venerdì, Maggio 14

A qualcuno piace equo solidale

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Il Commercio equo e solidale piace ai politici, anche se la categoria, almeno in Italia, non ha ancora prodotto una legge nazionale che ne promuova e regoli la diffusione. A livello europeo, Jean Claude Jucker, nuovo Presidente della Commissione Europea, è da anni un sostenitore di questo tipo di commercio e ha sottoscritto i punti del Fair Trade Manifesto, con la campagna #VOTE4FT.  In Italia, lo scorso giugno, Laura Boldrini ha ricevuto una delegazione di parlamentari giunti per perorare la causa del commercio equo e solidale. Il drappello ha voluto caldeggiare al presidente della Camera il disegno di legge sul commercio equo e solidale messo a punto e proposto nel corso della XVI legislatura in accordo con Agices e Fair Trade (entità che pur con le dovute differenze rappresentano la gran parte delle strutture attive sul fronte italiano).  Ad oggi solo le Regioni, 11 in tutto, hanno normato il tema.

Ma se nel suo complesso, il fronte politico è ancora lento e incerto sul tema, quello dei consumatori si è rivelato più svelto nel comprendere e apprezzare la valenza di un commercio che abbini elementi etici sociali e ambientali a quelli più tradizionali dello scambio e del lecito guadagno. Parliamo di un sistema che, pur con le differenze ascrivibili alle scelte strategiche dei diversi soggetti operativi, assicurandosi nel contempo che l’esercizio dell’attività che porterà alla fornitura avvenga nel rispetto dei diritti umani e del contesto ambientale.

Così, mentre i consumi relativi ai prodotti alimentari, sono soggetti a preoccupanti contrazioni, anche se in un contesto di difficoltà dei punti di vendita specializzati, Altromercato – il più grande consorzio italiano con 117 cooperative e organizzazioni tutte rigorosamente non-profit e operativo attraverso circa 300 Botteghe Altromercato; 35 milioni di euro di fatturato  – registra, per la stessa categoria di referenze, ma di provenienza equo e solidale, un incremento dei volumi di vendita del 7% nei primi mesi dell’anno in corso e un picco del 16% fra luglio e fine settembre.

Risultati non lontani da quelli ottenuti da Fairtrade Italia, diramazione italiana di un’organizzazione specializzata nella certificazione ed esistente in tutti i continenti, altro importante player sullo scenario italiano, e leader su quello internazionale (volume di vendita 2013 corrispondenti a 5,5 miliardi di euro). Per il mercato nostrano, Fairtrade preannuncia una crescita del 15% a fine 2014 (era +16,7% nel 2013) e un valore del venduto a quota 65 milioni di euro (76 nel 2013). “Questi dati” spiega il direttore Paolo Pastore, “ci dicono che i consumatori, pur riducendo gli acquisti alimentari, premiano la qualità e i contenuti sociali”. Anche Fairtrade testa periodicamente il sentiment del mercato. La ricerca presentato prima dell’estate attestava che circa il 90% degli intervistati era a conoscenza di almeno una delle caratteristiche proprie del commercio equo e solidale.

Tornando al lato economico, sono tra il 15 e il 20% gli incrementi dei volumi di vendita di prodotti a marchio Fairtrade attesi per gli altri paesi europei. “Va anche precisato che il nostro mercato ha ampissimi margini di sviluppo” continua Pastore “basti pensare che per quanto riguarda il nostro marchio il consumo pro capite italiano è di tre euro ad abitante, calcolando dai poppanti agli anziani, mentre nel Vecchio continente si ha una forchetta da 6 a 8 euro pro capite a seconda dei paesi”.

Il mercato al dettaglio dell’equo solidale nel suo insieme, spiega Paolo Palomba, direttore generale di Altromercato, è stimato in circa 160 milioni di euro. E se gli italiani si dicono interessati a questo tipo di prodotti, quello che manca è la disponibilità a una spesa maggiorata, anche quando ben motivata. E’ quanto emerge dall’Osservatorio del Vivere Responsabile su buone pratiche, stili di vita e consumi per un mondo sostenibile appena presentata da Altromercato. “In questa seconda edizione” dice ancora Palomba, “aumenta, rispetto alla passata, la quota di coloro la cui interpretazione del concetto di “vivere responsabilesi traduce in una dimensione individuale e o famigliare (accordo: 73 su scala da 0 a 100)”. E resta ampia, ma inferiore al 2013, la disponibilità a modificare comportamento personale e stile di vita (77) e a coinvolgersi maggiormente nella difesa di pratiche e politiche di responsabilità sociale (78). E’ più sfumata (70 su scala da 0 a 100) la disponibilità a pagare di più per beni o servizi prodotti rispettando lavoratori e produttori, o a finanziare le organizzazioni che si battono per i diritti di chi lavora e produce.

Ma bisogna fare di più e meglio, perché i margini di crescita, come fanno sapere gli esperti interpellati, ci sono. E nel processo di diffusione della notorietà dei prodotti e marchi specializzati e del loro consumo, anche l’attività di comunicazione, oltre alla bontà dei prodotti e la serietà delle organizzazioni e delle loro iniziative, riveste un ruolo determinante. A muoversi in questo senso sono soprattutto i principali attori del mercato. Alle iniziative di Fairtrade Italia – che fra l’11 e il 26 ottobre lancia la campagna “The power of you”  per ricordare a ognuno di noi il potere delle scelte quotidiane – e  Altromercato, entrambi al lavoro per allargare il fronte ricettivo del commercio equo e solidale, rivolgendo le attività di promozione ai soggetti del canale horeca (hotel restaurant café), si aggiungono quelle di Agices, Assemblea generale italiana del commercio equo e solidale (di cui Altromercato fa parte). E’ l’associazione di categoria delle organizzazioni di commercio equo e solidale italiane. “Rappresenta le esperienze e la cultura dei suoi soci” spiega Pietro Reitano, direttore della testata Altraeconomia “e offre loro un sistema di garanzia certificato unico, la certezza del prefinanziamento dei progetti”.

Agices è infatti depositaria della Carta dei criteri del Commercio equo e solidale, il sistema di tutela che i punti di vendita chiamati le Botteghe del Mondo e gli importatori si sono date per garantire il rispetto dei valori del commercio equo per quanto riguarda tutta la filiera. Nel 2015, Agices sarà tra i protagonisti della World Fair trade week, che – così come deciso dall’Organizzazione Mondiale del Commercio Equo (Wfto), che fa da cappello al mercato mondiale – si terrà a Milano a maggio, in pieno Expo 2015. “La manifestazione” continua Reitano, “è un importante momento di confronto per l’intero movimento internazionale del commercio equo e solidale. Centinaia di delegati da più di 70 stati s’incontrano con l’obiettivo di coordinarsi e promuovere al meglio le attività delle loro Organizzazioni”.

E sarà anche l’occasione per fare il punto sull’avanzamento e la crescita di questo particolare modello economico.

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