lunedì, Settembre 27

Abi: economia, crescita nel 2015-16

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L’economia italiana tornerà a crescere nel biennio 2015-2016, queste le previsioni contenute nel rapporto di previsione Afo (Abi Financial Outlook), redatto dall’Abi insieme agli Uffici Studi delle principali banche operanti in Italia. Secondo il rapporto il Pil dovrebbe crescere nel 2015 dello 0,6%, potrebbe poi quasi raddoppiare nel 2016, +1,1%. «Si stanno manifestando alcuni segnali di inversione delle tendenze fin qui invalse che dovrebbero consolidarsi nel corso del 2015, quel che è in atto, nel panorama macroeconomico è un miglioramento relativo del nostro Paese rispetto al complesso dell’Area euro, che avviene però in un contesto di non rassicurante arretramento del quadro europeo. Su tale arretramento stanno influendo fattori geopolitici che indeboliscono il commercio internazionale ma anche un’insoddisfacente andamento della domanda interna che pone prepotentemente all’ordine del giorno il tema dell’impostazione a livello europeo delle politiche economiche e del mix tra politiche monetarie, fiscali e strutturali».

 L’Afo prevede per il nostro Paese un tasso di inflazione un po’ sotto il punto percentuale nel 2014 e 2015 e poco sopra il punto percentuale nel 2016. Infine, secondo l’Abi, « il profilo di crescita della nostra economia è compatibile con gli obiettivi di finanza pubblica che si conformeranno ai valori programmati grazie soprattutto all’azione di compensazione che sarà esercitata dalla spesa per interessi, il rapporto tra deficit e Pil dovrebbe attestarsi al 2,7% nel 2015 e all’1,9% nel 2016, il debito invece salirà al 132,4% l’anno prossimo per poi calare al 131,2% nel 2016».

 La Bce ha assegnato liquidità per 119,2 miliardi di euro al tasso fisso dello 0,05% nel corso dell’asta settimanale di rifinanziamento con scadenza 30 dicembre. All’operazione hanno partecipato 149 banche. La Bce precisa che in occasione dell’asta le banche si sono procurate liquidità per 20,2 miliardi in più rispetto alla precedente ottava. Il fabbisogno aggiornato di liquidità dell’Eurosistema al 29 dicembre è stato valutato in 507,1 miliardi pari a un ammontare benchmarck di -65 miliardi.

41.330, questo, secondo l’Istat, il costo del lavoro per dipendente nelle imprese ed istituzioni private e pubbliche con almeno 10 dipendenti dell’industria e dei servizi. Il costo si riferisce al 2012. Spiega l’Istat che il costo del lavoro si intende in senso ampio ovvero « comprensivo di tutte le spese sostenute dai datori di lavoro per l’impiego di lavoratori dipendenti». Crollano le imprese nel terziario, secondo i dati diffusi da Confcommercio, nei primi dieci mesi del 2014 hanno chiuso 78mila imprese. In media sono scomparse 260 imprese al giorno. Saldi negativi e in peggioramento si rilevano anche nei singoli comparti – commercio al dettaglio alimentare e non alimentare (-25.600), alloggio e ristorazione (-13.759), altre attività di servizi (-26.272) – con l’unica eccezione del commercio ambulante che rispetto al 2013 registra una crescita del numero di imprese presentando un saldo positivo tra iscrizioni e cessazioni pari ad oltre 1.600 unità. Il dato emerge dell’Osservatorio sulla demografia delle imprese realizzato dall’Ufficio Studi Confcommercio secondo cui alla base di queste dinamiche negative ci sono « il protrarsi della recessione e la crisi dei consumi delle famiglie i cui effetti si sono esplicati indistintamente sull’intero territorio nazionale con saldi negativi in tutte le regioni e una riduzione particolarmente consistente al Sud».

L’anticipazione dei saldi al 3 gennaio non produrrà, secondo il Codacons, alcun effetto: «Le famiglie arrivano all’avvio degli sconti di fine stagione con il portafogli già svuotato dalle spese per le feste natalizie e di fine anno – spiega il Presidente Carlo Rienzi Anticipare di qualche giorno i saldi non influirà sulla capacità di spesa dei cittadini, il cui budget da dedicare agli sconti stagionali è sempre più risicato».

In base alle prime stime del Codacons, infatti, la propensione all’acquisto da parte dei consumatori è al momento in calo, e l’andamento dei prossimi saldi sarà ancora una volta negativo, con vendite che subiranno una riduzione media compresa tra il -8% e il -10% rispetto allo scorso anno, e una spesa che non supererà quota 184 euro a famiglia: «Continuare a praticare gli sconti subito dopo le festività è una scelta suicida per il settore del commercio, che già in questi giorni sta registrando una contrazione degli acquisti natalizi da parte delle famiglie – prosegue Rienzi – L’unica strada per far riprendere le vendite è liberalizzare i saldi, consentendo ai commercianti di praticare sconti e promozioni anche durante le feste di Natale, come avviene negli Usa con il “Black Friday”, in modo da incentivare i consumi e permettere ai cittadini di fare qualche regalo in più».

Calano a novembre le esportazioni che segnano un -1,8% mentre si registra un aumento delle importazioni +1,9%, questi i dati diffusi oggi dall’Istat. L’istituto nazionale di statistica registra «al netto dei prodotti energetici la diminuzione congiunturale dell’export (-0,4%) è meno sensibile.  I prodotti intermedi (-2,7%) e, in misura meno rilevante, i beni strumentali (-0,3%) concorrono alla flessione delle vendite di prodotti non energetici. Le  vendite di beni di consumo durevoli (+6,6%) sono invece in forte espansione».

La crescita congiunturale dell’import risulta, «a eccezione della contenuta flessione dei beni di consumo durevoli (-0,5%), diffusa a tutti i raggruppamenti principali di beni ed è più sostenuta per i beni strumentali (+4,4%) e i beni di consumo non durevoli (+2,9%). Nell’ultimo trimestre la dinamica congiunturale dell’export verso i paesi extra Ue risulta comunque ampiamente positiva (+3,2%) e investe tutti i raggruppamenti principali di beni, esclusa l’energia (-1,6%).  Le vendite di beni strumentali sono in rilevante espansione (+7,8%). Dal lato dell’import, si registra per lo stesso periodo una contenuta flessione (-0,5%) da ascrivere all’energia   (-8,4%), al netto della quale le importazioni crescono del 3,4%».

Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi chiude poco mosso a 138 punti per un tasso dell’1,93%, prossimo ai minimi storici. Seduta positiva per la Borsa di Milano: l’indice Ftse Mib ha chiuso in aumento dello 0,48% a 19.074 punti.

 

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