mercoledì, Maggio 25

A proposito di Dio… ... mica roba da poco

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A proposito di Dio, mica roba da poco, «quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio» (Giorgio Gaber, ‘Io se fossi Dio‘ riascoltabile, e da riascoltare, in più versioni anche nel nostro ‘L’Italia oggi e il Gaber di ‘Io se fossi Dio’‘, quel Dio invocato a proposito e sproposito, quel ‘Dio degli Eserciti’ (di tutti, quindi fortunatamente di nessuno), quel Dio che si nasconde, e ne ha motivo, probabilmente perché si vergogna di come ha fatto l’uomo, la donna no quella gli è venuta bene ma un’altra volta impara a fare le cose di prescia che poi vedi che bel risultato, e poi chissà cos’altro di così importante aveva da combinare per tirar via tutto in sei giorni, e dal nulla, ma il nulla a volte traspare…

Questo Dio invisibile e forse inesistente (almeno per come vogliono infantilmente e prevaricantemente imporcelo), torna molto di moda in tempo di Guerra. Per chi ha paura, e per chi fa paura, anche oltre il ‘Gott mit uns’ tedesco e poi hitleriano che ricordiamo, qualcuno purtroppo poté ricordarselo solo per poco, prima di subirne le conseguenze.

Il Dio di Francesco (del santo di Buenos Aires, ma anche del Santo di Assisi) è Dio di misericordia. Ed è attraverso il “fare misericordia con i lebbrosi”, e non per l’inesistente incontro con il lebbroso mutuato dai biografi da altra agiografia, che Giovanni, poi Francesco, da Assisi si converte. Si ‘con verte‘, etimologicamente. Quanto a Jorge, poi Francesco, da Buenos Aires, proveniente da un altro ‘Paese lontano’ come disse un suo predecessore polacco, anzi ancor più lontano, ha posto la misericordia a fondamento del suo magistero. Prima ancora della sua vita. Traendo l’uno dall’altra.

E poi il Dio dei disgraziati di Barbara Alberti, che si incarna nelle pagine dello straordinario, stra ordinariamente profondo e stra ordinariamente divertente, ‘Mio Signore‘, Marsilio. Con la protagonista, non casualmente Maria, che riconosce Dio ritornato: «Perché siete il più disgraziato. (…) Uno che se morite non importa niente a nessuno, uno che non lascerà traccia (…)», «(…) l’ultimo degli ultimi, uno di quelli che non andranno mai alla televisione». Però, magari, in Paradiso.

Il Dio che si rivela attraverso il corpo, e nella fattispecie attraverso il corpo di Rossana Abritta, ballerina e performer, nella notte di questo giovedì 10 marzo, dalle 22, a Viterbo, presso Ègreen in Via Roma 8. Qui ed ora. Lì ed allora. E chi c’è c’è. Come nella vita, ed è vita. Assieme all’avvio di ‘VU_‘, Numero Zero (‘Nuovi dei, Nuovi umani‘) della Photozine and artist run space ideata dalla fotografa Lucrezia Testa Iannilli.

Il Dio che si invoca nelle preghiere, e sta negli incontri di preghiera, oggi per l’Ucraina, domani ci sarà comunque un buon motivo, e una brutta occasione. E che non è solo ‘pensiero magico’. E che magari si invocava pure in qualche accorato e religiosissimo bestemmione toscano.

Il Dio incarnato della rigorosa e serena Suor Carlotta, serena della consistenza nel suo Dio, che forsanche per un nome così ‘quotidiano’, e divertente, è una santa del quotidiano, e divertente. Anche come serissima Responsabile del Centro Vocazionale AP-Libreria San Paolo, gestita dalle Suore Apostoline presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma, nonché studiosa di Raimondo Lullo (Ramon Llull per gli spagnoli, suoi conterranei).

Un ‘Dio’, qualunque cosa voglia dire questa parola, la più plurisemantica che esista, che magari non c’è o solamente si nasconde dall’uomo perché da queste parti («Ce ne ricorderemo, di questo pianeta» Auguste de Villiers de L’Isle-Adam e Leonardo Sciascia) ne ha combinati appunto di pasticci, e magari vuole fare finta di niente perché, giustamente, gli conviene, un Dio, dicevamo, che si incarna specie negli uomini diversamente e ciascuno a modo suo ‘risolti’, diversamente risolti e in qualche caso ‘risorti’ a sé stessi, dai Francesco che già citavamo (a entrambi: grazie di tutto), ad Andrea Camilleri, a GregorioGregPaltrinieri (anche a lui grazie davvero di tutto), strani ma peculiari accostamenti ma calibrati, a tanti altri ed altre, ognuno pensi ai suoi ‘risolti’ e ‘risorti’. Noi a Lorenzo Cappelletti, che è un prete amico mio da quando non ci pensava neppure a farsi tale, e un prete vero e non sono moltissimi, che dopo tanti anni ha l’umiltà di dire «sto imparando adesso a fare questo ‘mestiere’», e anche a lui grazie di tutto.

(Quanto alle donne ‘risolte’, beh voi lo siete di natura, e molto e molte più di noi maschi, lo è proprio la diversa ‘specie’ cui appartenete, grazie a Dio. Appunto).

O, anche, il Dio pragmatico e arrabbiato ma pieno di speranza, plasticamente rappresentato da Don Luigi Ciotti (qualifica: fondatore del Gruppo Abele e Libera) nell’incontro ‘L’altra faccia della pandemia. La fatica di essere giovani‘ di venerdì 25 febbraio, poi con gli studenti, ideato dall”Associazione Rimbalzi Fuori Campo‘, dialogando con il Magistrato Piergiorgio Morosini (qualifica: Procura Generale della Cassazione, già GUP a Palermo e membro CSM) e con Massimo Cacciari (qualifica: Massimo Cacciari). Il tostissimo prete venetopiemontese ha detto che «è difficile ma necessario guarire da quelle forme di egoismo che si registrano in molte realtà e in molti contesti», «con eleganza, costi quel che costi, unendo di più le forze di migliaia di donne e uomini che si impegnano», «avendo la giustizia come fine, la legalità solo come mezzo». Praticamente un Manifesto per l’azione possibile (e ancor più ricco, per chi voglia vederselo e sentirlo, di questo poco che indichiamo).

Che poi Dio sia esterno a noi o meno, o che «Io sono Dio, ma anche tu lo sei», o magari sia il «Deus sive Natura» di Spinoza è questione complessa, e chi sono io, chi siamo noi, per giudicare (cit.). Poi dipende come la si racconta, e in fondo tutti raccontano, nella propria diversa e imperfetta percezione, la stessa storia. Persino gli atei, soprattutto gli atei, anche i simpatici amici dell’UAAR, l”Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti‘.

Sono comunque tutti un po’ più credibili, ammettiamolo, del Dio antifroci di Cirillo (Kirill I, sedicesimo Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, comunque mica l’ultimo arrivato), narrato pure da noi in ‘E sono pure gay, questi Ucraini‘. Che ha descritto la Guerra di Putin all’Ucraina, e non solo, come «qualcosa che va oltre le convinzioni politiche. Parliamo della salvezza umana. Ci troviamo in una guerra che ha assunto un significato metafisico.​ Le parate dei gay dimostrano che il peccato è una variabile del comportamento umano. Questa guerra è contro chi sostiene i gay, come il mondo occidentale, e ha cercato di distruggere il Donbass solo perché questa terra oppone un fondamentale rifiuto dei cosiddetti valori offerti da chi rivendica il potere mondiale». (Che poi l’ha detto circondato dai suoi Vescovi, tutti giovani, barbuti e belli, nominati da lui a centinaia, che se uno volesse essere malizioso…).

In ‘Storie di Guerra 2022. Tragedia, Farsa e oltre…’, finora sei puntate, temiamo molte altre visti i mala tempora che currunt, ci occupiamo del contingente, infine perfino del patetico con ‘Tempo di Guerra e tempo (trascorso) di Matteo Salvini‘. Poveretto. Adesso, con questo ‘A proposito di Dio…’, chiunque sia o non sia, alziamo gli occhi, e mica a roba da poco. Ci pare giusto il tempo di farlo.

Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare.
(…)

Qoelet (Ecclesiaste)
3, 1-4 (di 8)

E a Dio è andata, al suo tempo, Rosa, madre di Maria Margherita Peracchino, creatrice e tuttora Direttrice de L’Indro, questo quotidiano digitale. Èpartitamartedì 8 marzo, verso le otto del mattino, una buona ora per andarsene, ammesso che ci sia una buona ora per andarsene. (Non c’è). È andata verso il suo Dio, chiunque sia, ovunque sia, ammesso che ci sia. Ma lei ci credeva davvero, e dunque c’era. C’è. Vincendo la ritrosia piemontese di Margherita, affettuosamente la ricordiamo, assieme ad Emanuele Cuda e agli altri colleghi de L’Indro.

La parte del Qoelet-Ecclesiaste sulla ‘ripartizione’ del tempo si conclude con l’affermazione che c’è «Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace». Anche interiore.

A PROPOSITO DI DIO… /1 (continua, volendo, all’Infinito, giusto per restare in tema)

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’

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