lunedì, Maggio 16

8 marzo: le donne del bene e della salute Ecco la ‘hall of fame’ e la ‘sala d’onore’ delle donne di questi tempi

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I camei delle DONNE DEL BENE E DELLA SALUTE  testimoniano l’8 marzo come festa della donna fatta di cose concrete: storie, narrazioni e opere. Si trovano tutti, per esteso, nell’archivio del nostro web magazine L’INDRO. Di ogni cameo, ho sottolineato uno spunto.

La giornata è dedicata anche al ricordo e alla riflessione sulle conquiste politiche, sociali, economiche del genere femminile, dunque è più corretto parlare di giornata internazionale della donna.

I fatti che hanno realmente portato all’istituzione della festa della donna sono in realtà più legati alla rivendicazione dei diritti delle donne, tra i quali il diritto di voto.
Sono molti gli avvenimenti che, dall’inizio del Novecento, hanno portato alla lotta per la rivendicazione dei diritti delle donne e all’istituzione della Giornata internazionale delle donne.

Il primo evento importante fu il VII Congresso della II Internazionale socialista svoltosi a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907. Durante questo congresso si discusse della questione femminile e del voto alle donne.

Questa è  la ‘hall of fame’ e ‘sala d’onore’ delle DONNE DEL BENE E DELLA SALUTE di questi ultimi tempi:

  

Maria Vittoria Rava:

“Ma come mai una donna simpatica e bella, in un intorno di quaranta anni, con una voglia di vivere e ‘fare per gli altri’ quasi incontenibile,che esprime femminilità e porta il bikini senza dover fare ‘la prova dello specchio’ ha fatto questa scelta?Lo stereotipo dell’immaginario collettivo spesso  si appiattisce sul luogo comune che le donne che fanno il bene sono un pò insignificanti e un pò sciatte. Così non è e ormai questa idea è superata. Mariavittoria avrebbe potuto fare la ‘signora bene’ o l’avvocato professionalmente di successo e basta; invece, fa un lavoro di missione e amore per i bambini che soffrono  in una dimensione ove la sua femminilità si esprime nella determinazione e raggiunge i risultati che si è prefissata.I bambini sono stati l’’incipit’, ora si applica anche allo sviluppo professionale dei talenti dei ragazzi ed allo start up di imprese sociali. .Non si sente nè uomo nè donna, ma tenta di incarnare uno spirito di servizio che supera il genere”

Mariarosaria Sara Caropreso:

“Per Sara, il lavoro di medico e di manager è sempre stato fonte di gioia e soddisfazione sfidante. Certamente superando i vincoli che, specialmente nella prima parte della carriera, furono una costante: integrare vita famigliare, rapporti personali, rapporto con i figli, bambini piccoli e turni di guardia e sensazione negativa del  distacco. Poi, immersa nell’affascinante impegno per risolvere i problemi di salute dei piccoli pazienti, tutto si relativizzava”.

Serena Maruccia:

E’ ‘medico degli uomini’ “che la scelgono come interlocutore dei loro malanni abbastanza intimi (prostata e così via).” L’accoglienza (è un modo di mettersi in gioco dimostrando che si comprende il problema e si offre una reattività positiva), insieme ad un percorso professionale su tecniche avanzate di chirurgia e sull’uso di tecnologia chirurgica……

Carla Pizzul:

Serenità e capacità di gestire una vita complessa e organizzata, semplificando gli impegni quotidiani che otto figli pongono come esigenza non solo educativa, ma di espressione di vocazione relazionale. Rendere semplice il complesso e non cadere mai nel complicato. Missionaria? Bacchettona? No, molto sul pezzo quotidiano e quando incomincia qualche cosa lo porta fino in fondo. Realizzare la vita di una famiglia di dieci componenti e nel contempo realizzare se stessaCarla Pizzul, una dolce signora cinquantenne (“gli anni che passano sono sempre una bella età”)”

Francesca Giubergia: 

E la diversità? “E’ arricchente per qualsiasi organizzazione e la diversità di genere spesso si traduce in risultati migliori: donne e uomini insieme creano più valore”. Io dico “moltiplicatore e produttorio” anziché solo come sommatoria. 

Qualsiasi attività di business è basata principalmente sui numeri e non tenere conto di questa evidenza sarebbe quantomeno sciocco. Potrebbe inoltre tradursi in un vantaggio competitivo che, se cavalcato, consentirebbe ad alcuni di emergere rispetto alla concorrenza. Dunque, why not? Credo nella valorizzazione delle differenze, non nell’eliminazione della diversity. Non saremo mai uguali né vogliamo esserlo. C’è valore proprio nell’essere differenti e complementari” . 

Anna Venturino: 

“È una missione con responsabilità sociale senza fronzoli la sua ed è soddisfatta sia professionalmente, sia umanamente perché è motivata, fa cose di interesse pubblico ed economico importanti per il sistema. Fa un lavoro con intensità sociale nel quale mette impegno. Usa spesso il termine ‘impegno mostruoso’ per dire grande. Comunque è un lavoro che ha un Roi contabile tradizionale inferiore alle consuetudini del mondo degli investimenti, ma genera sviluppo ed ‘effetto leva’. 

considerarlo un lavoro non è una ‘deminutio’; hai a che fare con persone e tempi di lavoro diversi e, comunque, se non ci credessi, avrei già lasciato; ma il domani dei giovani è troppo importante e fa parte della mia missionarietà. Non è facile perché ho a che fare con linguaggi diversi e con situazioni complesse e poco permeabili; con persone a cui non puoi raccontare le favole perché sanno che domani devono lavorare per vivere’“. 

Adriana Albini: 

E la diversity? “Non credo che si possa superare la  diversity;perché anche nell’antica Grecia e nella mitologia greca così era; anche Medea era discriminata come straniera e come donna di cultura… Le donne danno il massimo assecondando le debolezze degli uomini e sono abituate a rinunciare”. 

Adri qualche volta pensa come un uomo anche perchè non ha avuto Barbie ed il suo studiare è sempre stato determinato e con utilità maschile anche per riuscire e vincere. Peraltro il cervello non ha sesso; certamente è plastico ed i suoi circuiti neuronali si modificano col tempo e con gli stimoli ricevuti. Le differenze e le regole strutturali definiscono il ‘gioco del merito’ e gli uomini sono gli arbitri. 

Maria Grazia Campese:

Ma quali sono le parole chiave del dinamismo sociale della Presidente Campese? Solidarietà intesa come costruzione di legami solidi, vocazione imprenditoriale orientata al raggiungimento del bene comunecontribuire – attraverso l’esperienza collettiva della cooperazione sociale – a generare quel cambiamento nelle comunità che non lasci indietro nessunodare voce alla passione e per questo sviluppare l’esperienza di educatrice che aveva acquisito all’oratorio.  

 

Francesca Merzagora:   

La gioia di lavorare (molto ed a volte fin troppo) per la salute delle donne è una costante della sua vita; a volte il tempo libero ha sottotraccia l’attenzione istituzionale utile per fare il bene delle donne. E’ come se avesse applicato un approccio evoluzionista e olistico alle relazioni istituzionali; crede che le Istituzioni abbiano un’anima. Illusione o determinazione nello scovare questa caratteristica? 

Hai avuto ripensamenti? “Mai”. Ma valorizzi la tua femminilità? “Sì certo e devo anche dire che la femminilità mi ha aiutato, ha trasmesso  positività. Non sono una donna in carriera, non credo di essere aggressiva. Ho una bellissima vita di coppia, figli e nipotini a cui dedico energie. Nel lavoro posso anche sbagliare, ma cerco di recuperare riprendendo e rivitalizzando le relazioni 

Viviana Galimberti: 

 “Donna del bene e della salute; è una protagonista che non vuole essere ammirata, ma gioca il suo ruolo con tenacia ed è  convinta che la ricerca non è fatta solo da scienziati e da medici, ma anche dai pazienti che prestano il loro consenso e da coloro che la organizzano. Approccio non sempre condiviso, ma certamente evoluto”.

Claudia Gariboldi: 

Non ha mai voluto fare e diventare una ‘sciuretta’ (donna stereotipata ed un po’ omologata in uno stile milanese), ma una donna che realizza la sua femminilità positiva e passa elegantemente inosservata. Ogni tanto vorrebbe anche ritornare al periodo della ragazza del ‘68 vissuto in Italia, a Londra e in Germania; non barricadiera, ma tosta e determinata nel portare a compimento gli studi e raggiungere i propri diritti femminili

Maria De Libero: 

Maria sa che dall’esterno è percepita come persona molto seria, ma è una “quasi difesa” che si costruisce perché “di fatto ho il cuore buono”; la sua razionalità manageriale sa che bisogna trovare un equilibrio che permetta di cogliere le opportunità evitando gli opportunismi di chi è sempre in agguato. Nel suo ruolo, la bontà potrebbe essere una debolezza: è difficile dire di noma è necessario considerando la complessità gestionale che mette insieme solidarietà, efficienza, efficacia, economicità e continuità. La difficoltà maggiore è combinare la resilienza storica dell’istituzione un po’ immobile, con un dinamismo necessario dai risultati lenti, ma costanti.    

Thea Scognamiglio: 

Se si parla di maschile e femminile, Thea crede che si possa fare meglio sugli sterotipi: “io sono una donna e sono dura: questa non è una contraddizione”.
Donne e uomini possono fare tutto ciò che sanno fare al meglio, non necessariamente bisogna credere negli stereotipi di genere, piuttosto è meglio credere nella capacità di raggiungere in modi diversi lo stesso obiettivo e risultato. Si lavora molto nell’emergenza, ma bisogna gestire l’equilibrio senza cadere negli eccessi che solitamente non danno risultati ottimali. Doc sa di esprimere il fascino della donna che unisce una vita avventurosa ed una vita attenta alla bellezza e all’estetica. Non rinuncia alla sua bellezza, alla sua eleganza che mette al servizio dell’azione. Non ha paura di affermare che la donna deve avere il controllo della propria immagine se lo desidera, essere sexy, se vuole esserlo, riappropriandosi attivamente della propria immagine. 

Gabriella Pravettoni: 

E’ donna che si distingue senza volersi distinguere, ma con la determinazione del proprio valore; anche nei ruoli istituzionali e di donna fra tantissimi uomini -si guardi la foto di DIPO in cui la ‘falange universitaria contro il cancro’ ha la nostra Pravettoni in posizione di leader. E’ donna diretta, che ingaggia il confronto dialettico senza cercare ‘vincitori e vinti’, ma per fare un passo avanti ed arrivare ad un traguardo concreto. 

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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