venerdì, Ottobre 22

Aboliamo l'Italia field_506ffb1d3dbe2

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arte 

 

Questa furia da Menadi che si avverte tutt’intorno, la pretesa di eliminare tutto ciò che si contrabbanda come superfluo dovrebbe destare preoccupazione, piuttosto che essere accolto con sollievo, come l’avvento dei liberatori.

E il fenomeno allarga il proprio raggio d’azione dai programmi scolastici a quelli istituzionali.

Sembro criptica? Ma faccio presto a spiegarvi. Sia sui giornali che sui social network è tutto un appello al Ministero dell’Istruzione che, con un colpo di mano concepito non si sa se da Miss Neutrini  -che avrebbe fatto meglio a neutralizzarsi-  o dai suoi successori  -altri personaggini che non certo passeranno alla storia come eredi di Giovanni Gentile, quanto piuttosto di Attila- pare che abbia fatto fuori come con una palla da bowling ben tre materie dai programmi scolastici: geografia, storia dell’arte e filosofia.

Io, che avendo frequentato il Liceo Classico, dove ho appreso ad amare la cultura e l’elevazione spirituale, le ho studiate tutt’e tre, ho avuto un attimo di horror vacui (a breve aboliranno Greco e Latino, eccheccavolo!).

In un Paese in cui si conservano gli Enti inutili  -ce ne sono centinaia, ora non ve li sto a elencare perché mica sono Milena Gabanelli-; in cui sul prezzo della benzina ci sono ancora dei contributi di solidarietà per catastrofi lontane nel tempo e, teoricamente, rimarginate, tipo il Vajont, si scarnifica la scuola per renderla a misura del Trota. Naturalmente, il fine ultimo è quello di evitare la fuga di cervelli … asini che, altrimenti, andrebbero altrove a trasportare i propri ragli.

Secondo me, il genio del male che s’è inventato quest’epurazione delle materie doveva essersi proprio bevuto il cervello.

Ma come, diventiamo tom tom dipendenti per avere una benché minima cognizione delle posizioni dei luoghi e persino del Continenti? Studieremo la geografia solo per giocare a Risiko (sempre che sia su consolle)?

Siamo così evoluti che nasciamo con un microchip inserito nel cervello, che ci fa conoscere per scienza infusa la Terra e la geografia astronomica?

Usiamo il metodo Pollicino, scaricando dall’auto le briciole che accompagnano il nostro cammino onde poter tornare indietro (sempre sperando che le briciole utilizzate dagli altri non ci confondano)? Insomma, una bestialità.

Trionfo dei somari numero due: viviamo nel Paese a più alto tasso di presenza di opere d’arte, architettoniche e archeologiche al mondo; una culla della civiltà che il mondo c’invidia, tant’è che corrono dai quattro angoli del Pianeta ad ammirarla.

Naturalmente, autolesionisti fino allo spasimo, stufi marci di avere sotto gli occhi sempre lo stesso noiosissimo Colosseo, quel porcospino del Duomo di Milano, il Maschio Angioino e le quattro pietre scarrupate di Pompei, nonché una lista infinita di roba vecchia con cui non vi sto ora qui a tediarvi, ci vendichiamo contro chi ci ha fatto nascere in un Paese così ricco di tesori rifiutandoci tassativamente di studiarne la storia.

Abbiamo troppo da fare a ca … ggiare su Facebook, Twittare ‘Arrivo, arrivo!’, mettere su YouTube le nostre imprese bullesche per perdere tempo a studiare la meravigliosa storia delle nostre bellezze artistiche, di architettura, i musei e quella sventurata figlia di un dio scolastico minore che è la storia dell’arte, che, secondo me, si dovrebbe, invece, imparare fin dall’asilo.

Infine, la Filosofia: e qui passiamo dal ‘pensiero debole’ al ‘pensiero assente’, quasi una vendetta postuma di chi formulò quella filastrocca demente che provvedemmo a imparare appena varcammo le porte del liceo: «La filosofia è quella cosa con la quale o senza la quale tutto rimane tale e quale».

Naturalmente, dai primordiali filosofi greci fino ai giorni nostri, per 30 secoli o giù di lì, erano tutti un branco di deficienti coloro che consumavano il loro cervello e i loro giorni alla ricerca di una risposta alle grandi questioni esistenziali: ‘Chi sono, dove vado, cosa ci faccio qui?

Vedo Socrate che si prende a schiaffi in faccia per aver bevuto quell’amarissima cicuta per nulla; avrebbe fatto meglio a farsi servire uno sciroppo alla menta.

E scorgo tutta la sfilza di filosofi che vanno per le strade disorientati come tanti malati mentali dopo la chiusura dei luoghi di accoglienza. C’è Kant che sbatte contro un muro l’orologio e Seneca che si fa il bagno senza tagliarsi le vene, blandito dalle Olgettine; Giovan Battista Vico (voi sapete perché mi è tanto simpatico, quale eponimo del mio Liceo) che si strappa i lunghi boccoli e improvvisa una danza selvaggia mentre Giordano Bruno esce fuori dal rogo e ci dice: tié!

L’intento, a mio avviso, di cotanto premuroso alleggerimento del basto scolastico è quello di completare l’opera di depauperamento culturale della popolazione, sì da renderla più facilmentegovernabilee plasmabile.

Insomma, è in atto l’operazione Azzeccagarbugli, tendente a renderci tutti tanti Gervaso (non il mio povero amico Roberto, bensì il fratello demente di Tonio, entrambi personaggi minori de ‘I Promessi Sposi‘).

In parallelo, sta prendendo piede una operazione sottrattiva anche sul versante delle istituzioni, concepite quali portatrici di pesi e contrappesi proprio per contrastare derive autocratiche.

Suvvia, aboliamo il Senato, che ci costa troppo avere due organi legislativi fotocopia (che esistono in tutti gli altri ordinamenti al mondo, ma che importa?); ed io rilancio: e se abolissimo la Camera, che conta il doppio dei componenti?

E poi, eliminiamo la Corte Costituzionale e sottoponiamo al televoto le questioni di costituzionalità … Non paghi, leviamoci dai piedi anche la Costituzione che sta lì, come l’ombra di una suocera austera e non ci fa fare quello che ci pare… E quasi quasi, già che ci siamo, aboliamo anche l’Italia, trasformandola di nuovo in tre Regni: quello dei Grilli, la Renzicrazia e l’Eden Berlusconico

 

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