martedì, Maggio 18

A chi giova l’elezione di Trump?

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Come concorda ormai buona parte degli osservatori più seri ed attenti, l’elezione di Donald Trump è dovuta in gran parte alla capacità del tycoon di ingraziarsi il favore della middle-class impoverita e più in generale degli strati meno abbienti della popolazione, duramente colpiti dalla delocalizzazione degli impianti produttivi e dallo stallo salariale causati in larga parte dalle politiche neoliberiste.

Trump si appresta ora ad affrontare il compito cruciale di formare la propria squadra di governo, e c’è il rischio che si circondi di uomini arricchitisi proprio grazie al sistema affaristico prodotto dalla globalizzazione. Uno dei candidati maggiormente accreditati a ricoprire il ruolo di segretario agli Interni è Forrest Lucas, fondatore della compagnia petrolifera Lucas Oil, mentre per il Tesoro è spuntato ripetutamente il nome di Steven Mnuchin, ex banchiere di Goldman Sachs e gestore di successo di un hedge fund che in passato aveva finanziato la campagna elettorale di Hillary Clinton a senatrice dello Stato di New York. I dipartimenti del Commercio e dell’Energia potrebbero invece finire rispettivamente a Wilbur Ross, consigliere economico di Trump, e ad Harold Hamm, amico di famiglia di Trump. Un certo clamore ha suscitato l’associazione tra il Dipartimento dell’Ambiente, che la nuova amministrazione conta di trasformare assieme a quello dell’Istruzione, e Myron Ebell.

Ebell è direttore del Center for Energy and Environment, un pensatoio che respinge in maniera convinta le teorie che attribuiscono all’attività umana gran parte delle responsabilità per il cambiamento climatico e supporta la rimozione di tutte le limitazioni di natura ecologista in materia di sfruttamento delle risorse minerarie. Questo think-tank è finanziato da ExxonMobil e, soprattutto, dai potentissimi fratelli Koch, vale a dire i magnati della petrolchimica con forti interessi nell’estrazione degli idrocarburi non convenzionali. La nomina di Ebell sarebbe quindi perfettamente in linea con le precedenti prese di posizione di Trump, il quale aveva promesso di rivedere o eliminare gran parte delle normative in materia di lotta all’inquinamento emesse dall’Environmental Protection Agency.

Secondo le previsioni formulate dal quotidiano economico ‘the Street’, la visione politica di Trump e l’inserimento di simili personaggi nei ruoli chiave della prossima amministrazione sono destinati a favorire in particolare in business di almeno sei grandi imprese statunitensi.

La Apple, che Trump aveva invitato a boicottare e promesso di costringerla a fabbricare i propri Pc negli Stati Uniti, beneficerà in maniera sostanziale dell’abbassamento al 15% delle imposte sul reddito d’impresa (Flat Tax) e, soprattutto, dal bonus fiscale che contempla un prelievo del 10% sul rimpatrio dei fondi depositati all’estero. Secondo le stime, la società di Cupertino deterrebbe qualcosa come 200 miliardi di dollari di liquidità al di fuori dei confini Usa.

Segue il Geo Group, un impresa di costruzione operante nell’edificazione e nella gestione di prigioni private. Questa compagnia ha tratto enormi benefici dal fenomeno dell’iper-incarcerazione alimentatosi a dismisura a partire da circa 35 anni fa. I dati pubblicati dall’autorevole ‘Prison Policy rivelano infatti che se nel 1980, negli Usa c’erano 220 detenuti ogni 100.000 cittadini; nel 2013, i carcerati erano saliti a 716 (record mondiale). Dall’inizio degli anni ’80, i fondi pubblici per il sistema carcerario sono cresciuti vertiginosamente, svariate volte quelli destinati all’istruzione – specie in un Paese cruciale e comunemente considerato all’avanguardia come la California. Sia l’aumento dei fondi statali al sistema delle prigioni che l’incremento esorbitante dei cittadini finiti in galera sono maturati nel quadro del processo di privatizzazione del comparto detentivo, grazie al quale si è verificata l’ascesa di una sorta di ‘complesso carcerario-industriale’ formato da imprese private che hanno beneficiato degli appalti per il servizio carcerario concessi dallo Stato.

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