giovedì, Maggio 13

Aborto, il Papa e le donne Il grande gesto di misericordia è parte della rappresentazione dell’uomo di Francesco

0
1 2


Pochi giorni dopo l’elezione di papa Francesco, mi trovavo a Roma per lavoro. Avevo tenuto una conferenza promossa dalla Chiesa Avventista nell’ambito, di una bella iniziativa a tutela dei minori. Concluso il mio impegno, mi ero spinto a piedi in direzione piazza San Pietro. Ignoravo vi fosse in atto una grande manifestazione con gruppi e movimenti. Ero giunto in piazza proprio mentre il Papa prendeva la parola e, vista la fortunata coincidenza, avevo deciso di fermarmi ad ascoltare almeno le prime espressioni dell’uomo arrivato dalla ‘fine del mondo’. Dopo quelle non avevo potuto fare a meno di fermarmi. Il Papa era partito dalle cantine, poi aveva iniziato a salire, senza tuttavia fare molta strada, la meta finale era infatti il tinello di casa sua, qui avevamo incontrato la nonna del piccolo Jorge, a cui egli stesso attribuisce la trasmissione di quella fede che lo rende successore di Pietro. Niente alchimie o trucchi verbali. Pura, banale quotidianità. Un discorso assemblato con ilnienteche contiene il tutto.

Per questo la generosa apertura di Francesco sulle donne vittime (anch’esse) dell’aborto, può destare meraviglia solo in chi vuole credere si tratta di un gesto eccezionale. In realtà siamo di fronte ad una continuazione di quella stessa pastoraledomestica’, di cui è protagonista la casa, contenitore della persona e della famiglia, l’officina dove tutto si forgia, il luogo dove prendono corpo le linee fondamentali dello stile di vita dell’individuo.
Tra quelle mura l’umanità riacquista la sua vera dimensione, la stessa che negli spazi sconfinati e anonimi di un mondo sempre più digitalizzato sembra smarrirsi, rendendo tutto possibile, pure le mostruosità che i profughi ci mostrano, smascherando uomini primitivi a caccia di facile consenso. Solo tra quelle mura ogni perdita diventa un trauma misurabile, anche l’aborto, dramma domestico e cosmico al contempo, senza vincitori. Solo vittime, a cominciare da quelle donne cui moralismi fuori luogo caricano sulle spalle pesi di inaudita crudeltà, proprio quelli da cui Francesco oggi intende almeno in parte liberarle. Il Papa non mette macine al collo ma si piega compassionevole verso la persona, supera il giudizio e rinuncia al potere che da esso promana, ridando a ciascuno la possibilità di ritrovarsi, senza ipoteche.

Per un paio di decenni sono stato consulente di seminari vescovili e da sempre, mischiati tra i miei pazienti, vedo sacerdoti e loro superiori. Credo di conoscere discretamente questo mondo che pure sento lontano, ascolto i pensieri di chi con l’arrivo di Francesco sembra essere rinato insieme alla Chiesa, e quelli di chi vorrebbe rovesciare la freccia del tempo sperando in un esito diverso di quell’incredibile conclave che spalancò i polmoni della Terra. Uomini che sognano di parcheggiare la Chiesa nel garage sotto casa, e tenervela in eterno. Non si sa mai possa scalfirsi la vernice. La maggior parte di costoro non sopportano il Gesù che si fa umiliare dai suoi giudici e rifiuta di esibire i muscoli, non sopportano nemmeno quello che nell’Orto degli ulivi cade preda del panico. Ma è proprio qui che passa il crinale tra il cristianesimo del Papa e quei cristiani per i quali l’eresia docetista non è neppure un’eresia. Un dio non può scendere così in basso e la crocefissione diventa tollerabile solo se si tratta di una bella finzione, che svuota il cristianesimo e lo trasforma in un gioco di società. Poco prima che arrivasse Francesco a rompere il giocattolo, si disputava sulla formula della consacrazione eucaristica tra Benedetto XVI e il teologo di vaglia. Braccio di ferro tra ‘per molti’ e ‘per tutti’, alla fine vince ‘per molti’, dopo una virata di 180 gradi del teologo. Le formule passano le carriere restano. Dibattiti impensabili sotto Bergoglio.

Sono trascorsi, da quella fumata bianca, un pugno di giorni che sembrano secoli. Il meteorite si è abbattuto su una Chiesa molto preoccupata di se stessa, piuttosto che di quanto accade fuori dal perimetro. Una Chiesa a trazione curiale e piuttosto triste, poco incline a contaminare il mondo ma assai propensa a lasciarsene plasmare, magari nascosta dietro paraventi di comodo come quello dei valori non negoziabili’, che il Papa si è preoccupato di smontare e quasi di ridicolizzare.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->