martedì, Settembre 28

A me mi ha rovinato François (Hollande) Ségolène Royale: l'apoteosi di una donna che ha saputo sedersi sulla riva del fiume

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segolene 

 

Ségolène batte Valérie e Julie messe insieme, 4 a zero: due gol per ciascuna, giusto per far loro cappotto. Ha vinto tacendo, mentre l’una zigzagava fra Ospedali e viaggi esotici -ruminando vendette da vajassa (si faccia spiegare da Mara Carfagna il significato: esisterà il corrispondente termine in francese? Lo domando alla mia deliziosa amica Sabine Oberti, che mi ha chiesto tempo per rifletterci … alors, me l’ha appena detto, è pimbêche)-; l’altra perdeva il promesso posto all’Accademia di Francia a Roma e si vedeva sfilare sotto il naso premi cinematografici per i quali si diceva partisse favorita.

Invece, Ségolène ha taciuto. Un atteggiamento da Cornelia, madre dei Gracchi   -ed in fondo lei un pochino lo è, avendo donato a François ben 4 pegni del suo amore…-  e ha dimostrato come sia fondato il principio che vuole che la vendetta sia un piatto che si serva freddo.

D’altronde, mutatis mutandis l’aforisma del commediografo connazionale di Ségoléne, Sacha Guitry (era nato a San Pietroburgo, ma solo perché lì lavorava, al teatro Michel, suo padre, attore) il quale sosteneva che «Se un altro uomo ti ruba la donna non c’è miglior vendetta che lasciargliela», si rivela quanto mai azzeccato. Anche se viene ribaltato ed a essere rubato è l’uomo. In materia, però, ho una mia precisa teoria: le persone, quelle vere, non sono cose che si rubano. Non incolpate le altre donne se un uomo vi molla: è l’uomo ad autodeterminarsi…e magari è davvero meglio così. Che ve ne fate di un uomo che non vi ama?

Ma ritorniamo a bomba. L’isterica Valerie, estrazione sociale modesta e arrampicatorella, avrà chissà quante volte fatto rimpiangere a François la bêtise compiuta nel 2007, quando iniziò ad amoreggiare con lei, finché, nel 2010, osò l’outing, lasciando definitivamente la moglie legittima, Ségolène, appunto. Così Annalena Benini descriveva lo stato d’animo d’Hollande a fianco di Ségolene, in un  articolo apparso su ‘Il Foglio’ all’indomani della sua elezione alla Presidenza della Repubblica Francese: «Hollande ingrassava, ingrigiva, diventava triste, lo chiamavano monsieur Royal, allora si innamorava di un’altra che gli dicesse: sei un genio. Ora che lui, con i capelli tinti e la faccia da dieta, ha vinto con accanto l’altra donna, ora che la divisione dei ruoli è ristabilita, forse finalmente si sente pacificato rispetto a Ségolène Royal e non desidera più vederla cancellata dalla storia del Partito socialista».

Algidamente la sua ex moglie, appena nominata, l’altro ieri, per la quinta volta Ministro (aveva cominciato nel lontano ’92, appunto come Ministro dell’Ambiente, la stessa carica che ricopre oggi, col Governo Valls -allora premier era Bérégovoy-) in quei giorni si è tirata indietro e ha lasciato quel viso di budino Elah di François nelle grinfie di Valérie… Ha atteso con pazienza mandarina sulla riva del fiume. La Senna, per la precisione. Anche se ha funzionato come lo Yang Tze Kiang…

Quando fu ripudiata, lui era un quasi Signor Nessuno, mentre era lei a correre per la presidenza, o comunque ad apparire con buone probabilità di vittoria. Poi, sembrò che il Fato le avesse voltato le spalle: lui fedifrago e, in sovrappiù, all’Eliseo; lei a scaldarsi ai box e, probabilmente, a covare rabbia.

A suo favore, però, va detto che l’ha fatto con grande classe, senza straparlare, tracimare, inveire: ovvero, l’esatto contrario della sua rivale (che, naturalmente, si era introdotta nel suo menage da ‘amica’, intervistandola in esclusiva proprio in occasione della sua nomina, nel ’92, a Ministro dell’Ambiente, sotto la presidenza Mitterand: Ségolène aveva appena partorito la sua quartogenita Flora, oggi studentessa in psicologia, diventando la precorritrice di tutte le Madia, Pivetti e Prestigiacomo italiane… checché si facciano venire gli ‘sturbi’ i critici miopi).

Una classe che le viene, probabilmente, dall’essere figlia di un alto ufficiale dell’Esercito, adusa ad un comportamento rigoroso e misurato.

La nomina appena indicata dall’ex marito al premier Valls le dà il timone di un dicastero importante, dove queste virtù le verranno molto utili.

Anche se  -lo sapete, non posso tacervi nulla nel lontano ’99, ebbe qualche grana col collegio dei probiviri di Niort, perché risultava che, nelle elezioni cantonali dell’anno precedente, Ségolène avesse impiegato per la sua campagna elettorale delle collaboratrici, ‘dimenticando’ di retribuirle. Anche l’appello, da lei presentato contro la condanna, fu respinto. 

Quisquilie remote, se confrontate con i problemi dei pellegrini che, in Italia, siamo costretti a votare dal Porcellum (e sull’Italicum non nutro illusioni).

Un sensore del suo stato d’animo oggi può darla la voce dal suo sen fuggita, a commento della propria recente nomina a Ministro: ‘Senza la storia con Hollande, oggi sarei già premier’. Non è venuta meno ad un comportamento di under statement, facendo questa riflessione; ha semplicemente detto la verità.  Che si crogioli nel dubbio, Monsieur Faccia da Pongo.

La propria visione politica, Madame Royal, l’ha rivelata ai lettori de ‘L’Indro‘ in una bella intervista di Gianluca Abbate di un anno e mezzo fa. Riprendo un brano che mi ha colpito molto:

«Chiediamo alla Royal se nel suo futuro ci sia ancora la competizione politica:Ribadisco con piena convinzione che la mia passione per la politica è immutata e che voglio sempre essere utile al mio Paese. Chiedo un’accelerazione al Governo e sono consapevole del fatto che quando il compito è così arduo diviene necessario unire le forze, superando personalismi e ostilità. Ma noi donne abbiamo la determinazione che ci consente di non arrenderci mai. La Fondazione Bellisario ne è un esempio e per questo ringrazio di cuore la Presidente di avermi voluto insignire lo scorso giugno con la ’Mela d’oro’. Arrivati alla conclusione del nostro incontro, un cenno merita ’l’universo dei giovani’. «Quando parlo ai giovani, è come se mi rivolgessi ai miei quatto figli. Nei vari incontri con gli studenti, non solo francesi, pongo l’accento sull’importanza dello studio che rende liberi e che rappresenta l’unica strada da percorrere per edificare un futuro di dignità e di merito. E’ questa la sfida che deve essere fatta propria da tutti i governi europei e non solo, qualunque sia il loro colore politico”»

Se non l’avete capito, io tifo Ségolène, ne farei una bandiera femminile a cui ispirarsi, perché la classe non è acqua: se guardo intorno a me, qui fra le mura domestiche, sono naufraga in un oceano! Mi sento assediata da troppa acqua e niente classe.

 

PS: Ho scelto consapevolmente di parlarvi di Ségolène, pur avendo mille ‘sirene’, ovvero potenziali temi su cui esercitare il mio diritto/dovere di satira. Ad esempio, l’arresto di Nicola Cosentino, che aveva fatto un bel po’ di ‘trastole (uso un termine in slang locale) per favorire l’impresa di distribuzione petrolifera di famiglia.

Sono inoltre in ritardo anche per i commenti sull’agibilità politica (in lingua umana, l’impunità e la salvezza dai domiciliari) che l’Innominato ha chiesto al Moloch del Colle (ricevendone, in verità, un niet da fare invidia a Breznev). E sarò buona ultima a commentare il taglio degli stipendi agli Ambasciatori… ma ho ancora nelle orecchie il piagnisteo che, nel 1986, intonava una mia zia acquisita, moglie di uno zio (vero), Ambasciatore a fine carriera, dunque super retribuito, lamentandosi degli stipendi ‘da fame’ (cito pedissequamente). A cena a casa loro conobbi Calisto Tanzi, allora super-ricco super in auge. Ma questa è un’altra storia…

 

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