martedì, Maggio 11

Vaccini: la superstizione come programma politico

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Avevo smesso di andare dal mago per un motivo banale. Un giorno mi sono accorto che, nascosta tra le carte della sua scrivania, c’era la Gazzetta dello Sport. Così un paziente mi aveva raccontato un lembo dei suoi trascorsi. In un colpo solo, tutto l’arcano che promanava da quella figura così iniziatica, si era sgonfiato come certi sufflè riusciti male. La realtà aveva fatto irruzione in quella stanza semibuia, illuminandola della propria logica e smontando ogni trucco.

Le persone disposte a credere a tutto e a tutti sono più di quelle che pensiamo; i nuovi politici, mediocri e refrattari a quella realtà di cui si diceva, lo sanno e giocano la carta dello stupore, persino del ‘magismo’, sperando di avere vita facile giacché solo pochi elettori sono in grado di guardare, come il cliente del mago, tra le carte poste sulla scrivania.

La vicenda delle riserve sui vaccini, criminosa più che imbarazzante, assai più di quella (comica) delle scie chimiche, dovrebbe farci aprire gli occhi. Dovrebbe ma non succederà, perché quando si usa con tanta perfidia la leva dell’irrazionale, le antenne dei creduloni si spengono del tutto. Nemmeno la logica dei fatti riuscirà a riaccenderle, eppure non possiamo che ricorrere a quella, aspettare e sperare che prima o poi le vittime, scrutando sulla scrivania del mago, scoprano una incongruenza, una personale ‘Gazzetta dello Sport‘, e rimettano i neuroni in moto.

Oltre mezzo secolo fa, quando frequentavo le elementari, diversi miei compagni di scuola avevano gravi problemi di deambulazione, conseguenza dalla poliomielite. Ne ricordo distintamente due, vicini di banco, il dieci per cento dell’intero gruppo, considerato che in classe eravamo una ventina.
Con loro c’era un rapporto di amicizia, rinforzato dall’ammirazione che mi suscitava la tenacia con cui cercavano, sia pure a prezzo di grandi fatiche, di sentirsi come gli altri bambini. Uno di loro era addirittura il portiere della nostra squadretta di calcio, la sua ansia di ‘somigliare’ agli altri compagni, lo aveva fatto diventare fortissimo nel ruolo, fidando sull’unica gamba efficiente. Tanti anni dopo, quando mi sarei imbattuto nei concetti di ‘inferiorità organica’ e di ‘compensazione’, coniati dal grande medico e psicologo Alfred Adler, quel bambino sarebbe diventato per me l’esempio più calzante di tali costrutti.

Ancora all’inizio degli anni Cinquanta, nell’intero Pianeta la poliomielite uccideva o paralizzava circa 500 mila persone ogni dodici mesi, mentre lo scorso anno i casi accertati di polio sono stati appena 42, circoscritti in soli quattro Paesi, per l’esattezza Pakistan, Afghanistan, Nigeria e Laos. Un numero enorme di vite salvate, grazie alla vaccinazione di massa.

Per chi è abituato a muoversi con naturalezza è quasi impossibile immedesimarsi nelle emozioni di chi invece si deve guadagnare ogni singolo centimetro. Sono certo che molti di questi ultimi darebbero metà della propria vita per una normale passeggiata, una sola, con i figli o con gli amici, purché sulle proprie gambe e senza doversi torcere ad ogni passo.

In questi giorni, mentre la follia dei 5 Stelle sembra essere in fase attiva, penso a quelle persone, vittime della lotteria della vita, ma penso anche con gratitudine alla fatica che sono costati i progressi grazie ai quali la poliomielite sembra appartenere al passato. Una conquista dovuta all’ingegno di uomini di scienza, devoti alla causa dell’umanità e della ragione, uomini in tutto diversi dai cialtroni che, incapaci di risolvere i propri vistosi problemi personali, vorrebbero risolvere quelli nostri, usando non un sapere capace di giustificare se stesso, come accade in ambito scientifico, ma liberando i demoni dell’ignoranza e della superstizione.

Ne ricordo davvero tante di persone affette da quel morbo, diverse migliaia all’anno contraevano in Italia quella malattia, il vaccino sarebbe arrivato nel 1957, alzando un muro tra i sommersi e i salvati. Noi, che avevamo avuto la fortuna di assumere quelle gocce colorate sulla zolletta di zucchero, avremmo potuto continuare a correre, liberando tutta la nostra inarrestabile vitalità. Chi si era ammalato prima, non avrebbe più potuto farlo, mai più.

Mi sono venute in mente tutte quelle persone, le poche che conoscevo, le molte che sfuggivano al mio sguardo, e per la prima volta nella mia vita mi sono messo a sperare che un’epidemia di poliomielite improvvisa, inspiegabile, virulenta si abbattesse contro tutti gli incoscienti che creano confusione e paura intorno ai vaccini, indegni di servire persino Paesi del quinto mondo.
È un pensiero cattivo, ne sono consapevole, ma aggiungo, che se diventasse realtà ne sarei lieto e non avrei nessuna forma di pentimento, perché nessuna forma di pentimento è ammessa per un sentimento indirizzato contro il cinismo dei cretini, contro l’ignoranza che si insinua nella vita degli individui in modo subdolo, alludendo chissà quali congiure che nemmeno al tempo delle streghe sarebbero state prese sul serio. Chi semina rischi di questa portata dovrebbe provare sulla propria carne cosa significa sacrificare tutta una vita, l’unica che possediamo, essendo costretti, senza colpa alcuna, a conquistarsi con fatica quella possibilità di deambulare che ai predetti cretini è regalata come un fatto naturale.

Non è possibile che un Paese con la tradizione scientifica dell’Italia, possa solo minimante sognare di mettersi in mano a un gruppo di esaltati tanto superficiali quanto pericolosi, e non basta sbandierare gli errori altrui per godere del diritto di governare, non esiste questo automatismo, tutte le volte che un Paese europeo se n’è avvalso, sono stati disastri. La miseria dei concorrenti non rende abili, quasi fosse una conseguenza logica, semmai ci ammonisce che solo diventando migliori di essi possiamo sperare di scalzarli, e tuttavia quando la qualità non c’è e la maturità langue, quando sovrabbondano la presunzione, l’imprudenza, i comportamenti manipolatori, anche tale operazione diventa improba.
Per diventare migliori bisogna avere contezza dei propri limiti, arrivare, se non a percepirli perlomeno a intuirli. Solo allora si potrà progredire, e si potrà farlo nella democrazia, così sconosciuta, così assente nei metodi dei nuovi maghi.

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