mercoledì, Giugno 23

80 Tant’auguri Bob Auguriamo l’ottantesimo compleanno di Bob Dylan sottolineando alcuni aspetti della sua canzone più famosa in tutto il mondo: ‘Blowin’ in the Wind’

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Ci sono tanti modi per fare gli auguri al grande Menetrello che ha saputo ‘colorare’ di musica e poesia il mezzo secolo del 1900. Certo non c’è bisogno di fare l’elenco delle sue più belle canzoni e tantomeno di un Nobel per la letteratura ricevuto, forse, senza fare una scelta ben oculata. Ma a parte ciò, nessuno può negare la grandezza di questo Aedo con i gli evidenti tratti della preveggenza.

E dunque noi preferiamo augurare l’ottantesimo compleanno di Bob Dylan sottolineando alcuni aspetti della sua canzone più famosa in tutto il mondo, che ormai da più 50 anni è entrata a far parte del repertorio delle canzoni ad alto valore etico e sociale: Blowin’ in the Wind.

Questa canzone del 1963, costruita su un modello melodico narrativo-discorsivo, molto semplice, con strofe musicali altrettanto lineari e orecchiabili, e che soprattutto non tradiscononessuna identità storico-geografica, insomma un tema melodico per tutti, proprio perché appartiene a una cultura musicale neutra. Ed è proprio per questa sua linea melodica anonima che si è fatta strada nella memoria dei miliardi di ascoltatori che, ancora oggi,la riconoscono come base essenziale mirata a sorreggere un testo davvero monumentale, di grande valore sociale e politico e che, proprio per questo, è divenuto anticipatore di tante proteste che ogni cultura giovanile del periodo e ancora odierne, la usano come bandiera musicale etica, ecologica, umanitaria, etc.

Ma ora proviamo ad analizzare qualche frase del testo di Blowin’ in the Wind che riportiamo direttamente in italiano per rendere il tutto più scorrevole ai lettori:

Quante strade deve percorrere un uomo prima di essere chiamato uomo?

Questo interrogativo, ancora oggi non ha ricevuto una giusta risposta, anche perché si può affermare che i diritti umani di tutti,e specialmente dei lavoratori e dei poveri, non permettono di definire umano ciò che umano non è ancora.

Per quanto tempo un uomo deve guardare in alto prima che riesca a vedere il cielo?

E questa domanda quali risposte ha trovato in oltre 60 anni trascorsi? Quale cielo stanno osservando le persone che vivono nelle metropoli ancora “affogate” dalle nebbie che non  hanno nulla di ecologico?

E quanti orecchi deve avere un uomo prima che ascolti la gente piangere?

L’egocentrismo umano, dagli anni 60 del secolo scorso, più che diminuire si è ancor più potenziato. I mezzi digitali lo stanno confermando ogni giorno di più, e dunque nessuno sembra avere le giuste orecchie attente, nei confronti della sofferenza degli altri. Ognuno nella propria nicchia, con le cuffie “infilzate” dentro, ascolta solo ciò che gli pare e non ciò che dovrebbe ascoltare come essere umano cosciente del tutto di cui fa parte.

E quanti morti ci dovranno essere affinché lui sappia che troppa gente è morta?

E oggi pur sapendo benissimo quante vite spariscono in questa terra ogni giorno, ancor più si potenzia la solitudine di tutti, vivendo solo nel proprio spazio e per il proprio interesse. Questa è l’amarezza del vivere e lascia morire tanto…

E per quanto tempo può un uomo girare la sua testa fingendo di non vedere?

Questa è la domanda cruciale che il giovane ottantenne Bob Dylan ci poneva a tutti nel 1963, alle vecchie e alle nuove generazioni; e ce la poneva invitandoci a quel senso di unità responsabile che ancora oggi non abbiamo acquisito con quella giusta coscienza che dovevamo aver già maturato.

Ma ciò che dovrebbe ancor più farci riflettere in questa canzone è un ritornello davvero assordante per quanto delicato, ed è:

La risposta, mio amico sta soffiando nel vento, la risposta sta soffiando nel vento.

La risposta, mio amico sta soffiando nel vento, la risposta sta soffiando nel vento.

La risposta, mio amico sta soffiando nel vento, la risposta sta soffiando nel vento.

Purtroppo questa risposta ancora nel vento, per colpa della nostra indifferenza e, ancor di più, per colpa dei capi di ogni nazione del mondo che non hanno fatto nulla per far sì che questo grande richiamo di assunzione di responsabilità, sta ancora svolazzando nel vento senza mai rendersi umanamente terrena.

Auguri Bob, e grazie ancora perché ci lasci riflettere sui problemi del mondo, quelli veri!

Grazie Bob!

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