lunedì, Maggio 10

A.A.A. Cercasi nuovi partner per Codelco field_506ffbaa4a8d4

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Il Cile è uno dei leder mondiali nella produzione di rame, un paese che nelle regioni del nord ha trovato la sua grande fortuna per la presenza di enormi giacimenti tutt’oggi in attivo. Certo un secolo fa tutto aveva un valore più alto così come il rame che ha vissuto veri e propri anni redditizi. Poi pian piano il prezzo è calato (così come il valore del salnitro un altro minerale presente nelle regioni del nord) e così via andando oggi ad avere un valore di 2,64 dollari a libra. Prezzo che tuttavia legittima ancora la positività del sistema produttivo minerario in quanto i costi per libra si attestano intorno agli 1,74 dollari. In questa sede è utile ribadire il modello economico del Cile ovvero un sistema neoliberale ben predisposto all’accoglienza di capitali esterni d’investimento. In questo contesto, proprio nel nord del paese, una delle aziende che sino ad oggi è riuscita a consolidare la propria presenza operativa è la statunitense Freeport-McMoRan ad oggi proprietari del 51% delle quote della miniera di El Abra nella regione di Antofagasta. Un giacimento importante che tuttavia nel 2015 ha fruttato 147 mila 208,09 tonnellate di rame facendo registrare un calo rispetto al 2014 del 13,05%. Ma non è questo il motivo che oggi spinge la Freeport-McMoRan a cedere le sue quote e ad abbandonare il Cile, bensì una serie di sfortune finanziarie che hanno reso oggi un riassestamento societario.

L’azienda statunitense nel 2013 ha deciso di puntare con forza nel settore petrolifero e gassifero andando a rilevare la MecMoRan Exploration Co. e la Plains Exploration & Production Co. per un investimento totale di 9 mila milioni di dollari. Un investimento dovuto se si ragiona in un’ottica di ampliamento produttivo e consolidamento della propria presenza nel mercato, ma che tuttavia non poteva considerare il vertiginoso calo del prezzo del petrolio che di lì a poco si sarebbe verificato con particolari ripercussioni proprio sul mercato statunitense. Congetture del mercato che hanno finito con il trasformare un grosso investimento in un costo esorbitante e difficile da sostenere in un momento così delicato in termini economici e finanziari. Ecco quindi come il 10 maggio è giunta la decisione finale di procedere alla vendita di alcune attività societarie. Una decisione che ovviamente non poteva coinvolgere le aziende acquisite nel 2013 (cosa che creerebbe una minusvalenza intollerabile per gli azionisti) e che quindi si ripercuote su altre attività. Nello specifico ad oggi sono due le vendite importanti, la prima coinvolge la TF Holding Limited con partecipazioni indirette dell’80% su giacimenti nella Repubblica Democratica del Congo. Parliamo della miniera Tenke Fungurume che ad oggi è al centro di una trattativa con l’impresa cinese China Molybdenum Co. per un affare che potrebbe garantire un introito di 2 mila 700 milioni di dollari.

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