venerdì, Maggio 7

A Mach 1 non c’è un muro ma solo un cambio di regime. Fisico Il 21 marzo due Eurofighter hanno superato la velocità del suono per intercettare un aereo che aveva perso la rotta. Allarme ingiustificato per la popolazione

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I caccia in questione sono macchine molto efficaci realizzate da un consorzio costituito da Regno Unito, Germania, Italia e Spagna per assolvere le primarie funzioni di combattimento aria-aria contro altri aeromobili. L’aereo, in forza all’AM dal 16 marzo 2004, ha visto il suo debutto in combattimento durante l’intervento militare in Libia del 2011 con la Royal Air Force e l’Aeronautica Militare, eseguendo missioni di ricognizione e bombardamento a terra.

La nostra fortuna è che i fenomeni di guerra sono stati relativamente pochi. Ma non per questo si può parlare che il loro compito non sia indispensabile alla tranquillità dei cittadini. Anzi. Sbaglia colui che pensa che ci sarà qualcuno che ci difenderà in caso di necessità.

Ma c’è anche chi fa allarmismo. Abbiamo stentato a credere che la Procura di Bergamo abbia aperto un fascicolo per indagare sull’accaduto e in effetti la notizia è stata smentita successivamente in quanto l’organo giudiziario è consapevole che il superamento della barriera sonica sia avvenuta in una situazione di emergenza. Se non fosse così non ci meraviglieremmo che un domani mettessero gli autovelox sulle piste di formula uno!

Ma che cosa è stato in fondo questo bang?

Senza entrare nei dettagli dell’aerodinamica, che è un ostico quanto affascinante onere degli studenti di ingegneria aeronautica, proviamo a dare qualche indicazione sul suono che ha tanto spaventato le laboriose popolazioni della regione padana. Il tuono è generato dalle onde d’urto create dall’aereo che si muove nell’aria, con velocità superiore alla velocità del suono, definita dal numero adimensionale che il fisico e filosofo austriaco Ernst Mach ha indicato pari a uno quando si vola 1.200 km/h, velocità meramente indicativa in quanto vi è dipendenza dalla quota e dunque dalla temperatura in cui avviene il fenomeno. Si tratta di un effetto fastidioso che in situazioni critiche si è usato anche come deterrente: Israele utilizzò degli aerei F-16 per creare dei boati sonici sulla Striscia di Gaza al fine di contrastare il supporto della popolazione civile ai gruppi armati che lanciavano i razzi Qassam verso i centri abitati.

Quando un aereo supera quello che eufemisticamente viene chiamato il muro del suono, si manifestano comportamenti anomali ma ben conosciuti come conseguenza di fenomeni aerodinamici, per cui gli aeroplani progettati per questi servizi hanno un disegno adeguato alla prestazione richiesta. Ma il passaggio dal subsonico al supersonico non ha nulla a che vedere con la frantumazione di un muro. Si tratta di un evento fisico con delle determinate caratteristiche note già dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. I bang -perchè in realtà sono due- sono conseguenza del cambio di pressione che si ha tra la punta dell’aereo e la sua coda e il successivo ritorno alla pressione normale quando si raggiunge la velocità del suono.

Il primo episodio in condizioni controllate si è realizzato il 14 ottobre 1947 utilizzando un Bell XS-1 pilotato da Charles “Chuck” Yeagere e proprio quando furono uditi due boati, qualcuno li definì boom sonici. Jacqueline Cochran è stata la prima donna a superare Mach 1, il 18 maggio 1953 a bordo della versione canadese di un F-86 Sabrejet decollato dalla base di Edwards Air Force in California. Il 4 dicembre 1956 il ten. col. Giovanni Franchini, dall’aeroporto di Pratica di Mare portò a quota 13.500 metri il Sagittario 2° con la matricola MM 560, un jet a quei tempi modernissimo costruito in forma prototipale presso gli stabilimenti di Aerfer a Pomigliano d’Arco su progetto di Sergio Stefanutti.

La manovra fu audace in un tuffo di circa 6.000 metri ma alla fine anche le costruzioni aeronautiche italiane infransero la barriera ormai non più fisica ma tecnologica.

Ricordiamo questo episodio con la solita amarezza che ci pervade quando un progetto italiano non decolla commercialmente e industrialmente. Ma il Sagittario era troppo italiano, troppo meridionale per poter sostenere le lobby che in quel momento regolavano il mercato degli aerei militari!

Questa storia non c’entra niente con le 500 telefonate giunte nella questura di Varese, preoccupate di quanto era avvenuto nelle pacifiche vallate delle loro terre. Si trattava solo di una puntuale operazione compiuta dall’Arma Azzurra per difendere quelle zone e tutte le altre della nostra Italia.

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