lunedì, Maggio 10

"Abolizione delle Province ed Europa più sociale" field_506ffb1d3dbe2

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Pisicchio

Comincio a dare di matto quando sento che l’unico criterio per cui noi dobbiamo tenere in piedi o abolire un’istituzione democratica è il risparmio. Io però sono d’accordo per l’abolizione delle province“. Così fuori dal politiche Pino Pisicchio, onorevole del Centro Democratico, commenta il disegno di legge sull’abolizione delle province. L’esponente centrista si è soffermato sul momento che sta vivendo l’Europa “ci sono difficoltà sociali, economiche e poi anche politiche. La difficoltà non può essere superata con maggiore austerità, oppure con l’imposizione dell’Europa matrigna. Questa va superata nel momento in cui si danno delle risposte“.

 

Cosa pensa del disegno di legge che Abolisce le province? Ci saranno veramente dei risparmi?  Perché si parla di abolizione quando in realtà le provincie resteranno lì dove sono e cambia solo la modalità di elezione di Giunte e Consigli?

Comincio a dare di matto quando sento che l’unico criterio per cui noi dobbiamo tenere in piedi o abolire un’istituzione democratica è il risparmio.  Se la logica è quella del risparmio, benissimo risparmiamo ancor di più abolendo tutti i comuni, Camera e Senato, anche la Corte Costituzionale, ne lasciamo uno solo che magari si collega via web e siamo tutti a posto con la coscienza. Magari non si chiama più democrazia, ma che ci importa a noi. Nonostante questa premessa, io sono da sempre per l’abolizione delle province, e ci sono delle mie proposte di legge che risalgono a più di dieci anni fa.  Le province è giusto abolirle, ma dentro un disegno ben preciso.   

Secondo lei è giusto “arrotondare” lo stipendio dei grandi manager? Non crede che in questo caso molti di questi dirigenti potrebbero approdare al privato?

Bisogna dirlo con molta franchezza, tutto ciò che è nella sfera pubblica deve essere un po’ più contenuto rispetto a quello della sfera privata. Però è evidente che si possano adottare meccanismi che diventino premiali quando c’è un risultato, e penalizza tori nel momento in cui non arrivi il risultato. Quando una persona va a lavorare per il pubblico deve sapere che non sta andando a lavorare per il privato, quindi deve accettare questo ridimensionamento delle retribuzioni, al tempo stesso devo anche essere premiato se lavora bene. 

Ci sono dei forti ritardi sulla legge elettorale. Secondo lei l’Italicum potrebbe slittare dopo il voto delle Europee?

Dal punto di vista delle istituzioni, il Parlamento ha una durata di cinque anni e noi siamo solo al secondo, quindi c’è tutto il tempo. Anche da un punto di vista dell’agenda condivisa, al Senato la discussione parte dopo l’approvazione del bicameralismo, quindi parliamo di tempi che non sono brevi.

Voto di Scambio. Quali sono i punti che condivide?

Naturalmente condivido tutto l’impianto che la Camera dei Deputati aveva approvato già nella prima lettura. Questa è una necessaria disciplina per difenderci dalle infiltrazioni mafiose. Io ho votato contro la dichiarazione di incostituzionalità e spero che ci sia qualcosa da rivedere, poiché nella seconda lettura il Senato ha lasciato dei margini di vaghezza.

Secondo lei  non ascoltare i sindacati, piuttosto che le Associazioni datoriali non rischia di gettare il paese nello scontro sociale perenne?

Io appartengo alla scuola che considera il dialogo una risorsa, e non una condanna. Mio padre era tra i fondatori della CISL, quindi sto parlando di argomenti che mi toccano. Certo dobbiamo trovare un punto di equilibrio per l’ascolto delle parti sociali. Dopo le dichiarazioni di quei giorni, mi sembra che Renzi abbia l’intenzione di ascoltare le parti sociali.

Da Ncd a Fi, tutti stanno mandando dei messaggi precisi al premier? Riuscirà secondo lei Renzi a tenersi in equilibrio?

Credo che Renzi abbia un perimetro molto netto e chiaro di maggioranza ed a quella deve far riferimento. Quando il premier cercherà di allargare la sua maggioranza con Forza Italia, sarà sotto schiaffo e avrà problemi molto seri. Io gli consiglierei di guardare a coloro che votano i provvedimenti.

Lei condivide il progetto degli Stati Uniti d’Europa espresso più volte da Renzi?

Ma certo, io è da anni che mi batto per l’Europa federale.  Sono stato anche parlamentare europeo e questo era uno dei temi centrali.

A suo avviso cosa serve per combattere l’antipolitica?

Io ho scritto un saggio che parla di due tipi di antipolitica: quella più casareccia, e quella più raffinata e costruita.  Secondo questa seconda forma il pensiero principale è “facciamo fuori i partiti”, e questo avviane basta che ci sia un popolo ed un capo, eliminando tutte le posizioni intermedie.  L’antipolitica bassa è presente in Italia da molto tempo, ed in questo ultimo periodo si è amplificata. Quindi, l’antipolitica si combatte con la politica seria, che realizza le cose, e non quella che le annuncia soltanto.  Se si governa in modo serio hai vinto la partita.

Cosa non va in questa Europa. Non crede che le elezioni amministrative francesi siano un segnale importante?

L’Europa vive una difficoltà sociale, economica e poi anche politica. La difficoltà non può essere superata con maggiore austerità, oppure con l’imposizione dell’Europa matrigna. Questa difficoltà va superata nel momento in cui si danno delle risposte nell’ambito di Europa sociale, sviluppi e azioni concrete. Quindi, l’Europa non può essere vista in questo modo. I francesi hanno visto l’Europa come una matrigna, si sono dunque riservati una possibilità di allarme, scegliendo di votare un partito dichiaratamente antieuropeista. In Italia il partito antieuropeista è sicuramente il Movimento Cinque Stelle, e sembra proprio il movimento politico più vicino alla Le Pen, anche se Grillo smentisce.  Il grande problema per l’Italia è avere alle prossime elezioni queste organizzazioni populiste.

Secondo lei , il vincolo del 3% va cambiato come dice il M5S, oppure bisogna rispettarlo?

Va assolutamente cambiato, lo dico urlando. Lo dobbiamo cambiare in questo modo: ogni volta che noi prendiamole risorse dello stato per fare sviluppo, non andiamo a gravare sul debito, e questo  l’Europa lo deve riconoscere.   UE non ce lo può caricare sul debito, e va fatta un’intesa di solidarietà tra i paesi mediterranei: la Germania fa la brillante, ma anche loro si trovano in una condizione di sofferenza. Renzi deve lavorare con i paese mediterranei.

Infine, il Centro che fine ha fatto?

Il Centro è malato. La sua malattia lo sta distruggendo, poiché ognuno si attacca al suo campanile, e alle sue micro identità. Rischia di non avere più senso, io sono del parere che stiamo perdendo una grande occasione.  Non rinuncerò mai a dire che il centro sta sbagliando.   

 

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