sabato, Settembre 18

A proposito di Giorgio

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Senza ombra di dubbio il secondo mandato di Giorgio Napolitano si sta per concludere (e ce l’aspettavamo). Non sono voci di corridoio, lo ha confermato egli stesso durante la cerimonia di auguri al corpo diplomatico al Quirinale: «la prossima fine di questo anno 2014 e l’imminente conclusione del mio mandato presidenziale, inevitabilmente ci portano a svolgere alcune considerazioni sul periodo complesso e travagliato che stanno attraversando l’Italia, l’Europa e il Mondo. Sono certo che avrete anche apprezzato l’ampio e coraggioso sforzo che il governo italiano sta compiendo per eliminare alcuni nodi e correggere alcuni mali antichi che hanno, negli ultimi decenni, frenato lo sviluppo del Paese e sbilanciato la struttura stessa della società italiana e del suo sistema politico e rappresentativo».

Scossone nel mondo politico, stavolta la nostra classe dirigente deve farcela con le proprie gambe, anche se ha dimostrato di avere dei problemi di deambulazione. Se ne è accorto anche Napolitano, e non è stato certamente tenero nel discorso di insediamento del suo secondo mandato nel 2013: «negli ultimi anni, a esigenze fondate e domande pressanti di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti, che si sono intrecciate con un’acuta crisi finanziaria, con una pesante recessione, con un crescente malessere sociale, non si sono date soluzioni soddisfacenti: hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi».

In effetti gli scenari che si sono susseguiti dal 2011 in poi sono stati decisamente grotteschi. Sul banco degli imputati la politica e i politici, giudice supremo il Presidente della Repubblica, che non ha lesinato rimproveri e accuse ben precise. La figura di Napolitano, durante il suo settennato, ha cambiato le regole del gioco, si è fatto garante della Costituzione e degli equilibri all’interno del nostro Paese fino a cercare di mantenere uno straccio di reputazione agli occhi dei nostri partner europei. In parole povere si è caricato il fardello in prima persona, ma fino a che punto si è spinto?

‘Re Giorgio’ è stato definito più volte. Dalla fine del Governo Berlusconi nel 2011, passando per Monti e Letta, fino a Renzi, Napolitano è stato al centro della scena politica in prima persona, ha deciso Governi e spostato equilibri, sempre per il bene del Paese, ma comunque ha messo in atto la trasformazione della figura del Presidente della Repubblica partita con Ciampi. “Certamente il presidente Napolitano ha esercitato i poteri che la Costituzione gli attribuisce al suo massimo grado. Qualche volta, anche, fuoriuscendo dalla Costituzione, quindi esercitando poteri che chiamerei extra costituzionali, ma non anti costituzionali. Per alcuni questo è motivo di rimprovero a Napolitano”. Ci spiega il politologo Gianfranco Pasquino. “Ma è stato costretto ad esercitare al massimo i suoi poteri, a causa della debolezza dei partiti politici e di schieramenti politici, e anche dall’ignoranza e dall’incapacità dei dirigenti politici”.

Sergio Fabbrini, direttore School of Government della Luiss, sottolinea che “di fronte ad un Paese che è stato incapace di dare una stabilità ai suoi Governi, la Presidenza della Repubblica è risultata l’istituzione che poteva garantire una continuità di rapporti, una garanzia per onorare gli impegni presi, un riferimento costante per i grandi leader europei”. Il fatto che Napolitano abbia assunto il ruolo di garante in maniera così esplicita ha rappresentato sicuramente un’ancora di salvataggio in un momento estremamente delicato, ma anche uno sbilanciamento (se così si può chiamare) delle singole competenze, tanto da far pensare ad una forma di governo semi presidenziale, “probabilmente si, ma contro la sua volontà. Napolitano non è un semipresidenzialista ma un rigoroso parlamentarista” – continua Pasquino – “Proprio perché la crisi istituzionale italiana è tutt’altro che superata, forse la soluzione semipresidenziale si sta, e io direi finalmente, affacciando al di qua delle Alpi”. Non è semplice essere il “capitano” con una squadra di prime donne che si litigano la poltrona. Prendere decisioni chirurgiche ha le sue conseguenze, come nel caso del passaggio tra Berlusconi e Monti, “certamente poteva agire in maniera diversa, prima, però, bisogna fare ancora un passo indietro” – ha affermato Gianfranco Pasquino – “Napolitano nel luglio 2011 si preoccupava di capire che cosa stava succedendo mentre saliva lo spread tra i buoni del Tesoro italiano e quelli tedeschi a livelli inusitati, e quindi Napolitano stava preparando una soluzione alternativa, che chiunque con un ruolo di potere doveva fare. Questa era solo la preveggenza di Napolitano non un complotto, ma la sua capacità di analisi politica”. Secondo Fabbrini, invece, “dove Napolitano avrebbe potuto avere maggiore audacia è nel porre delle condizioni molto più forti nei confronti del Parlamento che ha accettato la sua ricandidatura. La decisione dei saggi è la decisione di un uomo che crede nel Parlamento, che è fortemente parlamentarista, che ha assunto questi ruoli, come si dice vicino al sistema semipresidenziale, malgrado se stesso”.

Se parliamo di errori, in senso stretto, “è difficile dirlo, molto dipende dalle nostre preferenze politiche e dalle nostre interpretazioni. Da un punto di vista personale non avrei fatto pressioni sul CSM, non avrei candidato attraverso il Parlamento un giudice costituzionale come Luciano Violante, avrei voluto che fosse maggiormente motivata la sostituzione di Letta con Renzi, e non fatta in maniera così urgente. Queste sono preferenze, non errori. Sui terreni: Giustizia, formazione del Governo Renzi e l’elezione da parte del Parlamento dei giudici costituzionali avrei voluto vedere da parte del Presidente maggiore autocontrollo”. Anche Fabbrini interpreta, su questa linea, l’azione di Napolitano, non si può parlare di errori, forse si possono condividere o meno le scelte. Ha avuto una forte coerenza, una bussola molto chiara e netta sin dall’inizio. L’Italia deve essere un partner affidabile a livello internazionale in particolare europeo. Possono non essere condivise queste visioni però questo non è un errore. Napolitano si è posto il problema di salvare l’Italia, Monti è stata la soluzione per cercare di pacificare la situazione e portare a termine la legislatura. La stessa cosa è avvenuta nel 2013, non è colpa di Napolitano se è stata condotta una campagna elettorale terribile come Bersani. Qui non vedo errori. Oggi la politica interna è fortemente condizionata dalla politica europea. Napolitano, è tra i pochi secondo me, che ha capito questo”.

Si parla di scelte condivisibili o meno, di una lungimiranza politica volta a difendere la Costituzione (c’è chi la pensa in maniera differente), adesso si affaccia il nome del successore, che dovrà prendere un’eredità pesante e difficile. Pasquino ha un’idea chiara sulle doti del nostro futuro Presidente, “deve essere qualcuno che conosce bene la Costituzione, e quindi non può essere qualcuno che è arrivato lì per caso; i candidati devono avere anche una statura europea, non devono solo essere conosciuti in Europa ma devono essere apprezzati. Vedendo l’inettitudine del Parlamento, qualcuno potrebbe anche dire che il Presidente andrebbe eletto dai cittadini, ho molto apprezzato l’indicazione di Quagliarello e Casini, che dopo la terza votazione che va a vuoto, i due candidati più votati vengano sottoposti al giudizio degli elettori. E’ tardi per fare una modifica costituzionale, ma l’indicazione dovrebbe essere questa”. La visione di Fabbrini punta sulla determinazione, “deve avere chiaro che il Paese deve essere riformato, non deve avere titubanze, deve sostenere le Riforme”.

 

 

 

 

 

 

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