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A Parigi non quadrano i conti 40

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EU.DES.Paris

Parigi – A soli 5 mesi dalla sua elezione, il neosindaco socialista di Parigi, Anne Hidalgo, si trova fin da subito  costretta a dover far quadrare i conti del budget del comune per il prossimo anno. Un’impresa già ardua di per sé, che potrebbe diventare ancora più dura se l’Eliseo dovesse mantenere l’ormai famoso piano di rigore di Manuel Valls. Durante l’ultima assemblea comunale, la Hidalgo ha ammesso che  bisognerà «trovare 400 milioni per far equilibrare i conti del 2015».  Questa ‘’confessione’’ ha sollevato  un vespaio di critiche, soprattutto dal centrodestra, che non ha perso un solo istante nell’accusare il primo cittadino di  voler coprire il ddeficit di bilancio lasciato  da Bertrand Delanoe, suo predecessore.

Alle oggettive difficoltà a cui dovrà far fronte l’amministrazione parigina per colmare questo vuoto finanziario, si aggiungono i tagli previsti dal Governo ai finanziamenti stanziati annualmente ai comuni francesi. La stessa Hidalgo ha giudicato questi provvedimenti «brutali e inediti», visto che «gli investimenti di Parigi creano 30000 nuovi posti di lavoro ogni anno». Per i prossimi tre anni, la capitale francese vedrà una riduzione di 600 milioni di euro in meno rispetto alla cifra inizialmente prevista. Una batosta annunciata  da Manuel Valls ad aprile, che rientra in un programma più vasto mirato a guadagnare 50 miliardi di euro nei prossimi tre anni.

La nuova gestione della capitale aveva puntato molto sulla riforma della tassa di soggiorno alberghiera, prevista per il 16 luglio all’Assemblea Generale. L’emendamento avrebbe permesso un aumento dell’imposta da applicare ai turisti, che sarebbe passata da 1,50 a 8 euro, comportando un’entrata complessiva di 60 milioni di euro all’anno solamente nella capitale. Quando tutto sembrava essere ormai deciso, il Ministro degli Esteri, Laurent Fabius, ha bloccato la manovra, posticipando l’approvazione del progetto di legge al prossimo anno. Secondo alcune indiscrezioni, la decisione avrebbe irritato non poco il sindaco, che considerava questa riforma come un passaggio obbligato verso la ripresa. Sul sito del Comune di Parigi, la Hidalgo si è detta “dispiaciuta  dalla posizione adottata dal Governo” e che questa soluzione avrebbe “garantito il finanziamento dell’attrattiva turistica della capitale e del piano di sviluppo dei trasporti della regione”.

Dal canto suo, la Hidalgo  non sembra essere intenzionata ad arrendersi. Secondo un articolo pubblicato l’11 agosto su Le Monde, il primo cittadino  sarebbe pronto a controbattere mettendo sul piatto della bilancia uno dei progetti più ambiziosi della capitale: la realizzazione della Filarmonica di Parigi. I lavori per la costruzione del futuro tempio dalla musica classica francese sono iniziati nel 2006 e dovrebbero terminare per il prossimo gennaio, mese in cui è stato previsto il concerto inaugurale. In base a un accordo iniziale, i finanziamenti per portare a termine i lavori si sarebbero dovuti dividere tra lo Stato e il Comune, con una partecipazione della regione dell’Ile-de-France. Fin dall’inizio del suo mandato, però, la Hidalgo si è mostrata contraria nel rispettare l’impegno preso dal suo predecessore. I motivi alla base di questa presa di posizione risiederebbero nel progressivo aumento dei costi, lievitati nel corso degli anni da 150 a 381 milioni di euro. Secondo il Comune, il responsabile di questo innalzamento delle spese sarebbe proprio il Governo, incapace di gestire l’andamento dei lavori nell’ultimo periodo. Per tutta risposta, il Ministro della Cultura, Aurèlie Filippetti ha cercato il esortare il sindaco della Capitale a mantenere fede agli accordi, inviandogli il mese scorso due lettere. Questo richiamo all’ordine non sembra però aver avuto gli effetti sperati, visto che il 30 luglio, dopo la riunione del Consiglio di amministrazione della Filarmonica, Bruno Juillard, assessore alla cultura del Comune, ha confermato la posizione del sindaco, sottolineando la volontà di «diversificare la programmazione per attirare un pubblico più vasto  e fare  inoltre appello al mecenatismo». Parole che hanno evidenziato la volontà da parte del comune di trovare un accordo, a patto che venga portata avanti una politica gestionale meno elitaria rispetto a quella prevista dal Ministero.

Anne Hidalgo, però, ha dalla sua anche un’altra carta che potrebbe giocare a suo favore in questa partita finanziaria. Il suo gabinetto avrebbe stilato una lista di edifici parigini attualmente occupati da uffici di Stato. Rifacendosi a una convenzione stipulata nel 1935 riguardante la struttura dello zoo di Vincennes, il comune si potrebbe rifare su questi servizi chiedendo un affitto o sgombrandoli per affittarli a privati. Così facendo, l’amministrazione avrebbe un’entrata pari a  3 miliardi di euro all’anno, una cifra che aiuterebbe a risanare le casse di Parigi.

Il 26 agosto Manuel Valls e Anne Hidalgo si dovranno incontrare all’Hotel Matignon, la residenza ufficiale del Primo Ministro, per cercare di trovare un accordo che metta d’accordo le due parti.  Questo braccio di ferro tra l’Hotel de Ville, sede del comune, e l’Eliseo rappresenta la principale sfida del Sindaco in questo primo periodo del suo mandato. Al di là delle drastiche misure annunciate negli ultimi mesi, la giunta comunale dovrà trovare delle soluzioni alternative coerenti, che non creino attriti istituzionali e che permettano una ripresa costante e progressiva. E chiaro che per risanare il debito non sarà possibile attuare degli strappi netti come quelli minacciati, ma bisognerà avanzare per piccoli passi con l’aiuto del Governo. Durante la sua campagna elettorale, l’ex candidata ha più volte ribadito la sua volontà di impedire un ulteriore innalzamento delle tasse per i parigini, promettendo ricette antiausterità che fino ad oggi ancora sembrano essere poco chiare o inattuabili. All’attuale stato delle cose, risulta difficile credere che l’amministrazione riuscirà a far quadrare i conti senza chiedere un aiuto ai contribuenti.

Il fatto che si giochi tutto tra membri dello stesso partito, rende bene l’idea sul momento che sta attraversando la maggioranza socialista. Le spaccature in seno al grupo di centro-sinistra rischiano di minare ulteriormente l’immagine di Hollande, che attualmente non gode di una buona reputazione nell’elettorato francese.

Intanto, questa tregua estiva permetterà alle parti in gioco di studiare delle soluzioni alternative da presentare in occasione del loro prossimo incontro. Per il momento, i parigini possono ancora stare tranquilli e rilassarsi sulle spiagge artificiali installate lungo le rive della Senna. 

 

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