giovedì, Giugno 24

Abolire la pena di morte e concedere l'amnistia

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Una storia ora che induce a qualche amara riflessione. Una storia, così si legge sulla stampa dell’epoca, siamo nel luglio 2014, di ‘adolescenza violata’. Una ragazzina di 14 anni, già prostituta nei bordelli libici; e poi rapita in Nigeria, venduta per tremila dollari, ridotta in schiavitù da un gruppo che le promette un futuro di colf in Italia.

A 15 anni, madre di una bimba figlia di vai a capire di quale padre, due anni dopo incinta una seconda volta; trova il coraggio di denunciare i suoi aguzzini appena sbarca a Palermo, reduce da un viaggio allucinante su un barcone che galleggia sfidando ogni legge della fisica. Indica in una coppia, anche questa nigeriana, i suoi nuovi aguzzini. I due finiscono in carcere, sono Osazuwa Roland, 26 anni, nigeriano, e Sammy Happyness, 21 anni, marito e moglie. La coppia, secondo quanto denuncia dalla ragazzina ha pagato le spese del ‘viaggio’ (trentamila dollari circa); lei per restituirli avrebbe dovuto continuare a prostituirsi, e i due avrebbero fatto i ‘protettori’. Per convincerla – è sempre la ragazzina che parla – le promettono che l’avrebbero fatto operare all’utero, così da escludere di avere altri figli. Leggiamo ancora le cronache di quei giorni: subito dopo la denuncia, marito e moglie si spingono fino alle minacce di morte: ‘Se tua figlia non ci paga, rischia la vita’, avrebbero detto al telefono alla madre della ragazza, che vive ancora in Nigeria. Osazuwa e Sammy finiscono in carcere. Un arresto, spiegano gli investigatori, che «è la prosecuzione dell’attività iniziata con l’intercettazione degli scafisti e degli organizzatori dei cosiddetti ‘viaggi della speranza’. Siamo a caccia delle organizzazioni che si trovano in Libia e dei loro contatti nella nostra terra. Ce la stiamo mettendo tutta, purtroppo non è facile far collaborare queste popolazioni».

Com’è finisce la storia? L’11 dicembre il Giudice per l’Udienza Preliminare di Palermo assolve sia Osazuwa che Sammy. Nella sua arringa, l’avvocato dei due è riuscito a sottolineare come il racconto della presunta vittima fosse piena di contraddizioni e incongruenze: non ha l’età dichiarata; non ci sono prove di abusi e violenze subiti…Insomma una versione che faceva acqua da tutte le parti, e comunque gli elementi raccolti dalla procura non sono stati ritenuti sufficienti per condannare la coppia. Questo però diciotto mesi dopo l’arresto: che Osazuwa ha trascorso in carcere; e Sammy agli arresti domiciliari. I due ora sono tornati liberi, ma non hanno i documenti; in questi casi si finisce ‘sistemati’ in un centro di accoglienza. Osazuwa e Sammy hanno un figlio di sette mesi. Il tribunale dei minorenni lo ha dichiarato adottabile. L’avvocato difensore ha presentato ricorso contro questa decisione. Chissà…

 

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