domenica, Dicembre 5

A Colonia è caccia all'immigrato field_506ffbaa4a8d4

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Dopo le molestie di San Silvestro, è ancora alta tensione a Colonia, dove la polizia locale sta indagando su 19 sospetti. Secondo il rapporto  del ministro della Westfalia Ralf Jaeger 10 di loro sono richiedenti asilo e 9 sono presunti clandestini. Quattro, sono già in stato di fermo per furto ma degli altri non si conoscono ancora le accuse. La vicenda ha avuto un’eco mediatica in tutta Europa fomentata dal dibattuto su migrazione e frontiere e qualcuno ha ipotizzato che fosse stato un attacco programmato, eppure dalle indagini non risulta finora che le tentate violenze alle donne di Colonia siano stati organizzate o guidate. Intanto, però, in città è scattata la caccia all’immigrato e ieri sera, nei pressi della stazione, una ventina di uomini hanno aggredito due pachistani, ricoverati in ospedale con gravi ferite assieme ad altri quattro connazionali, ugualmente picchiati da un branco La polizia sta indagando per capire se le aggressioni siano state compiute dallo stesso gruppo, ma secondo il quotidiano locale Koelner Express, gli aggressori di ieri sera erano un gruppo eterogeneo di rockers, teppisti e buttafouri che avevano risposto a un appello su Facebook per una caccia all’uomo, come rappresaglia alle violenze di Capodanno. Ieri sera la polizia di Colonia ha fermato e perquisito un centinaio di persone dopo aver ricevuto soffiate sull’organizzazione di gruppi di vigilantes da parte di attivisti dell’estrema destra. Sabato la polizia ha disperso con gli idranti una manifestazione del gruppo islamofobo di estrema destra Pegida nella città renana.

Intanto è salito a oltre 500 il numero di denunce dopo il veglione di Capodanno, che per molte si è trasformato in un incubo. «Nulla giustifica quello che è stato riferito dal presidente del Consiglio centrale dei musulmani tedeschi» ha detto il portavoce di Angela Merkel,  Steffen Seibert. «Bisogna assolutamente evitare che adesso vi sia un sospetto generale che colpisce i profughi in Germania» ha aggiunto il portavoce del ministero dell’Interno. Il ministro Thomas de Maiziere in persona, poi, ha detto che il fatto che dietro alle aggressioni ci siano stranieri non deve lasciare in silenzio ma non deve neanche portare a un sospetto generalizzato nei confronti di tutti i rifugiati e migranti. La posizione di Angela Merkel, però, si fa spinosa. Dopo una politica di apertura e di ospitalità, la cancelliera è stata attaccata dai suoi oppositori politici, ma anche dal New York Times. Sul quotidiano americano, infatti, è comparso un editoriale dal titolo “Germany on the Brinks”, la Germania sull’orlo del baratro, in cui si parla dei fatti di cronaca e si giudica ‘sciocca’ la scelta della Merkel di accogliere, senza porre limiti, l’afflusso di centinaia di migliaia di migranti. L’editoriale fa riferimento al romanzo di Michel Houellebecq “Sottomissione”  in cui si immagina la sottomissione all’islam della popolazione, per dire che questo scenario ha buone probabilità di realizzarsi nel futuro della Germania.

Almeno tre bambini afghani sono rimasti uccisi e otto feriti nella provincia di Khost, nell’Afghanistan orientale, quando una bomba ha colpito una scuola media. Sinora l’attacco non è stato rivendicato, ma si teme possa essere un avvertimento dei talebani nel giorno dei colloqui a Islamabad tra Afghanistan, Pakistan, Usa e Cina per rilanciare i difficili colloqui tra il governo di Kabul e il movimento jihadista. L’incontro tra i quattro Paesi era in programma già da tempo e dopo vari rinvii, stamattina i rappresentanti di  si sono riuniti per lavorare a una roadmap mirata a dare nuovo slancio al processo di pace tra il governo di Kabul e i Talebani, che non si sono presentati. La prima sessione dei colloqui è stata aperta dal consigliere del primo ministro pakistano per gli Affari Esteri, Sartaj Aziz, che ha ammesso la ‘difficoltà di portare i Talebani al tavolo dei negoziati. «Dovremo offrire loro degli incentivi, senza alcuna precondizione, che potrebbe risultare controproducente, compresa la minaccia dell’azione militare contro chi non vuole dialogare». A guidare la delegazione di Kabul è stato il numero due della diplomazia afghana, Khalil Hekmat Karzai.

Come riporta il sito di Dawn, Aziz ha proposto quattro punti sui quali lavorare, partendo dalla necessità di creare le condizioni per incentivare i Talebani ad abbandonare l’uso della violenza per perseguire obiettivi politici e venire al tavolo delle trattative. Aziz ha quindi suggerito un uso equilibrato di azioni e misure per aprire la strada a colloqui diretti con i Talebani e invitato a mettere in atto misure mirate ad aumentare la fiducia degli insorti per incoraggiarli a trattare. Al quarto punto la necessità di creare una tabella di marcia realistica e flessibile che definisca le varie fasi della roadmap. Fonti vicine ai colloqui, citate dall’agenzia di stampa Pajhwok, hanno quindi riferito che Islamabad ha in mente una lista di Talebani con i quali è possibile la riconciliazione, ovvero un gruppo di uomini disposti a dialogare con l’amministrazione afghana. Il primo incontro tra Talibani e funzionari del governo afghano si è svolto in Pakistan a luglio, mentre il secondo è stato cancellato dopo l’annuncio della morte del Mullah Omar, avvenuta due anni prima. Il 2015 è stato un anno particolarmente sanguinoso per l’Afghanistan, dove si è registrato un numero di vittime civili superiore ai 3.180 morti del 2014, come riportano le Nazioni Unite. Sempre secondo l’Onu, dal 2009 i morti in Afghanistan hanno superato quota 17mila.

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