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7 novembre 1917: il giorno che cambiò la Russia. E il mondo Giulietto Chiesa ci spiega quale fu la portata della Rivoluzione d’Ottobre. E perché la Russia fa ancora paura agli americani

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Quindi come si spiega, in quest’ottica, la denuncia dei crimini di Stalin, da parte di Khrushchëv al XX Congresso del PCUS?

Questo avvenne anni dopo Stalin, nel Congresso in cui Krusciov disse che il successivo Piano Quinquennale avrebbe portato l’URSS a superare gli USA: un palese errore di prospettiva, considerando come l’Unione dovesse da sola fronteggiare il resto del mondo e come era uscita parecchio indebolita e impoverita dalla guerra, laddove gli Stati Uniti, imparata la lezione, erano usciti possibilmente più ricchi, cominciando a crescere, e aveva così dei mezzi, del potere finanziario sconfinato, che permise poi, attraverso il Piano Marshall, all’Europa di compiere il miracolo economico. Krusciov non si era reso conto che la musica era completamente cambiata: non si poteva però dire ai proletari russi che il progetto era ormai contestato e difficilmente realizzabile, per cui rilanciò, come un giocatore di poker. Il problema era che molti dei russi iniziavano a vedere nell’Europa un’alternativa meglio della loro: cominciò in quel momento la penetrazione del benessere occidentale, dei prodotti occidentali, della bellezza, delle Ferrari, dei consumi che mancavano in Russia… Mancavano perché la Russia doveva tenere il passo nella corsa agli armamenti ed era quattro volte inferiore come forza finanziaria, organizzativa e tecnologica. Doveva quindi spendere tutto quello che aveva per costruire le armi per fronteggiare il resto del mondo. La scommessa di Krusciov era quella di dare per conclusa l’epoca del terrore, dare gli incentivi economici, fare lavorare la  gente, pagandola. E non funzionò, perché la potenza economica russa rimaneva quattro volte inferiore: non c’era conflitto, non c’era competizione, l’Occidente aveva già vinto i 2/3 della lotta contro il socialismo.

E questo pose le basi del crollo dell’Unione Sovietica fra l’89 e il ’91. A suo parere, ci furono anche delle ragioni più nascoste, che sono passate sotto traccia, che hanno portato a questo crollo che, fino a pochi anni prima, era comunque inaspettato?

Sì, ce n’è una fondamentale, che è passata sotto traccia e non per caso, da allora ad oggi, continuamente, ed è il fatto che l’Occidente ha sempre combattuto contro la Russia, fin dall’inizio. Certo, parte dell’Europa aiutò Lenin, aiutò i rivoluzionari, diede una mano perché pensavano servisse a indebolire la Russia, facevano i loro interessi anche in quel caso. Pensate anche a tutti i bianchi, quelli che stavano al fronte opposto, come Kolcak, che erano pagati dall’Occidente. La Russia uscita dalla Rivoluzione fu devastata da 7-8 anni di guerra civile, che era finanziata dall’Occidente, molto semplicemente. È sempre stato così. Il secondo punto è che l’Occidente ha sempre lavorato per indebolire la Russia, costringendola, innanzitutto, alla Guerra Fredda. Tutti dimenticano che alla fine della guerra la Russia è fortemente più debole dell’Occidente; bisogna tenere conto di tutti i fattori della storia e uno di quelli fondamentali fu la presenza aggressiva dell’Occidente nei confronti della Russia. L’Occidente faceva semplicemente i propri interessi: dire che l’Occidente non sia esistito nella crisi del socialismo russo è una scemenza clamorosa dal punto di vista storico. L’Occidente ha sempre fatto i propri interessi e l’ha fatto fino all’ultimo. Il crollo dell’Unione Sovietica è avvenuto perché c’è stata negli anni un’intensa, formidabile penetrazione culturale. Se non ci fosse stata questa penetrazione dell’american way of life, probabilmente staremmo parlano di un’altra storia. Non è stato un fattore sotto traccia, è stato decisivo. In un mondo astratto, in cui non c’era il conflitto fra le due superpotenze, la Russia avrebbe potuto avere un’altra storia, e infatti, adesso, c’è una grande nostalgia in milioni di persone che ora si accorgono di aver perso un Paese con molti vantaggi e molte caratteristiche positive. Solo chi non conosce la Russia non sa di questa nostalgia che, tuttavia, persiste. E ci sarà una ragione. I russi sono stati ingannati, gli si è presentato un mondo che, nella forma cruda della propaganda, li ha mostrati come l’’Impero del Male’. Una parte dei russi si illusero di essere l’Impero del Male, che se avessero abbandonato le armi e il progetto sarebbero diventati bene accolti e finalmente ricchi: adesso, a 25 anni, si scopre che i russi non sono né più ricchi, né più democratici di prima, che l’Occidente, anziché pacificarsi con loro, continua ad attaccarli, ad aggredirli e a sottoporli a una continua pressione militare. O li provocano, come hanno fatto in Ucraina.

Nonostante il crollo, l’impalcatura istituzionale della Russia e delle altre ex repubbliche sovietiche deve tanto all’eredità dell’URSS?

No, non è più la stessa impalcatura, perché quella di oggi è una Russia capitalistica: la proprietà privata è debordante, sempre più grande; la Costituzione è stata scritta, di fatto, dagli Occidentali (hanno colonizzato la Russia e gli hanno scritto anche le leggi)… La Russia oggi non ha i mezzi per costruire un’alternativa, non c’è un’alternativa russa. Esiste però un Paese che è enormemente grande, ricco di risorse, che può permettersi di vendere per mantenere una vita decente per 140 milioni di persone, e che ha un potenziale. La Russia di oggi continua ad avere, in forma ridotta, l’enorme potenziale culturale e intellettuale costruito in 70 anni di socialismo, questa è la cruda realtà. Continuo a dirlo nel deserto: la Russia è, compreso Putin, quello che è oggi grazie a 70 anni di socialismo, che hanno fatto di questo Paese un enorme riserva di cultura, che prima non c’era, perché hanno costruito tutto ciò che c’è oggi. Ora, l’Università sta cadendo, la scuola crolla, la ‘rapina’ continua a imperversare, però c’è un’eredità enorme, per cui questo è un paese più colto, che può fare degli exploit straordinari, reggendo il confronto con l’America, che è il Paese numero 1. Infatti regge, seppur con la debolezza di fondo di non avere una propria ideologia. Metà del gruppo dirigente russo è americano e per questo non riesce a capacitarsi perché gli americani siano così aggressivi e non vogliano trovare un accordo con i russi. Se gli americani volessero trovare un accordo, i problemi sarebbero finiti. La domanda è quindi: perché l’America vuole mantenere alta la tensione coi russi? A questa domanda i gruppi dirigenti occidentali non sanno o non vogliono rispondere. La Russia è uno Stato potente ed è probabilmente l’ultimo ostacolo al dominio totale degli Stati Uniti d’America. Il gruppo dirigente USA ritiene che l’urgenza principale sia quella di togliere di mezzo la Russia, sebbene sia un Paese capitalistico come l’America, pur con le sue specificità.

La ritengono più pericolosa della Cina?

In questo momento, sì, perché la Russia ha il potenziale strategico e nucleare di annientare gli Stati Uniti, nel caso in cui venissero attaccati. Non so quanto durerà questo momento, perché è in corso una guerra ibrida, che coinvolge la parte informativo-comunicativa, che riguarda tutte le nuove tecnologie, tutte le nuove armi, la psicologia della gente (cioè la capacità degli americani di esportare la propria visione del mondo, che continua a essere molto appetibile per tanti russi), oltre a una guerra economica, con le sanzioni, la limitazione dei commerci con la Russia. C’è il tentativo di accerchiarla, di costringerla a un confronto militare su tutti i fronti: la Russia è circondata da 150 basi americane. Finché Putin era considerato uomo dell’Occidente, hanno proceduto lentamente, quando Putin ha deciso di alzare una barriera per difendere l’interesse nazionale russo, è partito l’attacco. Siamo in questa situazione, tra l’altro largamente ipotizzata da analisti russi. Brzezinski, politologo americano, disse che, dopo aver eliminato l’Urss, bisognava porsi l’obiettivo di liquidare la Russia in quanto tale: spezzarla in tre pezzi, uno europeo, uno siberiano e uno asiatico. Il mondo anglosassone (anche l’Inghilterra) ha sempre avuto nella Russia il suo massimo nemico, perché è un avversario culturalmente irriducibile ai propri canoni, ma questo è un altro problema. Il fattore che Lei ha definito ‘sottotraccia’, ribadisco, è stato il continuo tentativo di sovversione antisocialista, che è stato messo in atto in diverse fasi, in diverse forme, durante la guerra civile, durante la fase staliniana (anche se meno) e durante la Guerra Fredda, fino al crollo dell’Urss. Dopodiché, la Russia è stata colonizzata per 10 anni e poi si è ribellata.

Per concludere, è possibile capire, a un secolo dalla Rivoluzione, la reale portata dell’evento, o, come disse Mao a proposito della Rivoluzione Francese, ‘è ancora presto per giudicare’?

Secondo me, sì. La società russa è ancora molto divisa al proprio interno: ci sono tutte le interpretazioni possibili, tutte le varianti possibili. Tutte le emozioni: 100 anni significa che i nonni di chi vive oggi in Russia hanno fatto la Rivoluzione russa, l’hanno vissuta, patita, goduta, l’hanno subita. È ancora nella memoria, molte cose sono ancora sentite. Andando a una conferenza all’Università Lomonosov di Mosca, ho visto un’università vivacissima. C’è gente di un’intelligenza straordinaria, ci sono professori di altissimo valore, ci sono le strutture. Queste cose qua non puoi cancellarle, derivano dall’esperienza socialista. Chi parla della Rivoluzione d’Ottobre come di un fatto delittuoso non ha capito niente: se non ci fosse stata questa rivoluzione, non ci sarebbe stata quella cinese. E la Cina è guidata da un Partito Comunista, è la prima potenza del mondo, da un punto di vista oggettivo, strutturale. La Rivoluzione d’Ottobre è stata il cambiamento radicale del XX secolo e continua nel XXI, attraverso un’altra rivoluzione. La Russia è divisa, ancora non si sa dove andrà, ma ha deciso che non sarà ulteriormente colonizzata dall’Occidente. E l’Occidente è convinto che deve distruggerla. Il pericolo più grande nell’immediato futuro è quindi la guerra.

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