martedì, Maggio 18

A volte ritornano Né sì né no, ma "vedremo" sul pareggio di bilancio

0

padoan-e-renzi-in-senato-reuters

Nonostante il giudizio tutt’altro che favorevole espresso da alcuni insigni economisti (tra i quali Kenneth Arrow, Peter Diamond, William Sharpe, Eric Maskin, Robert Solow e Paul Krugman) sul pareggio di bilancio, nell’aprile del 2012 il Parlamento italiano (con la modifica degli articoli 87, 117 e 119) aveva deciso di inserire il pareggio di bilancio tra i principi della nostra Carta costituzionale.

Oggi, a circa 2 anni di distanza, con 170 ‘sì’, 87 voti contrari e 1 astensione, il Senato ha approvato a maggioranza assoluta la richiesta del Governo per l’autorizzazione allo «scostamento dall’obiettivo di medio periodo della finanza pubblica», ovvero allo slittamento del pareggio di bilancio al 2016. La maggioranza assoluta era, per altro, espressamente richiesta dall’articolo 6 della legge ‘Eventi eccezionali’ (n. 243 del 2012), in base al quale il Governo può sottoporre al Parlamento una relazione e una specifica richiesta di autorizzazione a una deroga rispetto agli obiettivi programmatici, indicando entità e durata dello scostamento e delineando il piano di rientro. Incassato il parere positivo del Senato, nei prossimi giorni la richiesta dovrà essere sottoposta al vaglio della Camera, dove non dovrebbe incontrare difficoltà a ottenere la maggioranza assoluta. Il provvedimento, però, necessita anche del parere favorevole della Commissione Europea; in merito alla lettera del Ministro Padoan, il vicepresidente Siim Kallas ha dichiarato che «La Commissione prende atto della deviazione temporanea annunciata e il rinvio fino al 2016 del raggiungimento dell’obiettivo a medio termine. La Commissione valuterà il percorso di aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine». Ne sì, né no, insomma: solo un abbottonato ‘vedremo’.

Il voto di oggi arriva dopo che ieri Palazzo Madama aveva approvato la risoluzione per il via libera ail Documento di Economia e Finanza; risoluzione che nella quale la maggioranza esprime la volontà di ridurre gli effetti recessivi che la ricerca di un pareggio di bilancio ad ogni costo potrebbe avere su un’economia non propriamente in perfetta salute come quella italiana. A tale specifico riguardo, prima di dare avvio al dibattito parlamentare di ieri alla Camera, il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, illustrando le ragioni che hanno spinto l’Esecutivo a considerare l’ipotesi del rinvio al 2016, ha detto: «Nonostante i segnali di ripresa dell’anno in corso, anche nel 2014 il gap rimarrà particolarmente negativo, la ripresa economica ancora fragile e la situazione del mercato del lavoro rimane ancora difficile». In altre parole, lo slittamento dei termini per il pareggio di bilancio darebbe alla maggioranza risorse preziose per realizzare il proprio ambizioso programma di riforme e di rilancio economico, senza dover intervenire con tagli eccessivi e dolorosi alla spesa. Rimane da vedere se e in che misura sarà percorribile la via auspicata dal Governo: le risorse non saranno molte e i conti dovranno comunque rimanere in ordine, e quando si passerà dal piano delle volontà a quello dei numeri, per Matteo Renzi e la sua compagine comincerà di una sfida di equilibri all’ultimo decimale.

La conferenza stampa per la presentazione delle liste dei candidati di FI alle europee è stata l’occasione per l’uscita pubblica di Silvio Berlusconi dopo lunghi giorni di astinenza dai microfoni e dalle telecamere. «È la prima volta, in venti anni, che non sarò candidato alle europee», questo il suo esordio. Riguardo alla sua situazione giudiziaria, il leader di FI ha dichiarato che «In attesa che sia riconosciuta la mia innocenza, non posso che rispettare l’ordinamento e darò corso alle decisioni della magistratura, nonostante le ritenga ingiuste», sottolineando che i suoi legali stanno lavorando alla presentazione di nuove prove che dimostreranno la sua innocenza e, quindi, consentiranno l’annullamento della sentenza. Quanto alla decisione del Tribunale di Sorveglianza di affidarlo ai servizi sociali, ha aggiunto, «Mi ha fatto piacere, perché ho fatto sempre delle attività di supporto a chi ha bisogno. Lo farò più che volentieri, cercherò di essere utile anche in questa occasione».

Nel suo intervento non sono mancati affondi a destra e a manca, parlando anche di colpo di Stato: «Qualcuno può arricciare il naso davanti a questa espressione. Ma se andate a vedere il vocabolario, colpo di Stato si ha quando un governo eletto dal popolo viene sostituito da un governo nominato senza passare per le elezioni. Negli ultimi vent’anni abbiamo avuto 4 colpi di Stato». Con più stretta attinenza alle elezioni cui era dedicata la conferenza, l’ex Cavaliere ha lanciato le parole e i temi chiave della campagna che condurrà in prima persona. Uno degli slogan è ‘Più Italia in Europa, meno Europa in Italia’, anche se Berlusconi tiene a precisare che «Non siamo antieuropeisti ma dopo anni di Europa a trazione tedesca e anni di rigore, sono convinto che dobbiamo cambiare decisamente: Bruxelles deve convincerci che l’Europa è utile al nostro Paese e non una palla al piede dell’Italia». Sul tema del rigore e dei suoi effetti sull’economia ha sottolineato la necessità di rivedere il patto di stabilità e di annullare il fiscal compact: «Oggi, non solo in Italia, la recessione è diventata depressione. Sono convinto che si debba puntare a eliminare il fiscal compact e consentire ai Paesi lo sforamento del 3% annuo nel rapporto tra deficit e Pil, che nella situazione attuale dell’economia è antistorico».

Poi una stoccata alla magistratura, che ha «reso impossibile la mia candidatura», il che «Va a tutto vantaggio della sinistra. Queste vicende hanno una indubbia valenza politica».

Sulle liste di FI ha affermato «Avrei voluto molte più donne nelle liste, ma c’è stata la prepotenza di alcuni maschioni…».

Non è mancato, nelle ultime battute, un cenno alle riforme: «Il Governo di Renzi propone finalmente due riforme importanti: la riforma dei poteri che riguardano le Regioni e lo Stato, assolutamente da fare. L’altra riforma che abbiamo intenzione di fare è quella di cambiare l’assetto parlamentare attraverso la fine del bicameralismo perfetto, con un Senato che deve essere diverso. Nell’accordo con Renzi abbiamo stabilito che deve costare di meno, non deve essere eletto e non deve votare la fiducia». Ci sono divergenze rispetto al DDL del Governo, tuttavia niente che non sia rimediabile: «Ne ho parlato con Renzi, è disponibile a sederci a un tavolo per trovare un sistema che sia utile al Paese». Rassicurazioni che il Governo avrà salutato positivamente, visto che nelle settimane passate l’appoggio di FI alle riforme sembrava tutt’altro che scontato: la trattativa che ha reso possibile l’appianamento dei contrasti con il partito dell’ex Cavaliere, però, potrebbe rivelarsi alla lunga non particolarmente vantaggiosa.

Con l’approssimarsi delle elezioni europee, iniziano a fioccare anche i sondaggi. Tra quelli usciti in questi giorni, ne prenderemo in considerazione 2, realizzati dall’Istituto Piepoli e da Datamedia.

 

Istituto Piepoli (14/04)

Datamedia (16/04)

PD

33,5% (+0,5)

32,0%(+0,7)

M5S

24,5% (=)

25,1% (+0,8)

FI

19,0% (=)

19,0% (-1,0)

NCD-UDC

6,5% (+0,5)

5,7% (+0,7)

FdI-AN

3,5% (=)

3,5% (+0,2)

Lega Nord

4,5% (+0,5)

5,2% (+0,2)

L’altra Europa Tsipras

4,0% (-0,5)

3,9% (=)

Scelta Europea

2,5% (=)

2,2% (-0,1)

Altri partiti

2,0% (-1,0)

3,4% (-1,5)

 

Continuano il loro trend positivo il PD e il M5S. Una conferma arriva anche dall’andamento negativo di FI, scesa sensibilmente al di sotto della soglia del 20%; il ritorno di Berlusconi, però potrebbe rimescolare le carte, e non poco: nella conferenza di oggi era agguerrito, anche se meno lucido di altre occasioni; ma va detto che l’ex Cavaliere ci ha abituati al meglio solo nelle ultime 2 settimane di campagna elettorale. In altri termini, già domani i sondaggi potrebbero restituire un’immagine tendenzialmente diversa rispetto a quella delle settimane passate. A fare le spese di una possibile inversione di tendenza di FI, sarebbe soprattutto l’NCD-UDC, da diverse settimane in costante crescita e attestato ben al di sopra della quota di sbarramento del 4% per l’entrata al Parlamento europeo. Ben al di sopra della quota di sbarramento è anche la Lega, che potrebbe non essere toccata da un’eventuale crescita dell’ex alleato di Governo. Critica è invece la situazione di Scelta Europea, accreditata su cifre ben al di sotto del fatidico 4% e a rischio di ulteriore erosione da parte di FI e di NCD-UDC. Incerte, almeno al momento, sono le sorti di L’altra Europa con Tsipras: praticamente tutti i sondaggi la danno sul filo del rasoio di 3,9-4,0%. La nuova formazione non sembra essere riuscita ad attirare cospicui consensi oltre a quelli portati in dono da SEL. L’altra Europa, tuttavia, potrebbe suo malgrado trarre giovamento dall’esclusione in cui sono incappate le liste di Green Italia (per altro mai rilevate nei sondaggi condotti fino a oggi): gli uffici elettorali hanno rigettato le liste degli ecologisti in tutte e 5 le circoscrizioni elettorali perché non gli hanno riconosciuto il diritto all’esenzione delle firme per la lista collegata al Partito dei Verdi a Strasburgo. In una nota Green Italia ha dichiarato: «Abbiamo presentato ricorsi in tutte le circoscrizioni elettorali contro l’esclusione delle liste di Green Italia-Verdi Europei, che riteniamo assolutamente ingiusta e siamo pronti a fare tutto il necessario per difendere un diritto democratico non riconosciuto dagli uffici elettorali (…) Riteniamo che la nostra lista abbia il diritto all’esenzione e siamo determinati a farlo valere in tutte le sedi politiche, amministrative e giudiziarie. L’esenzione dalla raccolta delle firme è un diritto riconosciuto dall’art. 12 comma 4 della legge 18/1979, nel punto in cui precisa che sono esenti dalla raccolta delle firme quei partiti politici che hanno una rappresentanza nel Parlamento europeo. (…) Contro un’esclusione ingiusta e contro lo spirito del trattato di Lisbona siamo pronti a dare battaglia, certi che le nostre ragioni verranno riconosciute in tutte le sedi competenti perché escludere dalla competizione elettorale le liste ecologiste, che sono collegate alla quarta forza del Parlamento europeo, sarebbe una gravissima violazione democratica, tanto più che il diritto all’esenzione è stato riconosciuto pressoché a tutte le formazioni politiche che parteciperanno alle prossime elezioni, comprese formazioni come il Centro Democratico di Tabacci o Fratelli d’Italia».

Rimane da vedere nei prossimi giorni quale sarà il pronunciamento del TAR: dall’ammissione o meno dei verdi alla competizione elettorale, forse, dipenderanno anche le sorti di altri partiti.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->