martedì, Ottobre 26

A cosa serve un premio letterario?

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1.293 romanzi. È questo l’incredibile numero di opere che si sono candidate alla seconda edizione del Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza, organizzato dall’omonima casa editrice. Una cosi vasta partecipazione è dovuta alle particolari caratteristiche della competizione, una delle poche riservate agli inediti, che garantisce non solo la pubblicazione, ma anche un cospicuo premio in denaro: 25.000 euro, una cifra molto superiore a quella cui la quasi totalità degli esordienti può aspirare.

L’enorme mole di testi viene vagliata dai lettori della casa editrice fino ad arrivare a una cinquina di finalisti, da cui una giuria di sette qualificati giudici sceglie il vincitore. Il premio viene assegnato ogni due anni, e la prima edizione fu vinta da Marco Montemarano col romanzo ‘La ricchezza’, ma allora l’Editore decise di procedere anche con la pubblicazione degli altri quattro finalisti. In questa seconda edizione è stata introdotta una sezione Giovani riservata ai minori di 35 anni, per cui si sono presentati 255 romanzi, selezionati in collaborazione col Circolo dei Lettori creato dalla Fondazione Pini di Milano.

Quest’anno è risultato vincitore il vicentino Roberto Plevano con il romanzo storico ‘Marca gioiosa’. Nato nel 1960, l’autore è un medievalista che ha impiegato otto anni a scriverlo, e che finora aveva pubblicato solo un altro romanzo presso un piccolissimo editore. Si è detto sorpreso che il premio sia toccato a un quasi-esordiente come lui, anche perché “si tratta di un’opera un po’ particolare, per linguaggio, per tema, ma anche per complessità di intreccio e di struttura“. Nella sezione Giovani la vincitrice è stata Francesca Diotallevi, nata nel 1985 e con già due opere pubblicate alle spalle.

Diotallevi 1

Ma a cosa serve un premio letterario? Secondo David Machado, scrittore portoghese ospite della premiazione, autore del romanzo ‘Indice medio di felicità e di vari libri per bambini, i premi hanno una loro funzione. Ho pubblicato il mio primo libro proprio perché aveva vinto un premio, e se non avessi vinto non so se avrei continuato a scrivere. E poi un premio nutre l’ego dello scrittore e lo fa sentire più forte e più sicuro, come i messaggi che ricevo su Facebook, o i bambini che alle presentazioni vogliono il mio autografo sul braccio.

Giuseppe Russo, direttore editoriale di Neri Pozza, è molto soddisfatto dei risultati della prima edizione del premio. Se dovessi fare un bilancio in termini di riconoscimenti ottenuti dalla critica e da altri premi, sarebbe straordinario. Dei cinque finalisti di due anni fa, Wanda Marasco con ‘Il genio dell’abbandono’ ha partecipato al premio Strega e il suo libro è stato unanimemente considerato quello di maggiore qualità. Angela Nanetti con ‘Il bambino di Budrio’ ha vinto il maggiore premio italiano per il romanzo storico. Novita Amadei è finalista al premio Grinzane Cavour. Anche Alessio Arena e il vincitore Marco Montemarano hanno ricevuto numerosi altri premi. La ricezione è stata critica considerevole e abbiamo realizzato lo scopo del premio, che è quello della scoperta di nuovi talenti.

Come si fa a scoprire un romanzo buono tra letteralmente centinaia di altri? Secondo Laura Lepri, direttrice del Circolo dei Lettori, contano “L’esperienza, il mestiere, la professione che permette con una certa sicurezza di decidere velocemente, dopo un incipit di una decina di pagine, se ci siamo o non ci siamo, se l’autore ha trovato la chiave per controllare i propri mezzi”. Peraltro si è optato per un premio biennale proprio per dare ai lettori il tempo per un esame attento dei manoscritti.

Una delle caratteristiche del Premio Neri Pozza è il suo orientamento dichiaratamenteletterario‘, al punto che il regolamento vieta esplicitamente la partecipazione di «opere di generi quali il giallo, il romanzo poliziesco, il fantasy, il memoir». La cosa può apparire in contraddizione col fatto che gli autori partecipanti, come hanno fatto notare gli stessi organizzatori, hanno ispirazioni estremamente variegate che non discendono affatto da una tradizione letteraria consolidata. Emblematico il caso di Alice Bassi, candidata nella sezione giovani che, durante la conferenza stampa, ha detto che i suoi principali ispiratori sono Stephen King, Michael Crichton e Richard Matheson, cioè tre autori di romanzi popolari di genere horror, fantastico e thriller. La cosa però non turba Giuseppe Russo, secondo il quale “Anche se i suoi autori di riferimento appartengono al genere, quello di Alice Bassi non è un romanzo di genere“.

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