sabato, Dicembre 4

A Matteo, scivolato sul gelato C'è poco da sorbir gelati, caro Premier: deflazione e recessione ci mazzolano

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Davvero una mancanza di riguardo nei miei confronti, caro Premier, quella di consentire che, approfittando del fatto che ‘L’Indro‘ non è edito nel week end, io arrivi in ritardo come un intercity del Sud sul ghiotto tema del giorno: il Gelato Matteo.

Ho letteralmente nuotato nell’oceano di commenti, chiose, interventi ‘forti’ su FB, riguardanti il Tuo ultimo show nel cortile di Palazzo Chigi (sì, proprio quello in cui, nel 2000, caddi in un buco da sampietrino saltato e mi ruppi il piede destro, scoprendo tristemente che i consulenti non erano coperti da assicurazione) e mai come stavolta mi sono sentita frustrata nel formicolìo che mi prende alle dita ogniqualvolta m’imbatto in news da ricamarci su.

Massimo Gramellini, ad esempio, sabato scorso, con ‘I giardini di Renzi’ è stato fonte di pura goduria; tutti i quotidiani, chi più, chi meno si sono contesi la nota canzone, oppure la pubblicità dell’antica Cremeria del Corso mettendoci bocca, ed abbiamo assistito ad un incipiente smarcamento dei turibolari più incalliti, che pare si siano finalmente accorti che sei assai bravo a fare… autogol ed a inseguire la forma piuttosto che la sostanza.

Anzi, malgrado sia più brillante e concreta di te pari aver trasmesso questo morbo alla tua amata Fiorentina, che con la Roma ha avuto una sberla amara.

Mi pare quasi non un caso che la prima giornata se la sia venuta a giocare a Roma… ma, allorché è stato fatto il calendario della serie A, mica si sapeva che dovevi vagabondare per cancellerie e palazzi europei per festeggiare la tua Lady Pesc… e  per mostrare la tua scarsa propensione poliglotta.

Arrivare per ultimi serve, però, anche a scrivere cose che agli altri non sono venute in mente. Sembra un gioco di società, ma la Barbato Ricci  -come mi si usa chiamare con piglio da caserma o da classe-  sta sempre lì a spulciare fra gli argomenti sfuggiti agli altrui commenti.

Cominciamo da quei ‘Giardini di marzo’ di Lucio Battisti, canzone risuonata quasi coralmente nella mente di tutti, con quel suo primo verso così ad hoc: «Il carretto passava e quell’uomo gridava gelati…».

Giustamente, Gramellini ha ricordato che è, invece, il secondo verso quello che avrebbe dovuto metterci in allarme: «Al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti».

Io ci aggiungo di mio il carico da 12 e ricordo che altro verso del lyrics era: «All’uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri». Essendo imminente la riforma della scuola, anche qui la profezia è quanto mai pertinente.

La scuola italiana è andata gradatamente depauperandosi di capacità formative: che servono, dunque, i libri, triste richiamo ad una cultura in disarmo e sempre più stracciona e stracciata?

Sarebbe stato umanamente impossibile che il successo di Battisti ti fosse venuto in mente. Ho, infatti, controllato sul web e la mia cronologia mentale era esatta. Questa canzone non poteva appartenerti sul piano generazionale per due ordini di motivi: primo, quando fu lanciata, ancora dovevi nascere, in quanto risale al 1972 e tu sei classe 1975; secondo, Lucio Battisti è stato, a torto o ragione, ritenuto affine alla destra, dunque non fa parte della tua tradizione politica.

Comunque, alla luce dei fatti più recenti, caro Premier, dovresti cambiare consulente d’immagine; ovvero, se sei naif e autoprodotto, darti una calmata e consultare chi ne sa più di te, onde evitare la toppa peggiore del buco.

L’omino di Grom che, grazie a te, ha avuto il suo quarto d’ora di celebrità col carrettino stile primi del ‘900, ci pare l’ennesima scivolata che rimarca l’assoluta tua carenza di senso delle istituzioni e la tua passione per le reazioni di Lucignolo dispettoso.

Roba che il vituperato mr B. avrebbe affrontato molto più prudentemente; oppure ricorrendo alla disdegnata Magistratura, come avvenne appunto per ‘The Economist‘ (e se la prese in saccoccia).

Rassegnati e agisci di conseguenza, non possiamo continuare a guardarti con sentimenti di divertita magnanimità, come si osserva un nipotino che, ai nostri occhi, fa simpatiche monellerie. E’ giunta l’ora di imboccare la strada della serietà!

Recessione, deflazione e altre diavolerie del genere, così invasive del nostro quotidiano, si sono già impadronite dell’economia del Paese e, se non ci vogliamo trovare la Troika e i suoi figli saldamente al timone d’un commissariamento, la devi smettere di giocare col… ghiaccio.

Lo so, si dice ‘giocare col fuoco’, ma per due occasioni di seguito, l’auto-gavettone dell’Ice Buckett Challenge e il gelato dell’Economist, è il ghiaccio ad averla fatta da padrone… il terzo passo è forse la glaciazione della nostra economia? Sta attento, perché quel Giobbe di Padoan potrebbe pure decidere di non star più a rattoppare gli sbreghi che produci a ripetizione!!!

I cassettini della mia memoria sobbalzano, pensando che, come inizialmente era stato confermato dall’amministrazione dello stesso gelataio, quel conticino di mille euro era a carico dell’Economato di Palazzo Chigi per 5 kg di gelato  ed il fitto di mezz’ora di carrettino folkloristico.

Un costo che poteva pure essere condonato, sia per la pubblicità gratuita che, in maniera sottile, si è preso Grom; sia per l’eco mediatica che ebbe la voce di un Federico Grom Ministro, ai tempi in cui stavi stilando la lista dei componenti del tuo Esecutivo.

Inoltre   -ma forse ricordo male-,   la premiata ditta gelatiera è stata tua finanziatrice ai tempi della Leopolda e/o per le primarie che hai vinto facendoci digerire un bel po’ di patacche patinate d’oro come la bara di quel boss irlandese di cui hanno parlato i media.

Ovvero, se questo costo esoso e immotivato lo consideravi imprescindibile, sarebbe stato necessario non attingere dall’erario pubblico, ma dalle tue tasche (come poi hai precisato è avvenuto, reso prudente dalle proteste montate).

Perché la Corte dei Conti non è un’espressione di geografia istituzionale: vigila e mazzola!

Senza dimenticare che mille euro per 5 chili di gelato sono uno schiaffo alla miseria per pensionati, precari e disoccupati, per i quali mille euro sono la sopravvivenza e non una leccata di gelato a due gusti abbastanza male assortiti: crema e limone.

Non te l’hanno mai detto che il limone fa inacidire la crema? Comunque, per quanto a tue spese, mille euro sprecati così sono davvero un’inutile enormità, senza alcun costrutto.

Che dici, che ognuno coi soldi suoi (e a casa sua… ,e Palazzo Chigi NON è casa tua) fa quello che gli pare? Strano, ma questo è un discorso che mi sembra di aver già sentito fare. Di chi sarà nipotino Grom?

Quasi un secolo e mezzo fa, un tuo illustre predecessore nel circo politico   -guarda che ti faccio un complimento, anche se fece una brutta fine-, usava dire: «Potrete ingannare tutti per un po’, potrete ingannare qualcuno per sempre, ma non potrete ingannare tutti per sempre».(Abramo Lincoln)

Presto o tardi gli altarini vengono fuori, sia pure con le intercettazioni ambientali in un cortile di un carcere di massima sicurezza, riguardanti un altro tuo meno illustre predecessore, il pregiudicato attualmente tuo alleato, con patti espliciti e segreti.

E’ dura legge della storia (e delle indagini). Una storia che si vede replicata ovunque e non soltanto in un determinato Paese.

Ormai è un tormentone, quasi transitato nei modi di dire condivisi, secondo il quale i Paesi sull’orlo del collasso economico sono ‘a rischio Grecia’.

La situazione in un Paese che ha tanti fili di connessione con l’Italia, dall’antichità a oggi, mi è stata rivelata nella sua crudezza in un documentatissimo libro del Collega Francesco De Palo: ‘Greco, eroe d’Europa’, uscito ai primi di quest’anno per i tipi di Albeggi edizioni.

L’estremo provincialismo italiano, che porta la gran parte di noi a non guardare oltre il nostro ombelico, ovvero ad occuparci solo di ciò che avviene nel cortile di casa o poco più in là, ci ha fatto scrutare solamente distrattamente il dramma che si è consumato e si sta consumando ancora dirimpetto alle nostra coste adriatico-ioniche.

Al di là dei numeri dei suicidi e della povertà; della disoccupazione e della malnutrizione infantile, è l’intera atmosfera di cupa dissoluzione descrittaci dall’Autore che dovrebbe scuoterci e pungolarci a cambiare verso’ e non solo per modo di dire; e a non procedere ‘passo dopo passo’, ma con la velocità di Speedy Gonzales.

Nel volume di De Palo si evidenzia la crasi fra lo sventurato Paese reale e i suoi a dir poco incompetenti  -quando non veri e propri delinquenti-  governanti e sembra quasi un copione già scritto, la cui replica potrebbe già essere allestita nel Teatro Italia.

E’ un libro pedagogico, che andrebbe letto e meditato, per aprirci gli occhi. Ma, chissà per quale strano fenomeno umano, allorché si tratta di scegliere a chi affidare i nostri destini, i nostri occhi si lasciano distrarre da frizzi, lazzi e cotillons. E da una tragica assenza di vere alternative, ché quelle presenti sono persino più impresentabili di te.

 

 

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