domenica, Settembre 26

A scuola…di restauro

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scuola restauro

Il liceo classico Ennio Quirino Visconti di Roma ha fornito la sua Aula Magna per trasformarla in un laboratorio di restauro che durerà fino al 28 febbraio e che vedrà protagonista il monumentale dipinto di La disputa di Gesù tra i dottori del pittore Luca Giordano, uno degli esponenti del Barocco attivo non soltanto a Roma ma anche a Napoli, Firenze e Madrid e conosciuto con il nome Luca Fapresto (Luca fai presto) perché quando lavorava alla Chiesa di Santa Maria del Pianto a Napoli dipinse in soli due giorni le tele della crociera di tale edificio sacro, ma anche per la sua facilità a copiare gli artisti del Cinquecento, tra cui soprattutto Raffaello e Annibale Carracci e guardare anche a Lanfranco e Pietro da Cortona.

Il grande dipinto viene realizzato dal pittore napoletano in età giovanile, tra il 1656 e il 1660 e menzionato negli Inventari Corsini della fine del Settecento, ceduto allo Stato italiano con la donazione del principe Tommaso nel 1883, di solito si trova alla Galleria Corsini ed illustra l’episodio evangelico della disputa tra i dottori (vedi Luca 2, 41-50), ma anche il momento del ritrovamento di Gesù nel Tempio da parte dei due genitori, Giuseppe e Maria. Ambientato nel grande edificio sacro, esemplificato dalla colonna classica in primo piano che suddivide in due parti la composizione, e il rapido accenno alla maestosa architettura sullo sfondo, denota una chiara ispirazione veneta e più precisamente verso il dipinto di Veronese Disputa tra i dottori, oggi al Museo del Prado di Madrid.

Le emozioni della predica di Cristo sono rese evidenti dalle reazioni differenziate del consesso di ebrei, dove prevale l’atteggiamento ‘pieno di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte’ (vedi Luca 2, 57), ma anche il disappunto per le parole di Gesù. Facendo ricorso ad un’iconografia ormai consolidata, molte delle corpulente figure sono atte a cercare conferma nei testi sacri e nei rotoli della Torah, che sono sparpagliati a terra sul proscenio. Cristo si erge, quasi come la colonna scanalata presente nel dipinto, come simbolico sostegno del nuovo tempio del Signore’, che andava annunciando. Sullo sfondo, dove ben visibile è lo strato di preparazione scura della tela, appaiono in lontananza, appena abbozzate, le figure di Giuseppe e Maria , come raccontano i vangeli (vedi Luca 2, 48-50), che cercavano il loro figlio smarrito.

Il progetto pilota Restauro a scuola’, ideato da Valeria Merlini e Daniela Storti è il primo intervento di tipo conservativo attuato in una scuola, anche se gli alunni non possono partecipare al restauro vero e proprio, sporcandosi le mani nelle operazioni di consolidamento e valorizzazione del dipinto.
Tale iniziativa rientra in un più ampio disegno con cui il Ministero dei beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT) promuove l’avvicinamento dei giovani all’arte (fanno parte di queste iniziative anche iniziative come ‘Un’opera in classe’ che dalla prossima primavera vedrà esposte grandi opere dei maestri italiani della pittura negli istituti scolastici come per esempio la ‘Madonna di Costantinopoli’ di Mattia Preti a Napoli). Si presenta come un modulo culturale e curriculare che, secondo le intenzioni del Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, sarà replicato su tutto il territorio nazionale e consentirà in questo caso agli alunni del liceo Visconti, sotto l’autorizzazione di docenti, di seguire tutte le fasi del programma di restauro conservativo finanziato dalla Soprintendenza: dal consolidamenti della tela fino al completamento dei lavori stessi. L’edificio del liceo clasico di Piazza del Collegio Romano è stato consolidato e ampliato nel suo sistema di allarme, già presente nell’istituto scolastico, e dotato di tutti gli accorgimenti di sicurezza per gli alunni e per la conservazione del microclima del dipinto che si dovrà restaurare, facilitato dalla conformazione dell’edificio storico stesso dove ha sede il famoso liceo classico di Roma. Tale progetto pilota sarà affiancato a un concorso che coinvolgerà i ragazzi nell’ideazione di una campagna per la promozione e la tutela del patrimonio artistico sotto la guida dei tecnici specializzati della Branded entertainment & Arts (BEA) che aiuteranno gli alunni coinvolti nel progetto a realizzare video, foto, musiche e testi da condividere su una piattaforma digitale unica e anche sui social network, forma di comunicazione sempre più usata dai più giovani e non soltanto da questi. Il tutto per far partire la campagna dai più giovani verso i loro coetanei in modo che si possa parlare il loro linguaggio e così avvicinare tutti, anche i più diffidenti al patrimonio culturale del nostro Paese, che appartiene anche agli adolescenti. Questo a dimostrare che con la cultura che parte dagli adolescenti si può coinvolgere anche questa fascia di utenza che preferisce a volte i videogiochi o del personal computer per le ricerche rispetto all’apprendimento nei musei e contatto diretto con le opere d’arte, o l’uso delle stesse biblioteche.

 

Abbiamo intervistato Valeria Merlini, restauratrice che si occupa. insieme a Daniela Storti, di conservazione e restauro di opere d’arte ed è la collega con la quale Valeria Merlini divide il suo lavoro ormai da ormai venticinque anni.

 

Quale è il giovamento e quanto è importante insegnare ai ragazzi il restauro fin dal liceo?

A mio parere é molto importante avvicinare i ragazzi all’arte e soprattutto al patrimonio culturale che è importantissimo nel nostro Paese. Bisognerebbe appunto farlo quando sono ancora giovani e attraverso il restauro. Noi stiamo usando questo come mezzo di comunicazione con i ragazzi. La nostra iniziativa non mira a formare nuovi restauratori ma ad avvicinare i ragazzi attraverso il restauro che è un momento di confidenza straordinaria con un’opera e al quale chi ha la fortuna di assistervi non dimenticherà mai perché si spezza quel vetro che separa ogni osservatore da un’opera d’arte che diventa un’icona nei luoghi di esposizione tradizionale, come i musei e le chiese stesse. Durante il restauro quando si è in presenza dell’opera quando la si tocca, la si guarda, la si studia può cambiare la funzionalità del rapporto. L’osservatore non è più statico, come può avvenire al museo, ma è partecipe della vita dell’oggetto artistico stesso.

Che cosa prevede questo progetto ‘Restauro a scuola’ e perché cominciare dai licei? Non crede che i ragazzi siano demotivati dal poco interesse culturale che vedono in giro o è proprio per questo?

I ragazzi sono giustamente demotivati da quello che li circonda e che vedono, però sono delle creature straordinarie ed è proprio per questo che noi abbiamo voluto cominciare dai licei perché rappresentano il nostro futuro, il nostro domani immediato e più prossimo. Nel nostro Paese abbiamo un patrimonio culturale enorme e però un distacco molto forte tra la percezione che ne hanno i cittadini italiani e l’emozione percepita da quelli che ci guardano dall’estero, ossia da altri Paesi. Noi non abbiamo un sufficiente legame con il nostro patrimonio . Quando i ragazzi mi chiedono chi sia il proprietario di un quadro gli rispondo che il quadro è loro, anche se conservato per esempio alla Galleria Corsini o alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, oppure a Palazzo Barberini, e dei cittadini che devono conoscere, amare e avere un senso di responsabilità nei confronti del patrimonio culturale, anche se nella vita svolgono altri mestieri. Questi ragazzi con cui in questi giorni siamo in contatto non faranno tutti i restauratori, ma magari gli avvocati, o i medici,oppure gli attori, o gli ingegneri . Avranno goduto di quest’esperienza e spero terranno un rapporto diverso con l’arte stessa. Un’opera d’arte è prima di tutto unica e ciò rappresenta la sua peculiarità più importante essendo prima di ciò un manufatto, ossia è un oggetto meraviglioso creato da un uomo straordinario, che si porta dietro tutta una storia che è importante raccontare. Se si potesse fare tale operazione di restauro sempre in presenza di ragazzi o comunque di un pubblico anche di non addetti ai lavori tutto questo fluire di informazioni e di notizie di cultura sarebbe in questo senso molto più vivo e attivo.

Perché proprio l’opera ‘La disputa dei dottori’ di Luca Giordano proveniente dalla Galleria Corsini? Di quali interventi aveva bisogno?

Questo dipinto ha un’alterazione della superficie pittorica estremamente evidente. Da molto tempo non è stato sottoposto a restauri per cui gli interventi precedenti sono molto datati, motivo per il quale risulta difficile una corretta lettura. Faremo una valutazione dello stato di conservazione dell’opera dal punto di vista strutturale (separandolo dall’imponente cornice, valutando la funzionalità del telaio e della tela stessa, facendo dei consolidamenti sui bordi affinché la tela per essere conservata bene mantenga il suo naturale funzionamento mettendo in condizione meccanicamente il suo tensionamento. Faremo inoltre un lavoro di rimozione molto accurata delle sostanze estranee alla pellicola pittorica seicentesca in modo da restituire i pigmenti utilizzati da Luca Giordano nelle loro condizioni più vicine possibili alla stesura originale). Nello stesso tempo dobbiamo ricordare che ormai i restauri sono soprattutto un momento di studio, per cui accanto al lavoro di pulitura e di ripristino delle integrità del dipinto, svolgiamo molto lavoro di ricerca e scientifico: radiografie, riflettografie, infrarossi, analisi dei pigmenti, in modo da produrre una consistente quantità di documentazione molto importante per il futuro.

Questo progetto di modulo circolare dovrebbe, secondo le intensioni di Franceschini, essere replicato su tutto il territorio nazionale . in che modo sarà attuato questo ampliamento al territorio nazionale?

Il progetto è nato da due restauratrici che hanno un rapporto intenso con le istituzioni perché entrambe lavoriamo in armonia da moltissimi anni con la Galleria Corsini e la Soprintendenza di Roma e con molte altre Soprintendenze. Nella nostra carriera abbiamo realizzato molte volte l’esperienza del restauro aperto e una volta presentato i progetto al Ministero ci ha incoraggiato molto. L’idea è che tutto questo possa diventare un progetto nazionale, in modo da proporre in varie città d’Italia quest’esperienza. Bisogna sempre ricordare che questo progetto sarà affiancato da un importantissimo concorso a cui i ragazzi del Visconti saranno chiamati a partecipare. Li coinvolgeremo in una vera e propria campagna di comunicazione, invitandoli a produrre video, fotografie o immagini con testi, come se dovessero rivolgersi ai loro coetanei. La comunicazione/sensibilizzazione al patrimonio culturale andrebbe fatta dai ragazzi per i ragazzi e dovremmo lasciarli liberi di esprimersi secondo le loro modalità, rendendoli soggetti attivi di questo lavoro. Producendo i loro video li aiuteremo a renderli funzionali e funzionanti e starà poi a loro condividerli sui social network.

La guida dei tecnici della società Bea, Branded Entertainment & Art, aiuterà gli studenti a produrre video, foto,musiche e testi da condividere su una piattaforma digitale e sui social network. Una scuola 2.0 a servizio dell’arte?

Cercheremo di incoraggiare i ragazzi ad utilizzare i loro mezzi di comunicazione lavorando con la società di straordinari comunicatori come il Bea che insegneranno ai ragazzi la comunicazione e la pubblicità, come utilizzare questa occasione per rendersi protagonisti di una campagna a favore del patrimonio culturale,  durante l’ esperienza di questo restauro e di altri incontri che proporremmo loro nel mese di gennaio.

Quanto questo progetto pilota avvicinerà maggiormente i giovani all’arte e quali altre iniziative prevedete in tal senso?

Spero che questo progetto pilota, anche dal riscontro che ha avuto sui giornali e in generale sui media, sia veramente un punto di partenza. Cercheremo in altre città di Italia di portare questa idea e di creare una rete di giovani menti sul territorio nazionale attraverso queste esperienze di restauro, o altre iniziative a seconda dei luoghi e delle occasioni che il territorio stesso ci offre. Pensiamo di poter presentare un progetto già dal prossimo marzo.

Quali accorgimenti sono stati attuati per preservare dal furto le opere d’arte nelle scuole e si può parlare di laboratori d’arte per i ragazzi?

Il liceo Visconti è una scuola un po’ speciale, nel senso che uno dei motivi per cui è stata scelta è il fatto che rappresenta già di per sé un monumento storico. Tale edificio possiede un’aula magna che ha una metratura e un’altezza dei soffitti assolutamente favorevole al mantenimento di un microclima corretto e adeguato per l’opera d’arte da restaurare. Ovviamente abbiamo ampliato tutti i sistemi di allarme, già esistenti per altro nella scuola, e attrezzato il laboratorio secondo le norme di sicurezza, come dovrebbe sempre essere fatto nei luoghi di uso pubblico. Accanto al quadro si trova una cappa aspirante, un armadietto per i solventi e tutto ciò che serve a garantire il corretto effettuarsi del lavoro in presenza dei ragazzi che frequentano il liceo. Renderli attivi nel restauro sarebbe impossibile, poiché l’ intervento diretto sul dipinto richiede troppi anni di studio e di esperienza in tale settore, ma possono venire a vedere da vicino l’avanzamento dei lavori in ogni momento della mattinata! Diverso sarebbe se si organizzassero interventi di restauro e manutenzione per esempio nelle ville storiche oppure nei parchi, dove i ragazzi potrebbero aiutare a rendere decenti molti luoghi che sono in totale stato di abbandono ai fini di essere adoperati e impiegati in maniera più giusta.

I restauratori presenti nelle scuole come collaboreranno con gli alunni del liceo?

Siamo qui tutte le mattine con i ragazzi nell’orario di scuola e possono venire in qualsiasi momento a vedere il dipinto, sempre in accordo con i loro docenti. In moltissimi vengono durante la ricreazione e ci rivolgono domande e si interessano agli argomenti e alle procedure tecniche che stiamo eseguendo sul dipinto. Anche a casa  guardano e ricavano informazioni: l’altro giorno sono venuti due studenti che hanno portato immagini di dipinti della stessa epoca dell’opera dove comparivano figure con un copricapo simile a quello raffigurato da Luca Giordano. Sono quindi presenti e si interessano dello stato di conservazione del dipinto e delle novità del nostro lavoro emerse nella giornata, maturando come ci è già capitato di vedere una forma di affezione quotidiana normalmente riservata alle persone più che agli oggetti, per quanto straordinari siano . Stamattina ci hanno chiesto come procedeva il lavoro e hanno espresso la felicità di avere questa operazione  nel loro liceo. A volte esprimono il desiderio di assistere ad alcune specifiche operazioni cercando di organizzarsi per non sottrarre tempo alle lezioni. Ne emerge una partecipazione molto intensa e interessata che la fa diventare una bellissima esperienza anche per noi.

Sono previste delle pubblicazioni a seguito di questo restauro nelle scuole?

Adesso è prevista una pubblicazione dei risultati del restauro di questo dipinto di Luca Giordano nell’ambito delle pubblicazioni della Galleria Corsini nel quale verrà sicuramente inserito un capitolo dedicato a questa esperienza nel liceo Visconti. Grazie al grande successo ottenuto, speriamo di poterci organizzare per pubblicare anche qualcosa di più specifico su questa esperienza.

E invece sono previste delle pubblicazioni da parte degli alunni della scuola su questa esperienza?

La scuola possiede un sito meraviglioso che aggiorna quotidianamente e i ragazzi partecipano con i loro docenti a tale aggiornamento su internet. Grazie all’interesse dimostrato dagli studenti stiamo aprendo uno spazio nel quale raccoglieremo i loro contributi  in modo che al termine del restauro potremmo dare dimostrazione di quanto loro attivamente hanno partecipato allo studio del dipinto di Luca Giordano.

Mi parlava delle reazioni degli alunni del liceo Quirino Visconti a Roma. Ce le può descrivere ancora in maniera più dettagliata?

I ragazzi vengono e seguono le nostre spiegazioni sul dipinto e sulla storia del pittore. Spieghiamo loro come gli artisti dell’epoca di Luca Giordano erano prima di tutto degli artigiani che dovevano cercare un committente e concordare il soggetto anche secondo l’iconografia dei soggetti religiosi. Vengono a vedere come sono realizzati i colori e come dovrebbero essere impastati e possono guardare frammenti di tele antiche da noi conservate nei lunghi anni di lavoro prendendo contatto con la materia. Alcuni giorni fa abbiamo spiegato come si ottenevano i leganti e quindi come i colori possano essere miscelati con la tempera ad uovo o con l’olio. La mattina dopo è venuto un giovane fanciullo di IV ginnasio che aveva preparato a casa la tempera ad uovo e voleva provarla per testarne la realizzazione corretta, cosa che ci ha dato una soddisfazione enorme, perché una volta usciti dalla scuola quello che hanno visto non fa parte solo delle attività della mattinata scolastica ma diventa un’esperienza importante della loro vita.

 

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