sabato, Ottobre 16

A Madrid inizia un’estate … caliente Ayuso ha superato tutte le aspettative con una vittoria incontestata, che, secondo gli osservatori, potrebbe indicare la strada della vittoria nell'intera Spagna al leader del suo partito, Pablo Casado

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«Il Partito popolare (Pp) regna nella notte elettorale di Madrid, che esalta l’iper-leadership di Isabel Díaz Ayuso». Così ha commentato la notte della vittoria schiacciante del Pp nelle elezioni regionali di Madrid, Juan Luis Manfredi, docente di giornalismo e studi internazionali all’Università di Castilla-La Mancha

La governatrice uscente Isabel Díaz Ayuso guiderà l’Amministrazione da sola. Il Pp si è infatti aggiudicato 65 dei 136 seggi nel Parlamento regionale, come ha reso noto la Commissione elettorale con il 99,93 per cento dei voti scrutinati. E’ quasi il doppio dei risultati ottenuti dal partito nel 2019, quando si aggiudicò 30 seggi. Non necessaria, quindi, una alleanza con Vox per governare. Il partito di destra ha comunque già annunciato il suo appoggio. Molto alta la partecipazione alle elezioni, oltre l’80,73%, 16,46 punti in più rispetto al 2019.

«E’ l’inizio della fine» del Governo del premier Pedro Sanchez, «un nuovo inizio», ha commentato Ayuso. I socialisti di Sanchez hanno perso 13 dei 37 seggi che avevano nel Parlamento della regione di Madrid, mentre gli altri tre partiti di sinistra hanno ottenuto solo 58 seggi in tutto.

Quello di ieri, secondo Juan Luis Manfredi è l’inizio del «prossimo ciclo elettorale. Ci saranno anticipazioni in Andalusia, potrebbero esserci ripetizioni in Catalogna e, con tutta certezza, assisteremo alle elezioni generali, forse, a metà del 2022».
Ayuso ha superato tutte le aspettative con una vittoria incontestata, che, secondo gli osservatori, potrebbe indicare la strada della vittoria nell’intera Spagna al leader del suo partito, Pablo Casado. In due anni, la Presidente ha più che raddoppiato i suoi seggi – da 30 a 65 – e ha ottenuto il miglior risultato per il PP di Madrid dalla fine del bipartitismo. Lo ha ottenuto come protagonista dell’opposizione al governo di Pedro Sanchez e con il suo modello unico di gestione della pandemia come una bandiera. Ayuso ha impostato le elezioni come una dicotomia tra comunismo e libertà e ha rivendicato la sua aspirazione a governare da sola, senza Ciudadanos.

La notte elettorale di Madrid, «esalta l’iper-leadership di Isabel Díaz Ayuso. Il plebiscito del Presidente è stato un successo nella sfera autonoma, dove è riuscita ad attirare un voto trasversale.Vince nei quartieri e nei paesi tradizionalmente vicini al PSOE, perché il suo messaggio è netto: aperto o chiuso. La pandemia plasma le menti delle oltre 600.000 famiglie che lavorano nei settori dell’ospitalità e del commercio. Si preoccupano meno dell’ultimo tasso di incidenza del covid-19 che del loro lavoro».

Il protagonismo della Presidente è anche segno del «profondo cambiamento che ha subito la politica spagnola», afferma Pablo Gomez Iniesta, ricercatore della Facoltà di comunicazione dell’Università di Castilla-La Mancha. «Venivamo da un periodo post-15-M che ha confermato labrusca rottura del bipartitismo e ha aperto i parlamenti a nuove forze politiche con la capacità di decidere governi, stabilire coalizioni e condizionare ideologicamente il processo decisionale nelle istituzioni.

Ora, queste stesse formazioni hanno avviato un nuovo modo di fare politica che fa appello più al confronto verbale che al dibattito sulle misure previste dal programma. In questa nuovapolitica delle emozioni‘, dove la ragione resta sullo sfondo, la chiave è il discorso e, anche, la personalità e il carisma di una nuova figura: l’iper-leader».
«La pandemia provocata dal Covid-19 ha lasciato la Spagna in uno scenario di crisi economica e sociale. La gestione del governo centrale è stata messa in discussione ed è stata al centro delle critiche dei cittadini che hanno mostrato una maggiore mancanza di credibilità nelle istituzioni. In questo senso l‘iper-leadership si è presentata come un fenomeno politico capace di superare questi problemi, come soluzione alle tensioni e ai disagi del cittadino che vede, in questa figura, la risposta alla sua incertezza», spiega Iniesta.
«L’iperleader si caratterizza per il suo carisma nell’uso della comunicazione come suo strumento principale: ricorre all’emozione e alla semplificazione dei messaggi sulle difficoltà che è venuto a risolvere. Inoltre, è consapevole dell’importanza di interpretare pubblicamente il suo ruolo e non si nasconde: attribuisce alla sua presenza in eventi, media o social network un ruolo cruciale».

Nella notte di Madrid c’è stato il «rilancio del marchio PP come partito di governo, una solida alternativa al PSOE di Pedro Sánchez. Con questi risultati e questo approccio elettorale, il presidente del Partito popolare, Pablo Casado, riconfigura la sua leadership, molto ammaccato dopo il fallimento nelle regioni autonome della Catalogna», afferma Manfredi.

La sconfitta della sinistra, «era già scontata», «in attesa del cambio della guardia. Questa volta non si è giocato e stanno già aprendo la strada alla successione», «la ristrutturazione avrà un nome di donna per poter competere con Isabel Díaz Ayuso», e dopo che avranno disegnato un adeguato programma di governo in particolare per quanto riguarda sanità e istruzione.
Mónica García, coordinatrice e portavoce di Más Madrid, che porta a casa 24 seggi come il PSOE,dimostra «una crescita reale di seggi e voti ben distribuiti in tutta la Comunità. Una sinistra moderna si consolida con un discorso basato su uguaglianza, giustizia sociale o cambiamento climatico, in linea con i partiti verdi europei. Ha margini di crescita su scala nazionale, anche se resta da vedere se questo messaggio post-industriale penetra in altri territori. Senza dubbio, sarà la leader efficace dell’opposizione a Díaz Ayuso».

Vox ha consolidato la sua posizione di baluardo ideologico. «Il partito serve più come supporto per la formazione strategica di blocchi che per la definizione e l’esecuzione delle politiche pubbliche. Se impara la lezione di Podemos, non si esporrà eccessivamente al governo per sfruttare il suo discorso sulla guerra culturale. Ha poco spazio per la crescita, ma il suo 9% è oro nell’attuale controversia», afferma Manfredi.

Pablo Iglesias, l”enfant terrible’ della politica spagnola, che solo poche settimane fa era vicepresidente del Governo spagnolo, ha deciso di lasciare la politica attiva. E’ il primo grande scossone di questa tornata elettorale. Il suo partito, Podemos, non ha perso, anzi, ha guadagnato 3 seggi rispetto al voto del 2019, arrivando a 10 seggi, ma non è quanto Iglesias si attendeva. Secondo Manfredi, la proposta politica di Iglesias«risponde meglio alle basi di un movimento sociale che a una struttura organica», come a dire che non è adatto al governo.
La parabola di Pablo Iglesias è durata 7 anni, è stato un ‘dinamitardo’ del sistema bipartitico e catalizzatore della nuova sinistra, tanto dinamitardo che, come sostengono alcuni osservatori, ha finito per mobilitare la destra combattente (il Pp) e i populisti di ultra-destra (di Vox), e probabilmente ha dato una mano alla sinistra europeista di
Mónica García.

Il risultato del voto di Madrid, secondo Manfredi, «anticipa un’estate intensa in cui la disputa sull’emergenza sanitaria, l’arrivo dei fondi europei e la prevedibile ripresa economica,stravolgeranno il corso della politica nazionale». Infatti, ‘El Confidencial‘ già anticipa che i «leader socialisti credono che sia necessaria una imminente crisi di governo» per riconfigurare la coalizione dopo il risultato elettorale e dopo l’uscita di scena di Pablo Iglesias, e provare a resistere.

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