano di sviluppo nucleare del maggiore stato sciita d’oriente.

La situazione, per Obama, diviene sempre più complicata: da un lato la possibilità di apporre il veto al disegno di legge presentato dalle sue Camere ma che, a causa del voto all’unanimità, diviene praticamente impensabile; dall’altra la possibilità di violare gli accordi del ’47 che, siglati dagli Stati Uniti, vincolano il Paese a garantire la partecipazione alle sedute ai rappresentanti degli Stati membri dell’unione. Un cavillo, a questo proposito, potrebbe essere rappresentato dal Foreign Relations Authorization Act, trattato che diverge dagli accordi delle Nazioni Unite dando la possibilità al Presidente Usa di negare il visto a quei rappresentanti UN che si son macchiati crimini di spionaggio o contro la sicurezza interna della federazione nord americana.

La spinosa situazione si presentò già nel 2005, quando il Dipartimento di Sicurezza americano negò il visto d’ingresso all’allora presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, accusato anch’egli di aver preso parte all’assalto dell’ambasciata, ma venne rovesciato dal Dipartimento di Stato.

 

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