sabato, Maggio 8

Abu Mazen dimesso: è strategia? Il presidente e 18 consiglieri hanno lasciato il Comitato esecutivo dell'OLP

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Venerdì 21 Agosto, Mahmoud  Abbas si è dimesso dal Comitato esecutivo dell’OLP di cui era Segretario generale dal 2004, carica precedentemente ricoperta fino alla morte dal leader Yasser Arafat. Le sue dimissioni, come del resto quelle presentate a seguire da oltre la metà dei 18 membri, avranno validità effettiva soltanto a partire dal 15 e 16 Settembre prossimo, data in cui il Consiglio Nazionale si riunirà per l’elezione del nuovo Comitato esecutivo.

Il Comitato esecutivo è una sorta di governo che rappresenta sia i palestinesi dell’interno che quelli della diaspora, mentre l’Autorità Palestinese governa soltanto i palestinesi dei territori autonomi. È l’unico organo autorizzato a prendere decisioni importanti e riguardanti la totalità dei palestinesi, per esempio, in merito al processo di pace. I 740 membri del Consiglio Nazionale Palestinese (CNP), che funge da Parlamento dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), distribuiti tra i territori occupati e la diaspora, rappresentano tutte le fazioni palestinesi tranne Hamas e Jihad Islamica. Non si sono più riuniti da quasi 20 anni.

Ufficialmente, si tratta di ‘iniettarvi sangue fresco’ attraverso l’elezione di nuovi esponenti all’interno di un percorso che mira a rinnovare e riattivare le istituzioni palestinesi ritenute ormai “vecchie”; in realtà dietro le quinte, tra le cerchie politiche e tra il popolo i discorsi sono molto diversi. Nonostante i pareri divergano sui dettagli e sulle motivazioni del Rais palestinese che, va ricordato, non lascia la nave e detiene ancora il timone dell’ANP (Autorità Nazionale Palestinese), tutti concordano nel ritenere che egli stia preparando, in sordina, il tavolo per la sua successione.

Alcuni osservatori intravedono in questa decisione le premesse di un imminente stravolgimento sulla scena politica palestinese, non escludendo l’eventualità che Abbas getti la spugna.

Da tempo ormai, i media locali e arabi affermano di essere in possesso di informazioni secondo cui Mahmoud Abbas starebbe cercando di sbattere la porta dimettendosi prossimamente da Presidente dell’Autorità Palestinese. Tutto ciò viene sostenuto sulla base della delusione dell’ex Rais per l’insuccesso del processo di pace, l’immobilismo dell’amministrazione americana, l’indifferenza mostrata dalla Comunità internazionale per la quale la questione palestinese non più una priorità, senza contare le divisioni interpalestinesi si aggravano ogni giorno di più.

D’alto canto, Abbas presenta le sue dimissioni proprio all’indomani della conferma da parte di Hamas che tra il suo ufficio politico e il governo israeliano siano in corso trattative per una possibile tregua a lungo termine in cambio della revoca del blocco sulla Striscia di Gaza.

Secondo Mahmoud Abbas e il movimento al-Fatah, questo negoziato segreto con Israele nasconderebbe un obiettivo ben più ampio, ovvero creare un emirato islamico nella Fascia di Gaza a discapito delle ambizioni nazionali palestinesi per la costituzione di uno Stato sovrano palestinese che comprenda la Cisgiordania e Gaza; accuse che il movimento Hamas ha rigettato senza tuttavia riuscire ad essere del tutto convincente.

Un altro indizio, di una certa portata, sembra infatti confermare questa ipotesi: la creazione da parte di Hamas di un proprio servizio di informazioni i cui  uomini pare siano stati assunti e addestrati in Qatar.

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