giovedì, Maggio 13

Abusi di soggettività per il bene comune. Forse

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Filippo Nogarin, Simone Uggetti. Il Sindaco di Livorno raggiunto da un avviso di garanzia, quello di Lodi arrestato. Due storie minori, distanti politicamente, ma, forse molto più vicine di quanto appaia, perché accadono nello stesso insieme, sebbene qualcuno, ieri il Pci, oggi il M5S, possa pensare di esserne fuori per diritto. La vicenda del Sindaco di Livorno, che a mio avviso farebbe bene a rimanere al proprio posto, dovrebbe suggerire a Beppe Grillo che il mito della purezza è solo una finzione infantile. Mostra, invece, di averlo capito Federico Pizzarotti, uno dei pochi esponenti del M5S con cui vale la pena di fare due chiacchiere, nella certezza di parlare con uno dai piedi piantati per terra. L’arresto del Sindaco di Lodi, che non pare abbia rubato ma abusato del proprio potere, fa riflettere per una serie di profili su cui è meglio soffermarsi.

Notevole spazio è stato dedicato dai quotidiani nazionali alle due sardine, che per una volta fanno ombra ai pescecani, ma il clima di contrapposizione venutosi a creare tra la Magistratura e la politica non deve fare sorridere nessuno, perché c’è poco da ridere. Una situazione così drammaticamente caricaturale non si crea mai per caso, la politica italiana è un pessimo esempio da qualunque parte la si voglia prendere, il tasso di illegalità al suo interno è fuori controllo. Una crisi istituzionale, quella presente, aggravata dall’immaturità di molti soggetti, a cominciare da chi ogni volta cerca retro-pensieri nell’azione dei magistrati, ma anche da qualche amministratore della giustizia in debito di attenzioni.

Mani pulite è passato invano, per guardie e ladri. Non saprei cosa possa avere accelerato l’arresto di Simone Uggetti, in un Paese che generalmente in galera manda solo i poveracci. Mi è accaduto diverse volte di visitare delle carceri per motivi di lavoro, in genere incontravo interi gruppi di detenuti discutendo insieme ad essi temi che toccavano la vita degli uomini. Raramente mi sono imbattuto in persone provenienti da strati sociali elevati, i ricchi riescono a inceppare la macchina della giustizia tirando la palla in tribuna con le loro schiere di legali. Molto facile, invece, incontrare il povero disgraziato che si è portato via nottetempo (aggravante) e insieme a un complice (aggravate), le monete di un distributore di sigarette, scassinandolo (altra aggravante). Furto con scasso e carcere quasi a vita, perché quando esci recidivi e torni dentro, il carcere non rieduca, è un grande incubatore di sentimenti antisociali, ma la politica è affaccendata nelle sue faccende, così una manciata di monetine brucia una vita intera, mentre montagne di soldi sottratti alla collettività lasciano intonsi.

Detto questo, nella vicenda da cui scaturisce l’arresto di Simone Uggetti non c’è la miseria a fare da fondale scenografico, tutto quello che vi accade attiene piuttosto alla presunzione, al sentimento di potenza tipico di chi conquista uno scranno anche modesto. Lo stesso Sindaco non smentisce ciò che gli viene attribuito, ma precisa di averlo fatto «per il bene della città». In questa pretesa, peraltro da verificare nella sostanza, si annida in piccolo l’attuale deriva della politica italiana e dei personaggi che la popolano.

L’abuso di soggettività, una strana forma di legislazione privata, parallela a quella dello Stato, in cui siamo noi a stabilire ciò che è bene e ciò che è male, non le leggi. Il Sindaco di Lodi pare avesse deciso, c’è lo diranno le indagini, che l’appalto per la gestione di un paio di piscine dovesse aggiudicarselo una società scelta da lui medesimo, per questo, dicono i giudici, avrebbe piegato gli eventi verso l’esito desiderato. Può darsi lo abbia fatto davvero «per il bene della città», ma su tale binario quasi mai transitano attori diversi dagli amici degli amici. Una delle piscine coinvolte fu voluta dal Sindaco precedente, Lorenzo Guerini, un’opera dalla storia controversa in una città dove forse in troppi credono che il bene comune sia un’estensione dei propri pensieri.
Lodi è la piccola patria di Gianpiero Fiorani, amministratore della Banca Popolare locale, che in nome di una personalissima idea di interesse collettivo spinse la città sull’orlo della catastrofe. Fiorani e Guerini si conoscevano assai bene, si compiacevano della banchetta che faceva parlare il mondo. Il primo chissà dov’è finito, il secondo, invece, è il vero leader del territorio da quando era solo uno studente, dunque deve assumersi perlomeno le responsabilità morali di quanto è accaduto nel suo ovile, compresi gli eventuali sviluppi. Ora che uno dei delfini, Uggetti, sarà assente giustificato, rimarranno i fidi Mauro Soldati, presidente della Provincia, e Fabrizio Santantonio, segretario provinciale del Pd, succeduto nella carica proprio a Soldati. Immagino sentiranno l’onere di porsi qualche domanda sullo stato della politica nel loro territorio, magari lasciando spazio ad altri.

Le polemiche degli ultimi giorni tra politica e magistratura rischiano di inacidirsi nei prossimi mesi, perché gli spazi di ambiguità nelle procedure sono ampi. Un Sindaco, che considero tra i migliori d’Italia, mi scrive, descrivendomi quanto, ad esempio nell’assegnazione degli appalti, il terreno possa diventare sdrucciolevole, non solo per i malfattori ma persino per gli amministratori onesti. «Nei bandi di gara tu assegni un punteggio all’offerta economica, di norma il 30%, e il restante 70% lo distribuisci sulla base di elementi di merito e qualità. Qui comincia il campo minato, ti domandi se i criteri di merito sono un fatto tecnico o politico. Quei 70 punti da assegnare, che spesso fanno la differenza, vuoi capire se è meglio sia il tecnico a dire come e quanto pesano oppure se dev’essere la politica a esprimere un indirizzo indicando quali elementi valorizzare. Io non ho dubbi. I tecnici supportano la costruzione, validandone la correttezza e la ragionevolezza, ma la scelta è politica. Ovvio che questo primato della politica non può mai significare che un bando sarà cucito su misura per qualcuno, tuttavia, qualunque scelta venga operata, si rischia sempre di cadere nelle maglie di un teorema o nelle grinfie di un magistrato a cui stai sulle scatole”.

Se le cose cose stanno così, gli amministratori dovranno moltiplicare l’acume e agire con molta onestà, prima di tutto nel loro stesso interesse, mentre i magistrati dovranno sforzarsi di valutare di caso in caso, evitando di applicare la legge come si appone un timbro. Se non sarà così, le schermaglie di questi giorni potrebbero essere l’inizio di una vera e propria guerra di posizioni.

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