venerdì, Maggio 7

Donne abusate e costrette a tacere anche nel Medioevo In epoca medioevale aristocratici e prefetti abusavano delle donne che erano sottomesse al loro volere

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Grazie alle numerose accuse di molestie sessuali rivolte al produttore cinematografico di Hollywood, Harvey Weinstein, la voce delle donne è tornata a farsi sentire. Numerose le testimonianze che si sono succedute e che hanno riportato il comportamento riprovevole che Weinstein aveva nei confronti di queste attrici divenute famose.

Oggi, come ieri, la forza bruta degli uomini è considerata come sinonimo di potere. Basti pensare che anche nel Medioevo, le donne subivano lo stesso trattamento punitivo da parte del maschio dominante.

Nella prima lettera di San Paolo a Timoteo (1.11-14), presente nel Nuovo Testamento, il santo scrive così: «A causa della loro indole peccaminosa e della loro corruzione morale, le donne non possono professare la loro fede né insegnare alcunché. Lasciate che la donna stia nel silenzio, perché Adamo è stato creato per primo ed Eva come seconda».

In altre parole, il silenzio veniva considerato l’essenza della femminilità e la donna non poteva né doveva provare a ribellarsi alla volontà degli uomini né far valere le proprie ragioni.

San Girolamo, uno dei padri della Chiesa, la cui influenza era profondamente sentita dal popolo, ribadiva questo concetto e imponeva a tutte le donne la sobrietà, la restrizione e l’espiazione, e nel caso in cui una donna avesse commesso un peccato o avesse indossato abiti che mostravano tutta la sua vanità era doveroso punirle. Quindi, una donna non solo doveva tacere, ma veniva anche etichettata negativamente se indossava abiti che non era casti e puri, simbolo dell’innocenza.

La vita delle vergini è stata descritta in alcuni dei testi più diffusi del Medioevo che ritraggono, tramite le illustrazioni che sono state inserite a supporto delle parole, le molestie che erano costrette a subire le donne se non si attenevano a queste regole.

Sant’Agnese, per esempio, si è rifiutata di essere sedotta dal figlio di un dignitario romano perché voleva rimanere vergine e servire Dio. Come punizione per il suo rigido rifiuto, è stata sottoposta a una serie di molestie: dal tentato stupro alle minacce di morte. Alla fine, fu pugnalata alla gola e morì per intervento divino.

Anche Santa Petronilla, rifiutandosi di sposare il crudele Flaccus, è stata legata e poi uccisa e a Sant’Agata vennero tagliati i seni, per aver resistito al corteggiamento di un prefetto romano.

Nel Medioevo, le molestie sessuali erano strettamente connesse con il potere. Infatti, coloro che abusavano delle donne erano aristocratici, prefetti, consoli, per i quali il corpo di una donna doveva essere trattato come un oggetto di modo che si poteva dimostrare la supremazia di un uomo nei confronti del sesso femminile considerato debole.

A quei tempi, le donne erano completamente sottomesse e la loro opinione non era tenuta minimamente in considerazione. Se provavano a ribellarsi, venivano fatte tacere all’istante.

Questo tipo di atteggiamento è stato utilizzato da tutti gli uomini dell’epoca che relegavano la donna in casa, costretta a pensare alle faccende domestiche e ai figli, che in caso di ribellione poteva subire torture indicibili. La cosa spregevole era che tutti gli uomini potenti si spalleggiavano a vicenda, facendo diventare questa ‘pratica’ abitudinaria e di uso comune.

La donna non poteva denunciare l’accaduto perché non sarebbe stata creduta, anzi se veniva scoperta veniva punita in maniera crudele e sadica. La violenza sessuale, quindi, era ed è tuttora considerata come l’affermazione del diritto del patriarcato di controllare e utilizzare impropriamente i corpi delle donne.

Tuttavia, le martiri avevano un vantaggio. Erano capaci di parlare con Dio che, secondo i testi popolari medioevali, aveva il potere di tormentare gli stupratori, con la voce delle vittime, anche dopo la morte.

Il silenzio, però, poteva essere utilizzato anche in un altro modo e non essere solamente visto come strumento di sottomissione. Infatti, alcune mistiche e visionarie dell’epoca, come Mechthild di Hackeborn e Gertrude di Helfta, hanno interpretato il silenzio come una forma di riflessione, di contemplazione e di tempo necessario per la guarigione spirituale e fisica.

Queste testimonianze che giungono dal passato, ci impongono una riflessione da fare sul presente. I tempi non sono poi così tanto cambiati e l’argomento suscita sempre scalpore.

Sia nel Medioevo che adesso, la violenza sulle donne è ancora considerata un tabù, con un’unica differenza, che all’epoca le donne sottomesse e vittime di abusi sessuali non avevano voce in capitolo e non venivano minimamente ascoltate e capite. Oggi, invece, nonostante il fenomeno sia alquanto diffuso e sempre di grande attualità, le donne hanno cominciato a parlare, ad esporsi e a metterci la faccia.

Inoltre, la società non è più caratterizzata, per la maggior parte, dal maschio dominante e molte donne hanno acquisito potere e sono disposte a denunciare il colpevole.

Il caso del produttore è solo un esempio di una lunga lista di nominativi, come lui anche altri si sono macchiati dello stesso reato. Oggi le donne fanno rete e si è creato quello spirito di solidarietà che prima mancava, ma è pur vero che i pregiudizi sono duri a morire e che ci sono ancora donne che si accaniscono contro altre donne.

Non dimentichiamoci, infatti, ciò che è accaduto ad Asia Argento, condannata ancor prima di parlare.

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