sabato, Ottobre 23

A Falluja l’Iraq ritrova il suo orgoglio field_506ffbaa4a8d4

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L’Esercito iracheno passa all’attacco: il Primo Ministro iracheno Haider al Abadi ha annunciato l’inizio di una operazione offensiva volta a respingere dalle città mesopotamiche le forze dell’autoproclamato Califfato di Daesh.

Sembra, dunque, che le Forze Armate irachene stiano rialzando la testa dopo due anni di scontri dalle sorti alterne contro le milizie dello Stato Islamico, il quale era comunque riuscito a piegare importanti città come Mosul al proprio volere. Il Premier iracheno ci tiene a far sapere che l’ora è scoccata per il Califfato e l’Esercito governativo laverà l’onta delle sconfitte subite.

L’obiettivo delle Forze Armate irachene, coadiuvate dalle Forze di Mobilitazione Popolare sciite (miliziani irregolari sciiti), non è quello di marciare su Mosul, come auspicavano i consiglieri militari americani, si tratta, bensì, di riconquistare Falluja.

La mossa del Governo iracheno, sebbene possa rivelarsi quasi sorprendente e imprevista, rientra in una strategia molto logica, che prevede la ‘bonifica’ del territorio da parte delle milizie di Daesh a partire dai territori più vicini alla Capitale, al fine di consolidare il potere iracheno attorno a Baghdad prima di sferrare l’offensiva contro la settentrionale Mosul.

Falluja, città già entrata nei libri di Storia militare per le due battaglie combattute nel 2004 dalla coalizione americana, britannica e irachena contro le milizie ribelli asserragliate nel centro abitato, si trova molto, troppo vicina a Baghdad per rimanere trascurata dal Governo.
Situata a meno di 70 chilometri ad Ovest della Capitale, Falluja sorge sulle rive del fiume Eufrate: la presenza di acqua nella zona, nonché il collegamento fluviale con la città siriana di Raqqa, altra roccaforte Daesh, fanno di Falluja una vera e propria base avanzata del Califfato, un avamposto dal quale i jihadisti lanciano attacchi e attentati contro la vicinissima Baghdad, impiegando l’Esercito iracheno in una estenuante difesa della capitale e costringendo le truppe irachene a non allontanarsi dai centri più sensibili dell’Iraq.

In tale prospettiva appare, dunque, logico che la priorità del Governo iracheno sia quella di mettere in scurezza il cuore del Paese, dando così minore priorità all’effettiva riunificazione territoriale. Questa politica, invece, sembra non convincere troppo gli alleati dell’Iraq, preoccupati come sono a distruggere prioritariamente le città principali del Califfato, come Mosul. Inoltre, il momentaneo disinteresse iracheno per Mosul continua a mettere in risalto l’operato delle milizie curde nel Nord, alleati ‘scomodi’ in questa guerra nella quale la NATO e tutta la Comunità Internazionale provano imbarazzo nel riconoscere i meriti curdi, osteggiati e negati fermamente dalla vicina Turchia.

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