mercoledì, Ottobre 27

7 agosto 1998: quando il mondo (non) scoprì al Qaeda Gli attacchi alle ambasciate USA in Kenia e Tanzania 20 anni fa: l’uscita sullo scenario mondiale di Osama Bin Laden

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La mattina del 7 agosto 1998, alle ore 10.45, due autobombe furono fatte esplodere simultaneamente devastando gli edifici delle ambasciate americane a Nairobi (Kenya) e a Dar Er-Salam (Tanzania). L’esplosione di Nairobi fu molto potente -tanto da essere udita a decine di chilometri di distanza dal posto in cui era situata l’Ambasciata- e causò 213 vittime. L’attacco al palazzo della delegazione americana in Tanzania, invece, costò la vita ad 11 persone. Il numero complessivo dei feriti superò le 4000 unità, mentre dei 224 morti, 12 erano cittadini statunitensi.

La matrice islamista dell’attentato fu subito presa in considerazione dal Governo americano, tanto che, alle prime luci dell’alba, dopo essere stato informato dei fatti, l’allora Presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, dichiarò: «Questi atti di violenza terroristica sono tanto abominevoli quanto inumani: useremo tutti i mezzi a nostra disposizione per assicurare i responsabili alla giustizia, non importa cosa, o quanto tempo ci vorrà». Bin Laden avrebbe poi rivendicato gli attacchi solo nell’ottobre 2004 in un messaggio mandato in onda da ‘Al Jazeera.

Il 20 agosto successivo, Clinton, dopo le dichiarazioni, passò ai fatti. Quel giorno gli USA lanciarono dei missili da crociera diretti verso quelle che erano state individuate come possibili basi di addestramento di terroristi islamici in Afghanistan e Sudan. Attacchi, secondo alcuni osservatori, assolutamente inefficaci, anzi, se, come pare, l’obiettivo di Osama era quello di ‘portare gli americani in Afghanistan, i servizi americani sono caduti perfettamente nella trappola, e di lì a breve l’Afghanistan sarebbe diventato il nuovo Vietnam americano, e ancora lo è.

Il 4 novembre, attraverso un comunicato stampa, il Dipartimento di Stato americano, indicò Osama Bin Laden come il responsabile delle stragi in Kenya e Tanzania, garantendo una ricompensa di 5 milioni di dollari a chi avrebbe dato informazioni utili per l’arresto del terrorista.

È proprio da questo attentato che Bin Laden e la sua organizzazione terroristica, Al-Qaeda, iniziarono la loro ascesa.

Sebbene dalla fine degli anni ’80 -periodo della nascita di Al-Qaeda-  al 1996 l’organizzazione di Bin Laden avesse già portato a termine vari attacchi (26 febbraio 1993 a New York, 13 novembre 1995 e 25 giugno 1996 in Arabia Saudita), quello del ’98 in Africa occidentale fu talmente spettacolare e catastrofico che proiettò Bin Laden e i suoi seguaci in una dimensione, politica e mediatica, internazionale. Ciò non impressionò solamente i servizi segreti occidentali, ma anche, e soprattutto, i militanti dei vari movimenti islamici. L’evento funse da spot per il movimento jihadista, soprattutto alla luce della ‘sconsiderata’ risposta americana, che non fece altro che aumentare i proseliti di Bin Laden e dare fiato alla sua propaganda anti-americana.

Nonostante l’eco dei fatti susseguitisi in Kenya e Tanzania, Al-Qaeda rimase sottotraccia per altri tre anni, fino a quando, l’11 settembre 2001, con lo sconvolgente attentato alle Torri Gemelle, scrisse una delle pagine più cruente e drammatiche della storia mondiale.  Bin Laden rivendicò l’attacco attraverso un messaggio trasmesso dalla tv araba ‘Al-Jazeera’.

Dopo la rivendicazione, nacque un braccio di ferro tra l’allora Presidente USA George W. Bush e Bin Laden, con questo in fuga tra Afghanistan e Pakistan per sfuggire ai servizi americani. La guerra al terrorismo si fece allora più feroce: il 7 ottobre 2001 le truppe americane invasero il territorio afgano per combattere i talebani. Se la guerra ancora è in corso, la partita con Bin Laden è stata chiusa definitivamente il 2 maggio 2011 -con l’Amministrazione di Barack Obama-, quando il terrorista islamico venne ucciso dai Navy SEAL ad Abbotabad, in Pakistan. Con il capo anche molti altri personaggi al vertice dell’organizzazione sono stati imprigionati o eliminati.

Negli anni successivi, la prepotente entrata sulla scena internazionale di un altro gruppo terroristico, quale l’ISIS (Islamic State of Iraq and Syria – Stato Islamico di Iraq e Siria), sembrava aver oscurato Al-Qaeda. L’ISIS, attraverso una mirata strategia del terrore abbinata alla forte spinta mediatica derivante dei social media, ha avuto in poco tempo la capacità di diffondere le proprie idee, assicurandosi un ampio numero di adpeti, facendo piombare Al-Qaeda (dalla quale comunque deriva), sembrava aver fatto piombare quest’ultima nell’anonimato. Ma è davvero così?

Sicuramente Al-Qaeda, dopo la morte del suo fondatore, ha avuto una flessione, ma allo stesso tempo ha avuto modo di ricostruirsi. Ha assunto prima una funzione ispiratrice nelle varie organizzazioni terroristiche locali presenti in Africa centro-orientale ed in Medio Oriente e poi ha saputo rifondarsi dall’interno.

Oggi Al-Qaeda, dopo le sconfitte in successione dell’esercito dell’ISIS guidato dal califfo Al Baghdadi, si sta riproponendo come prima, e più forte, formazione terroristica internazionale. Secondo gli studiosi, l’organizzazione è attualmente attiva in Afghanistan, Pakistan, Libia, Yemen, Siria, Sinai egiziano e Maghreb.

Il nuovo leader, Ayman Al-Zahawiri, oltre a dotarsi di cellule terroristiche, avrebbe momentaneamente abbandonato quella visione di terrore globale, per concentrarsi più sulle situazioni locali, vedi in Siria, abbandonando l’estremismo violento per abbracciare una strategia a medio-lungo termine che possa far accrescere nuovamente la potenza dell’organizzazione, dotandola anche di una forte stabilità.

Al-Qaeda, dopo i fatti del ’98, fu sottovalutata. Oggi Al Qaeda si sta ricostruendo e ciò non può più passare inosservato.

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