domenica, Ottobre 17

A Samoa conferenza Onu sul futuro delle “piccole isole-stato” Problemi che aumentano a causa del cambiamento climatico e della globalizzazione.

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I problemi delle piccole isole-stato stanno emergendo con sempre maggior forza di fronte ai rivolgimenti causati dal cambiamento climatico e dalla globalizzazione. Se ne fa carico l’Onu che il prossimo mese (1-4 settembre) organizza una grande conferenza ad Apia (Samoa) per creare o rafforzare i legami tra i cosiddetti SIDS (small island developing states) sia tra di loro sia con il resto del mondo.

Ai problemi delle piccole isole le Nazioni Unite hanno anche dedicato l’anno in corso, il 2014, dichiarato “anno dei Sids”. In questo ambito il Parlamento europeo ha organizzato una presentazione il 10 giugno scorso per sottolineare il ruolo dell’Unione europea nella conferenza di Samoa mentre il 10 luglio l’ambasciata dei Caraibi dell’Est ha organizzato press il Press Club di Bruxelles l’ incontro: “Basta con il Mito del Paradiso: il futuro dei Sids” cui hanno partecipato gli ambasciatori di numerosi paesi dei Caraibi e di altre piccole isole-stato del Pacifico come Mauritius.

Il convegno al Press Club è stato introdotto dal primo ministro di St. Lucia, Kenny Antony, che ha sottolineato l’importanza della conferenza di Samoa augurandosi che non sia un evento da “business as usual” ma che possa rappresentare una vera occasione per discutere delle risorse disponibili che si vanno sempre più assottigliando e soprattutto che serva veramente a migliorare la resistenza delle isole spesso in balia di frequenti e violente avversità naturali. Il problema dei Sids, ha spiegato il ministro, è che sono esposti alle calamità naturali e spesso, non essendo considerati Paesi poveri ma idoleggiati come “paradisi turistici” , non ricevono aiuti dall’esterno. Ma la loro ricchezza è spesso proprio quel turismo che cicloni e tifoni e ogni altro tipo di calamità naturale mettono in ginocchio nell’arco di poche ore, con conseguenze spesso di lunga durata per la popolazione locale. Il premier dell’isola caraibica ha anche evocato il problema della produzione e commercializzazione delle droghe, favorite dai traffici marittimi tra le isole, che aggrava i problemi della disoccupazione specie tra i giovani. Il futuro delle piccole isole, secondo il premier di St Lucia, passa quindi per le energie rinnovabili, per l’integrazione a livello regionale e soprattutto per un’economia differenziata. A tutte queste problematiche la conferenza di Samoa dovrà dare delle risposte per avviare le piccole isole-stato verso un partenariato globale che però ne riconosca le specificità.

Sotto l’etichetta Sids figurano 39 Paesi di cui 36 fanno parte degli ACP (la sigla che contraddistingue i Paesi di Africa, Caraibi e Pacifico legati all’Unione europea da accordi commerciali e di associazione). Anche se i loro contesti socio-economici differiscono notevolmente, hanno in comune una serie di problematiche: dalla densità abitativa al rischio di esposizione a disastri naturali, dai problemi sanitari alla sicurezza alimentare e al cambiamento climatico, alla competizione tra agricoltura e turismo.

E’ quindi più che mai necessario – ha detto nell’incontro al Press Club di Bruxelles il Direttore del Centro tecnico per l’agricoltura e la cooperazione rurale Michael Hailu – collaborare alla creazione di piattaforme sia nei Caraibi sia nel Pacifico per sostenere il commercio regionale soprattutto nel settore agricolo. E’ stato il direttore dell’EAD-OCSE Randolph Cato ad invitare a «por fine al mito del paradiso» come vengono definite le isole caraibiche, e mettere invece mano ai problemi della popolazione locale, primo fra tutti il calo degli abitanti che la crisi economica spinge verso altri lidi. Il commercio, ha detto Cato, «è un mezzo non un fine», e «se si riconosce l’ importanza delle forze commerciali si potrà cambiare l’immagine che il mondo ha di questi territori». Ricardo James, capo missione dell’Ocse a Ginevra, ha invitato l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) a introdurre una nuova categoria, tra i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, in cui possano riconoscersi anche i Sids. L’ambasciatore delle Barbados Michael Chandler, ha invitato a liberalizzare sempre più l’accesso ai mercati puntando sul settore privato.

«Bello ma costoso, questo paradiso» ha osservato la signora Mereira Volavola, amministratore delegato dell’organizzazione del settore privato nelle isole del Pacifico. Il settore privato è ancora troppo poco coinvolto nei negoziati commerciali, ha detto Volavola, invitando a creare partnerships pubblico-privato prima che sia troppo tardi. Sarebbe quindi opportuno, ha osservato, avviare nuove strategie di sviluppo non solo orientate verso il commercio tradizionale ma che ridiano vigore ai settori della ricerca e dell’innovazione sviluppando nuove capacità nei produttori e negli imprenditori per metterli in grado di entrare nei mercati internazionali. «I SIDS – ha concluso – devono diventare competitivi».

Ma è nel settore del cambiamento climatico e dello sviluppo energetico che dovrà svilupparsi la nuova economia se si vuole che i Sids partecipino di pieno diritto allo sviluppo economico del secolo. Per il giamaicano Al Binger, consulente del Caricom per il settore dell’energia, il complesso dei Sids (poco più di 60 milioni di abitanti) utilizza un quantitativo di energia 3-4 volte superiore al Giappone con il doppio degli abitanti. Si importa petrolio a prezzi elevati mentre gli oceani potrebbero essere una fonte inesauribile di energia e con il sistema della desalinizzazione si potrebbe ottenere allo stesso tempo energia ed acqua potabile. Il problema del riscaldamento degli oceani, inoltre, ha riflessi negativi anche sulla ricchezza ittica di questi paesi, mentre le barriere coralline si impoveriscono.

«Se perdiamo la barriera corallina – ha osservato Binger – perderemo anche il nostro futuro perché i pesci perderanno la loro protezione naturale e andranno più al largo e le barche dovranno andare a cercarli molto più lontano. Abbiamo bisogno – ha aggiunto – di una nuova economia di fronte ai cambiamenti climatici, abbiamo bisogno di nuove forti partnership per ottenere le necessarie tecnologie, dobbiamo investire nell’efficienza energetica. La nuova economia dovrà basarsi sulle energie rinnovabili. Nel loro complesso – ha poi ricordato Binger – i Sids importano il 90% dell’energia che utilizzano e il 90% dei prodotti alimentari. E questo non è sostenibile». Vento, maree, onde, sole, devono diventare il pane quotidiano per rifornirsi di energia. Le ricchezze locali non vengono sfruttate adeguatamente mentre su altri mercati alcuni prodotti naturali tipici dei Caraibi ad esempio hanno prezzi da capogiro. E ha fatto l’esempio dell’abalone, un mollusco pregiatissimo che sui mercati giapponesi si vende a 40 dollari al kilo mentre è molto diffuso nelle isole caraibiche. Lo stesso vale per le aragoste. Ma per sfruttare queste ricchezze servono risorse e soprattutto contatti anche per ridurre il consumo di petrolio. Ma tutto questo ha un costo. Si è calcolato che la conversione dei Sids alle energie rinnovabili verrebbe a costare 50 miliardi di euro . Una cifra di cui essi non dispongono né possono cercarla sui mercati mondiali perché già fortemente indebitati (per alcuni di loro il tasso di indebitamento è del 200%)!

I problemi legati al cambiamento climatico verranno affrontati in una conferenza che verrà organizzata alla Guadalupa il 22-25 ottobre prossimo dalla Convenzione sulla Diversità Biologica (CDB), dalla Commissione europea, dal governo francese insieme agli amministratori di Guadalupa (che è territorio d’oltremare francese) e dal governo delle Isole Vergini per studiare le strategie più opportune per intervenire sul clima e garantire la conservazione della biodiversità. L’Unione europea, che è il primo donatore in assoluto verso i Sids ed è uno dei loro più importanti partner commerciali, prevede di intensificare la collaborazione tra ACP e Sids e di portare all’attenzione delle istituzioni internazionali una serie di problematiche comuni.

Nell’incontro di giugno al Parlamento europeo l’ambasciatore per il cambiamento climatico delle Seychelles Ronny Jumeau ha invitato a «far presto». «Se volete fare qualche cosa per i Sids sia nel campo del cambiamento climatico che dello sviluppo sostenibile – ha detto rivolto ai deputati europei – vi supplico, fatelo quest’anno!». Ed ha evocato la grande minaccia per le barriere coralline e il patrimonio ittico dei Sids: l’acidificazione degli oceani.

Un appello speciale è stato quindi lanciato in quell’occasione alla presidenza italiana dell’Unione europea nel semestre in corso perché colga l’occasione «per rinnovare l’impegno dell’Ue alla difesa delle questioni che interessano le isole sia nel proprio territorio sia nelle piccole isole dei Paesi in via di sviluppo». Dal canto suo la presidenza italiana ha annunciato che dopo Samoa le questioni dei Sids saranno discusse in un evento organizzato nell’ambito dell’Expo di Milano nel 2015 e che in quell’ occasione l’Italia presenterà i punti più rilevanti che saranno scaturiti dalla Conferenza di Samoa.

 

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