venerdì, Settembre 24

Venezuela, morti a decine ma l’opposizione continua la lotta

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Non si ferma l’escalation di violenza in Venezuela, Paese che sta vivendo da mesi una profonda crisi. Economica innanzitutto, con beni di prima necessità che scarseggiano (cibo, medicine, ma anche carta igienica, per esempio) nonostante la potenziale ricchezza di un Paese che detiene una delle più importanti riserve di petrolio del mondo. Un fallimento che viene generalmente imputato alla leadership di Hugo Chavez, e del suo attuale successore Nicolas Maduro, ben piazzato sul ‘trono’ di Caracas grazie a una rete di amicizie, lealtà e assistenzialismo che ne cementificano la leadership.

Il Paese, tuttavia, è diviso. L’opposizione, incapace di unirsi e di rappresentare una vera alternativa politica a Maduro, tenta la via della piazza e della protesta – anche violenta. A farne le spese, come accade solitamente, i civili. Due giorni di protesta nella capitale Caracas hanno portato alla morte di più di venti persone e all’evacuazione di diversi ospedali. Qualche giorno fa, proprio in segno di vicinanza ai ‘caduti’, migliaia di persone hanno marciato – pacificamente – lungo le vie di Caracas est, una ‘roccaforte’ politica del Governo. La manifestazione, di carattere marcatamente religioso, ha visto una folla vestita di bianco marciare illesa portando con sé delle croci.

Una volta arrivati nei pressi della sede del Vescovo di Caracas i manifestanti hanno osservato il silenzio pregando Dio per ottenere la forza di sopportare questo difficilissimo periodo della storia del Venezuela. I manifestanti si sono anche uniti al coro che domanda elezioni immediate e il rilascio dei “prigionieri politici” arrestati durante le proteste di questi mesi.

Le razzie di negozi che accompagnano la violenza che attraversa il Paese fanno infatti parlare di un “guerra non convenzionale” condotta dalle opposizioni, verso le quali il Governo punta il dito. «Si tratta di gruppi terroristici in missione per seminare odio e morte», ha affermato Diosdado Cabello, capo del Partito Socialista al governo. Da parte loro gli oppositori incolpano Maduro di esser stato la causa della grave crisi economica del Paese e chiedono nuove elezioni, accusando il Presidente di aver instaurato una sorta di dittatura sul Venezuela.

Fonti vicine al Governo, tuttavia, negano quelle che sembrano essere esagerazioni strumentalizzate per fini politici. I morti di questi giorni, sarebbero in gran parte frutto delle stesse azioni dei gruppi di opposizione. Secondo ‘Venezuelananalysis.com’ «a oggi tre persone sono state uccise dal personale statale, che è stato poi arrestato» e «altre 5 persone sono state uccise dai manifestanti dell’opposizione […] un altro ancora è morto a causa di un posto di blocco stradale degli oppositori».

Altre cinque persone, prosegue l’articolo, sarebbero morte in circostanze “non chiare” o vittima di persone la cui lealtà politica resta ancora da verificare. Altri nove oppositori sono morti mentre razziavano il locale di un fornaio, a causa di una scarica elettrica.

Intanto, sulla scena internazionale Cuba, Bolivia e Nicaragua difendono il Governo del Paese, opponendosi all’azione dell’Organization of American States (OAS) – in passato definita da Fidel Castro come il «Ministero delle Colonie degli Stati Uniti» – che in una riunione ha mostrato il suo supporto per la piazza, chiedono nuove elezioni. «Insistiamo sull’urgenza di confermare un calendario elettorale in Venezuela. Il Brasile supporta un onesto dialogo politico per ristorare completamente la democrazia», ha affermato Aloysio Nunes, Ministro degli Esteri brasiliano.

Luis Almagro, Segretario Generale dell’OAS, ha da tempo detto che le elezioni sono l’unica soluzione ala crisi politica e economica del Paese, e ha in passato più volte chiesto l’applicazione di sanzioni economiche sul Venezuela, simili a quelle che colpivano Cuba. Dal canto suo, il Venezuela definisce l’OAS «razzista e classista» e «non riconosce la sessione [dell’Organizzazione]. È invalida e non ha alcuna legittimità».

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