lunedì, Settembre 27

A quando l'asta dei ministri dismessi? field_506ffb1d3dbe2

0

auto-blu-asta

Gli effetti della terapia Cottarelli, ovvero lo spremi-agrumi della spending review, sono socializzati sui media, col manifesto intento di dimostrare ai cittadini dissanguati dalla crisi che… anche i potenti piangono! Particolarmente teatrale è stata la messa in vendita su eBay delle prime 25 delle 170 berline dei Ministeri della Difesa, Giustizia e Interni che, ci si augura, vengano contese a colpi di offerte al rialzo da quegli stessi italiani ai piedi di Pilato per i mala tempora.

Personaggi un po’ feticisti, secondo le stime ottimistiche dei rastrellatori di risorse, dovrebbero sfidarsi a duello per aggiudicarsi queste auto, destinatarie di chissà quante nostre occhiate d’odio, quando passavano a fortunello acceso e sirene spiegate, disturbando l’orbe terracqueo quali feticci della tracotanza. In particolare per alcune ci sono aspettative assai speranzose, ovvero le 15 Maserati quattro porte che l’ex Ministro della Difesa, Ignazio Mephisto La Russa, fece comprare al suo Dicastero nel 2011 al prezzo (non credo da blocco) di 117mila euro l’una (OK, il prezzo è giusto?). Pensate l’ebbrezza di poggiare il proprio retrotreno sullo stesso sedile dove aveva posato il proprio quel personaggio così controverso che, oltretutto, ultimamente, è stato protagonista riflesso di una complicata vicenda di supposto plagio, ad opera di suo figlio Geronimo nei confronti della di lui nonna. Questi ragazzini sono proprio ingovernabili e senza più rispetto per gli anziani!

Nel calderone della memoria, ripesco una serie di cose: su una mi censuro, perché ne sono stata testimone oculare tantissimi anni fa, ma è meglio non stuzzicare il La Russa che russa; l’altra è assolutamente innocente e riguarda una formula di politologia assai in uso negli Stati Uniti. L’avrete sentita raccontare anche voi la storiella della domanda-chiave che deve risolvere positivamente ogni candidato/a, per poter essere considerato presentabile alle elezioni: ‘Comprereste un’auto usata da questa persona?’

Chioso che dai parlamentari improponibili che ci ritroviamo, quelli che aprono bocca e gli danno fiato, facendo una gran macedonia di circonciso, coinciso e… l’esatto conciso, non comprerei neanche un triciclo usato. Ebbene, comprereste un’auto usata che è stata al servizio di personaggi che ne hanno fatto fare uso ed abuso, correndo sulle autostrade, zigzagando in città, percorrendo 30mila chilometri al mese, senza l’attenzione che si usa avere per una macchina personale, la cui manutenzione è a proprio carico? Io no… ma non faccio testo, tanto lo sanno tutti che, pur avendo la patente, non so guidare e, soprattutto, mi rifiuto di farlo. Colpa di un trauma giovanile, causato da un marito aggressivo che mi investiva d’ira funesta sin dal momento in cui giravo la chiavetta nel cruscotto. Da quel momento in poi, ho evitato accuratamente di sedermi dietro un volante, forse persino per mia fortuna – se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno – giacché mi sono risparmiata un sacco di soldi in gestione dell’auto. Il bicchiere mezzo vuoto è che ho fornito un utile alibi alla reclutatrice della Renault Italia, allorché mi esaminò, ormai una vita fa, per il ruolo di capo ufficio stampa.

Ma torniamo alle aste di auto de trop dei tre Ministeri. Come diceva il saggio, una domanda sorge spontanea: come mai sono solo tre i Ministeri coinvolti nella grande dismissione? Sono stati quelli più spreconi, che si sono dotati di un parco autovetture più ampio, o sono il capro espiatorio di una bengodi ben più ampia? Quien sabe… Quanto potrà raccattare la finanza pubblica da questa svendita di fine (si spera) stagione? I gioielli di famiglia, alias le Maserati, anche secondo le quotazioni ufficiali di Quattroruote, hanno più che dimezzato il valore, attestandosi a 50mila euro ciascuna. Essendo 15, 750mila euro, il costo di un appartamentino al centro di Roma. Le altre, spicciolini.

Secondo il ‘Corsera’ «Tra le vetture all’asta su eBay anche alcuni modelli che avranno quasi il sapore di un cimelio, come le Lancia K di Interni e Giustizia (l’ultima prodotta risale al 2001 e il valore attuale oscilla tra i mille e 1.500 euro), la Lancia Thesis diffusa un po’ tra tutti (in un range che oscilla tra i 2.500 e i 12 mila euro a seconda dell’anno di produzione e della versione) e la Volvo S60 del Viminale (la prima serie arriva fino al 2009 e può valere dai 3 mila ai 9.500 euro; la seconda, attualmente in produzione, può raggiungere anche i 30 mila euro). Dovrebbero essere inserite nell’elenco anche le Bmw 525d alcune delle quali in servizio al dicastero di via Arenula guidato da Andrea Orlando, le potentissime Audi A6 il cui valore può toccare i 50 mila euro, infine le Alfa Romeo 159 (valore compreso tra i 5 mila e i 16 mila euro) e 156 in dotazione agli Interni, che ne avrebbe messe a disposizione la parte più consistente per volere del ministro Angelino Alfano».

Insomma, è più il valore simbolico che il vantaggio pratico. Forse, il vero beneficio che ne viene – al di là dell’imprevedibile impatto emotivo sulla cittadinanza, che, dalla ormai radicata antipolitica, più che i contenitori, vorrebbe messi all’asta i contenuti, per essere mandati ai remi in qualche galea vecchio stile -, sta nel fatto che tali beni, una volta venduti, vengono sottratti alla tentazione di disponibilità degli attuali potentiores e potremmo anche sperare che, come noi plebei, si abituino persino a prendere il bus dell’ATAC.

E a subire tutti i contraccolpi negativi di ciò, quali inalazioni di effluvi mefitici di co-passeggeri nemici dell’acqua e del sapone, taluni persino mimetizzati in signori in giacca & cravatta; sballottolamenti e guide ‘sportive’ di autisti impuniti e burini che vorresti messi alla gogna, per quanto sono arroganti; persino, la roulette russa di vedersi salire a bordo il matto di turno che prende di mira chi in quel momento, per qualche inspiegabile motivo, non gli aggrada, e lo aggredisce persino violentemente. Si tratta di un contrappasso efficace e meritato per tutti i marameo fatti alla folla senza identità che se li è sorbiti quando, padroni di Roma, scorrazzavano a tutto clacson per le strade del centro.

Ed al pissi pissi bao bao fra il Capo dello Stato e  il premier sulla necessità di una selettività dei tagli, mi permetto di dissentire a metà: sui costi della politica non vanno fatti dei tagli… vanno prodotti coriandoli!

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->